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Lorenzo Lotto in quel delle Marche

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Lorenzo Lotto in quel delle Marche

Lorenzo Lotto era veneziano di nascita ma le Marche furono per lui seconda patria e tomba (l'artista passò a miglior vita a Loreto nel 1556/57). Questa regione è dunque in grado di montare una mostra monografica sul maestro a Palazzo Buonaccorsi di Macerata (“Lorenzo Lotto. Il richiamo delle Marche”, a cura di Enrico Maria Del Pozzolo aperta fino al 10 febbraio 2019, catalogo Skira) e nel contempo offrire un itinerario di capolavori mozzafiato sparsi sull'intero territorio regionale e interconnessi alla rassegna.

Le tappe del Lotto marchigiano sono Recanati, Jesi, Monte San Giusto, Cingoli, Mogliano, Ancona e Loreto, tutte tappe disseminate di capolavori lasciati in loco del maestro che la mostra segue puntualmente, partendo da Recanati. In esposizione si ammira una “Sacra Famiglia” del Museo Diocesano di Recanati, tradizionalmente ritenuta di Mantegna, ma che il curatore Del Pozzolo assegna agli esordi di Lotto e gli anni di Recanati. Qui il pittore era giunto nel 1506, per sottoscrivere il contratto del “Polittico” di San Domenico (1508). Ai tempi del polittico dovrebbe risalire anche il disegno proveniente dagli Uffizi con studi di panneggi e profilo maschile sul retro, sinora mai esposto.
Dopo la trasferta romana tra il 1509-10 per lavorare alle Stanze raffaellesche di Giulio II in Vaticano, Lotto torna nelle Marche (1510-13) e dipinge le pale della “Trasfigurazione” per Recanati e la “Deposizione” per Jesi. A Palazzo Buonaccorsi sono esposti quattro opere vicine a tali lavori: il “San Girolamo penitente” di Sibiu, la “Trasfigurazione” dell'Ermitage, la “Giuditta” (firmata e datata 1512) della BNL e il monumentale affresco proveniente dalla chiesa di San Domenico a Recanati.

La mostra continua con un intermezzo dedicato a Bergamo e Venezia (1513 – 1532), ma riprende subito il filo marchigiano con il ritorno a Jesi per ricevere la commissione della pala di Santa Lucia (ultimata nel 1532 e inviata da Venezia) e la spedizione a Monte San Giusto la colossale Crocifissione (1529).

Gli anni tra il 1533 e il 1539 furono segnati da un continuo peregrinare tra Ancona, Jesi, Recanati, Macerata, Osimo, Loreto e Cingoli (1533-1539), un peregrinare documentato in rassegna dalla “Sacra Famiglia” degli Uffizi (firmata e datata 1534) mirabilmente restaurata. In questi anni, Lotto lasciò in regione alcune delle sue invenzioni più sorprendenti, come la celeberrima “Annunciazione” di Recanati o i “Santi Rocco, Cristoforo e Sebastiano” di Loreto. Tra gli esiti più belli di questa fase vi era anche la “Madonna col Bambino e angeli” per chiesa di Osimo. Degli stessi anni sono della ”Visitazione” di Jesi e della “Madonna del Rosario” di Cingoli (1539).

Dopo questi spostamenti in regione, nel 1540 Lotto torna a Venezia tentando d'imporsi nella città natale, attraverso la grande pala d'altare che gli commissionano i domenicani di San Giovanni e Paolo. Nel 1540 il pittore comincia a registrare con regolarità gli eventi della vita lavorativa nel cosiddetto “Libro di spese diverse”, il registro contabile che aggiornò fino all'ultimo: l'originale è conservato a Loreto, in mostra è presente un fac-simile.
Ma a Venezia l'attività lavorativa non decollò. Dopo la triste consapevolezza di non riuscire a trovare un lavoro in Veneto, il maestro decise nel 1549 di ritornare nelle Marche e rifugiarsi nel santuario mariano di Loreto, dove morì come fratello oblato tra il 1556 e il 1557. Gli struggenti lavori degli ultimi anni di vita si trovano nel Museo della Santa Casa.

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