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Lezione di cultura democratica

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Idee

Lezione di cultura democratica

Il libro di Sabino Cassese, che raccoglie alcuni dei suoi articoli pubblicati sulla stampa nazionale, è in primo luogo un viatico che ci accompagna attraverso le complesse e contorte vicende della politica italiana, in particolare quella contemporanea, che va pressappoco dalla caduta del governo Renzi alla nascita e alle prime vicende che hanno segnato il procedere dell’esecutivo chiamato “gialloverde”. Ma è soprattutto una lucida e piana lezione di cultura democratica, la quale è oggi e sempre di più precondizione necessaria al sostegno delle istituzioni dello stato di diritto costituzionale. Il contrario dell’insieme di credenze che vanno oggi sotto la denominazione, inevitabilmente vaga, di populismo.

La lezione generale che si trae dalla lettura del volume è che solo una pacata e chiara comprensione delle istituzioni della democrazia costituzionale può difendere queste, e i cittadini che ne traggono beneficio, nei confronti degli imprenditori politici (leader, partiti e movimenti) che lavorano alla loro crisi e disfacimento.

Negli anni che hanno fatto seguito alla catastrofe della Seconda guerra mondiale la democrazia italiana era difesa da una élite cattolica e comunista schieratasi decisamente a favore di quella forma di governo e da cittadini che avevano dinanzi agli occhi i lutti e le macerie della guerra, voluta da un regime autoritario che aveva seppellito il parlamentarismo liberale. Settanta anni dopo, per la grandissima parte degli italiani quegli eventi sono scomparsi dalla memoria. Intanto i partiti politici, mentre continuano a controllare tutti i gangli dello Stato, hanno però in larga misura perso contatto con i cittadini elettori. La cultura democratica diventa dunque un elemento centrale nella sfida per far vivere quella scelta di governo nata con la Repubblica.

Oggi, inoltre, quella che chiamo cultura democratica non può sopravvivere se non si apre alla comprensione di fenomeni che vanno ben al di là dell’orizzonte angusto della nazione. E se non ci si libera, inoltre, dai pregiudizi e dai miti che fanno ostacolo alla difesa di quella che è stata, dalla fine della guerra, la nostra forma di vita comune. Contro questi pregiudizi e le facili e vane critiche nei confronti della realtà, il libro di Cassese è un farmaco che ci difende dalle illusioni e dagli inganni.

Qui è possibile fare accenno solo ad alcuni dei numerosi temi oggetto di analisi e di discussione del volume. Innanzitutto l’autore, a ragione, non si stanca di ripetere che la democrazia dei moderni non può essere ridotta alle elezioni ed al principio di maggioranza. Già alla fine degli anni Venti del secolo scorso Hans Kelsen ripeteva l’ammonimento che era stato di James Madison e di Alexis de Tocqueville: il principio di maggioranza, da solo, non ci salva dal pericolo di un governo autoritario e illiberale – una vecchia preoccupazione che è oggi dinanzi agli occhi di chiunque voglia guardare, per esempio, alla Ungheria di Viktor Orban. La democrazia dei moderni nasce insieme al tentativo di creare un sistema costituzionale di governo che, grazie ad una struttura di contrappesi e di articolazione pluralistica dell’esercizio dell’autorità politica, eviti che il governo e la maggioranza violino i diritti dell’opposizione e dei cittadini tutti, sia di quelli che sostengono il governo che di coloro che civilmente si oppongono ad esso. Cardini del “potere diviso” sono, accanto alla responsabilità politica degli eletti dinanzi al corpo elettorale grazie alle elezioni, l’indipendenza del potere giudiziario e la possibilità per i cittadini e per gli organi dello Stato di contestare le leggi, votate dalla maggioranza, dinanzi ad una Corte che i padri costituenti delle democrazie contemporanee hanno introdotto nelle istituzioni per garantire il patto sociale che protegge omnes et singulatim tutti i membri della comunità politica.

Cassese ha il merito di ricordare al lettore che la democrazia in Europa non può più vivere nel quadro ormai angusto dello stato nazione, una forma politica che, sarà bene ricordarlo, è stata all’origine delle guerre sanguinose del secolo scorso. Solo in seno all’Unione Europea le “piccole patrie” all’origine dei vecchi conflitti possono sperare in un futuro di pace e di benessere. Il neonazionalismo, detto sovranista, spande veleni e coltiva l’illusione di un’Europa dei Paesi sovrani che finirebbero, in realtà, per mettersi gli uni contro gli altri invece di lavorare alla consolidazione di una alleanza di progresso, per resistere alle grandi potenze, vecchie e nuove, che circondano, in misura purtroppo più o meno ostile, il vecchio continente.

Le pagine sull’Unione Europea sono particolarmente importanti in un contesto politico nel quale, a favore o contro, l’Unione è diventata, come mai prima di ora, oggetto di intenso dibattito. Al di là della propaganda elettorale strumentale ad uso interno, il tema dell’Europa è ormai parte integrante del confronto politico per ciascun stato nazione del continente. Una Unione Europea dalla quale nemmeno il Regno Unito riesce a staccarsi nonostante i risultati di un improvvido referendum consultativo.

Il libro tocca, al di là dei temi ai quali si è accennato, un gran numero di altre questioni, dal ruolo decisivo dell’amministrazione dello Stato, senza il buon funzionamento della quale la legge diventa flatus vocis, al tema fondamentale delle élite. Quelle che la cultura antidemocratica tende a squalificare, anche quando i suoi rappresentanti prendono il posto delle élite precedenti, come se bastasse parlar male delle élite per negarne l’esistenza e il loro ruolo inevitabile e necessario. O l’insistenza sulla necessità in democrazia della politica come professione, che deve essere anche e soprattutto competenza fondata sullo studio e non semplicemente abilità ad ottenere il plauso del corpo elettorale.

Una qualità che rende la lettura del libro, oltre che utile, piacevole è la chiarezza dell’argomentazione, basata su dati di fatto piuttosto che su ideologie, argomentazione che rifugge dai tecnicismi e dal linguaggio gergale, una qualità che rende il volume, che pure parla dei complessi problemi della nostra società e della nostra vita politica, accessibile perfettamente a chiunque abbia a cuore il bene del Paese senza il quale per quasi tutti è impossibile il benessere di ciascun cittadino.

La svolta. Dialoghi
sulla politica che cambia

Sabino Cassese

il Mulino, Bologna, pagg. 300, € 18
In libreria dal 31 gennaio

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