Cultura

Guido Rossa, dalla parte dello Stato: con lui morì la lotta armata…

  • Abbonati
  • Accedi
il sindacalista ucciso il 24 gennaio 1979

Guido Rossa, dalla parte dello Stato: con lui morì la lotta armata delle Br

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Carlo Casalegno (1916-1977), vicedirettore de “La Stampa”, fu il primo giornalista assassinato dalle Br. Era il 29 novembre del 1977 e, in seguito a quest'omicidio, Ugo Pecchioli, altissimo dirigente del Pci e fedelissimo di Enrico Berlinguer, rilasciò un'intervista al “Corriere della sera” nella quale, senza ambiguità, il partito comunista non soltanto rimarcava la propria distanza dalla lotta armata, ma si spingeva oltre dichiarando senza mezzi termini che «i cittadini devono compiere il loro dovere di cittadini: la difesa dello Stato è ormai un compito anche loro, non è più delegabile soltanto alla polizia e alla magistratura. Se in fabbrica […] esistono gruppi violenti o complici delle violenze, gli altri lavoratori debbono denunciarli, […] dobbiamo lavorare perché gli abitanti di quei quartieri dicano alle autorità ciò che sono venuti a sapere […]. Qui non si tratta di diventare delatori o spie. Si tratta di agire per la sopravvivenza propria e della collettività».

Non erano infatti pochi nella galassia comunista coloro che “simpatizzavano” con le Br con locuzioni ambigue quali «né con lo Stato né con le Br» (“Lotta continua”), “album di famiglia” (Rossana Rossanda, che firmò su “Il Manifesto” un coraggioso ed epocale editoriale) e “zona grigia”, ovvero tutto quel mondo di militanti, attivisti, intellettuali e operai che, pur non aderendo direttamente al terrorismo, lo consideravano comunque giustificabile all'interno della più ampia strategia della lotta al capitalismo e allo Stato borghese. Il Pci, al contrario, fu netto nel ripudio del terrorismo; e questo portò non soltanto molti giovani a contestare il partito e la Cgil (emblematica la contestazione violenta a Luciano Lama nel 1977 all'Università “La Sapienza” di Roma), ma spinse addirittura Enrico Berlinguer a immaginare un coraggioso allargamento della base democratica avvicinandosi all'area di governo democristiano (disegno che fu interrotto definitivamente con l'assassinio di Aldo Moro).

Tutto questo per dire che la quasi totalità della classe operaia che aderiva al Pci e alla Cgil fu strenua oppositrice in Italia della lotta armata. Tanto che si può affermare che le Br perirono sì per l'efficace repressione che lo Stato seppe mettere in campo, ma soprattutto perché gli operai presero le distanze dal terrorismo, impedendo che a un'avanguardia di terroristi si affiancasse la massa dei lavoratori (auspicio e sogno infranto delle Br, che si sciolsero proprio quando gli operai scesero in piazza contro di loro all'indomani dell'omicidio di Guido Rossa).

Guido Rossa (1934-1979), ecco il nome di un operaio italiano che nessuno dovrebbe mai dimenticare. E per conoscerlo meglio si consiglia la lettura del libro Uccidete Guido Rossa. Vita e morte dell'uomo che si oppose alle Br e cambiò il futuro dell'Italia (Castelvecchi, 184 pagg., 17,50 euro) scritto a quattro mani da Donatella Alfonso e Massimo Razzi.

Mattarella a Genova a 40esimo anniversario assassinio Guido Rossa

Ma chi era Guido Rossa, e per quale motivo la colonna genovese delle Br decise di assassinarlo il 24 gennaio del 1979, esattamente quarant'anni fa? Rossa era un operaio e un delegato di fabbrica dell'Italsider di Genova Cornigliano. Aveva due figli e precedentemente aveva lavorato alla Fiat Mirafiori. Un operaio tosto, rigoroso, che faceva con durezza battaglie sindacali ma che non era mai fanatico nelle prese di posizione ideologiche. Un uomo serio, insomma, un “compagno” che lavorava e combatteva all'interno di una fabbrica dove le condizioni lavorative erano difficilissime. A partire dalla metà degli anni '70 all'Italsider – ma il problema era ancora più grave all'Ansaldo – si pose il problema di come porsi rispetto a quegli operai che fiancheggiavano e facevano volantinaggio per conto delle Br. Guido Rossa, che credeva fino in fondo alla linea della fermezza e del contrasto alle Br teorizzata da Pecchioli, decise che bisognava denunciare ogni contiguità con l'area terroristica.

Nel 1978 un operaio dell'Italsider, Francesco Berardi – di origini pugliesi – iniziò a comportarsi in maniera anomala. Rossa e altri compagni scoprirono che faceva volantinaggio a favore delle Br. Ma mentre alcuni sminuirono la faccenda (“ma è un compagno, non fa male a nessuno”, “è solo una testa calda, che sarà mai”), Guido Rossa andò a fondo, e decise di andare in Questura a denunciarlo. Era il 25 ottobre del 1978, e quel giorno Rossa firmò non soltanto una denuncia formale ma anche la propria condanna a morte. Lo Stato non ritenne di dovergli dare una scorta, ma Guido Rossa andò avanti per la propria strada, convinto di aver fatto il proprio dovere di comunista, convinto che le Br fossero nemiche della classe operaia. La mattina del 24 gennaio del 1979, intorno alle 6.30 del mattino, 3 terroristi della colonna genovese delle Br lo uccisero (il commando era composto da Riccardo Dura, Vincenzo Guagliardo e Lorenzo Carpi; nel libro però si scopre che potrebbe esserci stato anche un quarto uomo. Va poi aggiunto che di Carpi, studente di medicina, non si hanno più tracce: scomparso letteralmente nel nulla). In verità la decisione non era quella di ucciderlo, ma di gambizzarlo. E così, in un primo momento, andarono le cose. Ma poi, inspiegabilmente, Riccardo Dura tornò sui propri passi e, rabbiosamente, come fuori di sé, decise di freddare “la spia”.

Fu una sua decisione autonoma oppure l'ala più oltranzista delle Br gli aveva dato l'ordine di farlo? Non si è mai saputo. La cosa che però è certa è che quel 24 gennaio del 1979 a Genova non morì soltanto Guido Rossa, ma anche la lotta armata marxista-leninista in Italia. Quando ci furono i funerali di Rossa, intorno al suo feretro si strinsero 250.000 persone e tutta la classe operaia genovese. Guido Rossa, che aveva sfidato in solitudine le Br, aveva vinto. E i terroristi non poterono far altro che prendere atto che tutti gli operai, al centro di ogni loro delirio programmatico, erano irrimediabilmente contro di loro.

© Riproduzione riservata