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Mia Martini, un film per ridarle un’altra vita

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Mia Martini, un film per ridarle un’altra vita

A tratti sembra di rivederla: quando stringe i pugni alzando le braccia, quando cammina con le spalle un po’ rigide, quando contrae il labbro superiore in quella smorfia iconica. A tratti sembra davvero lei, Mia Martini. Invece è l’attrice Serena Rossi, coraggiosa interprete del film “Io sono Mia”, che sarà proiettato nelle sale cinematografiche lunedì 14, martedì 15 e mercoledì 16 gennaio e che verrà poi trasmesso su Rai 1 a febbraio.

Ci vuole una buona dose di follia per accettare la sfida di vestire i panni di Mia Martini, e Serena Rossi ce l’ha avuta. Ha studiato, e si vede: senza eccedere nell’imitazione ha riportato sullo schermo alcuni inconfondibili e indimenticabili movimenti di Mimì, aiutata dal trucco e dagli abiti degli anni ’70 e ’80, in cui il film è ambientato, restituendoci per un paio d’ore una cantante di cui l’Italia non smette di sentire la mancanza.

Quello che non può essere restituito, però, è la sua voce: quella voce così unica e dolente che le ha dato il successo e che - forse - ha contribuito alla nascita delle maldicenze sul suo conto. Nemmeno il film presentato da Rai Fiction e diretto da Riccardo Donna ci riesce, e per questo nemmeno ci prova: «È un racconto imperfetto - spiega infatti il regista - ma umano e attuale. In un mondo dove la macchina del fango è diventato uno sport molto diffuso, è giusto rendere omaggio a Mimì che della calunnia fu una tragica vittima». Con questo film Donna prova a «ridare un’altra vita a Mia».

Per il film è stato fatto uno straordinario lavoro di ricostruzione storica dal punto di vista delle tecniche di registrazione audio, curato dal collettivo di musicisti torinese di Mattia Donna & La Femme Piège. «Le canzoni riprodotte coprono un periodo che va 1970 al 1989, diciannove anni in cui il suono ha subito continue innovazioni e cambiamenti - spiegano -. Abbiamo fatto di tutto per rendere giustizia a Mimì e al suono delle varie epoche».

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Il film ricostruisce in modo «non perfettamente fedele» (per stessa ammissione del regista) la carriera e la vita di Mia Martini in un gioco di feedback attraverso i quali si possono rivivere i momenti più significativi della sua esistenza: dal difficile rapporto con il padre durante l’infanzia al trasferimento a Roma in cerca del successo, dall’apice della fama alla scelta del ritiro, dal legame con sua sorella Loredana Bertè a quello con Ivano Fossati.

L’attrice Serena Rossi nei panni di Mia Martini

Quello con il cantautore genovese è stato l’incontro più importante della vita musicale e privata di Mimì ma di quella tormentata storia d’amore non c’è traccia nel film: il cantante non ha voluto comparire nella pellicola (come ha raccontato Loredana Bertè alla stampa, aggiungendo che anche Renato Zero non ha voluto essere citato nel film). Al posto di Fossati, un personaggio di fantasia chiamato Andrea che di professione fa il fotografo e che rappresenta per Serena Rossi/Mia Martini allo stesso tempo la salvezza e la perdizione, stravolgendo la sua vita.

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«L’amore è sempre invadente, sennò che amore è?», si chiede Mimì nel film e non sappiamo se la vera Mia Martini abbia mai pronunciato questa frase ma sappiamo che ha amato e sofferto senza risparmiarsi. «Abbiamo deciso di fare un passo indietro e di giocare più sulle emozioni e i sentimenti che su una fedele ricostruzione della sua vita», racconta il regista.

Chi cerca l’autentica Mimì non la troverà in questo film. D’altronde, Mimì è morta il 12 maggio del 1995, uccisa da un arresto cardiaco, ma forse ancor prima dalla cattiveria di chi diceva in giro che portasse sfortuna, dal cinismo di un mondo dello spettacolo che aveva le sue logiche spietate, dalla sua incapacità di «inventare la donna nuova di domani».

«Di tanto amore morirò», cantava nel 1978. E forse aveva ragione.

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