Cultura

«Il mio capolavoro», commedia nera sul mondo dell'arte

  • Abbonati
  • Accedi
cinema

«Il mio capolavoro», commedia nera sul mondo dell'arte

Il cinema sudamericano è ancora protagonista nelle nostre sale: dopo l'uruguaiano «Una notte di 12 anni», uscito un paio di settimane fa, in questo weekend è il turno de «Il mio capolavoro», film argentino firmato da Gastón Duprat.
Presentato fuori concorso all'ultima Mostra di Venezia, il film racconta di un'amicizia di lunga data tra due persone che sembrano avere ormai poco in comune: Arturo, titolare di una galleria d'arte nel centro di Buenos Aires, dai modi sofisticati e astuti e Renzo, pittore in declino dal carattere cupo e scontroso, che detesta i rapporti sociali e vive quasi in povertà. Nonostante il forte legame, i due sono in perenne disaccordo non solo sulla visione della vita, ma anche sull'impostazione del lavoro: Arturo vorrebbe che Renzo si adeguasse ai dettami dell'arte contemporanea, ma quest'ultimo preferisce rimanere ancorato alle sue idee stilistiche. Grazie al legame che li unisce, riusciranno a superare le difficoltà e a progettare una bizzarra truffa.
Gastón Duprat ama dedicare i suoi film al mondo dell'arte e questa volta lo fa dirigendo in solitaria, senza il fidato Mariano Cohn, amico e collega che in questo caso ha solo collaborato alla produzione della pellicola. Ma al centro delle riflessioni proposte non c'è tanto l'arte contemporanea, oggetto di satira per la sua vacuità, quanto i legami umani e soprattutto l'amicizia.

A un incipit molto efficace, segue una messinscena un po' didascalica e non sempre incisiva, che alterna momenti di forte drammaticità a sequenze di registro comico dal tono farsesco: inaspettatamente i momenti più toccanti e ben riusciti sono quelli più leggeri, anche se nell'insieme «Il mio capolavoro» resta un prodotto interessante e garbato.

Colpisce la notevole interpretazione dei due protagonisti, capaci di dare rilievo a dialoghi che dal punto di vista della scrittura funzionerebbero a fasi alterne: i due celebri attori argentini Guillermo Francela e Luis Brandoni mostrano un'alchimia tutta da gustare e rappresentano il vero valore aggiunto della pellicola.
Chi ricorda Francela nei panni del terrificante capofamiglia ne «Il clan», rimarrà stupito dalla sua verve comica, peraltro già ampiamente dimostrata sia al cinema che in televisione in serie e sitcom come la divertente «Casados con hijos», dove ha recitato accanto a Florencia Peña e Luisana Lopilato.

Tra le novità in sala si segnala anche «Creed II», sequel del film del 2015.
Alla regia non c'è più Ryan Coogler, ma Steven Caple Jr., mentre Michael B. Jordan è tornato nei panni del protagonista Adonis Creed, il giovane pugile pronto a una sfida ancora più difficile.
Sotto la tutela di Rocky Balboa, si troverà ad affrontare un avversario particolarmente temibile: il figlio di Ivan Drago.
Come nel film precedente, anche «Creed II» si divide tra momenti nostalgici riferiti alla saga di «Rocky» e un montaggio particolarmente moderno e incisivo, che rivela il suo potenziale soprattutto nelle sequenze più dinamiche.
La struttura narrativa non regala grandi sorprese e si sente una certa prolissità di fondo, ma la pellicola resta godibile e riesce a coinvolgere al punto giusto.
I fan di Stallone non rimarranno delusi.

© Riproduzione riservata