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Superbe macchine barocche

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Arti visive

Superbe macchine barocche


Cassa processionale. Anton Maria Maragliano, Martirio di santa Caterina, (1735-1736), Sestri Levante (GE), Chiesa  di San Pietro in Vincoli
Cassa processionale. Anton Maria Maragliano, Martirio di santa Caterina, (1735-1736), Sestri Levante (GE), Chiesa di San Pietro in Vincoli

Il ricchissimo patrimonio artistico italiano è composto di opere che stanno al chiuso in musei, chiese, palazzi e castelli, e di opere stanno all’aperto, e sono architetture, contesti urbani, paesaggi, fontane, monumenti, statuem, eccetera. Ma esiste anche una terza categoria di opere che di solito sono conservate al chiuso ma che sono state concepite per essere portate fuori, il più delle volte in processione per le strade e le piazze di paesi e città.

La Liguria ha conservato intatti molti di questi bellissimi manufatti “mobili”: nei carugi del Ponente e del Levante ci si può imbattere ancor’oggi in processioni di grandi Crofissi lignei, di Madonne del Rosario e di grandi casse gremite di statue policrome a figure intere che mettono in scena drammatici e truculenti martirii di santi.

Il più importante artefice della scultura lignea processionale in Liguria si chiamava Anton Maria Maragliano (1664-1739) e a lui è dedicata una mostra monografica di grande interesse allestita a Palazzo Reale di Genova fino al 10 marzo a cura di Daniele Sanguineti e Luca Leoncini. La visita è vivamente consigliata perché per la prima volta si possono ammirare riuniti i migliori capolavori del maestro, tutti perfettamente restaurati, e si può toccar con mano il forte coinvolgimento emotivo che il legno scolpito e dipinto può suscitare nell’animo dello spettatore. L’esposizione offre altresì il primo profilo monografico attendibile dell’artista, frutto di vent’anni di ricerche condotte da Daniele Sanguineti.

Titolare dalla fine del Seicento di una delle botteghe più importanti di Genova (ubicata in Strada Giulia, nel cuore della città), Anton Maria Maragliano realizzò - per più di cinquant’anni e insieme a numerosi collaboratori - autentiche schiere di Madonne, Crocifissi, Santi e “macchine da processione” (o casse) destinate a confraternite, ordini religiosi e chiese parrocchiali. Maragliano raggiunse esiti tecnici e formali altissimi, realizzando figure mosse da indicibile grazia e avvolte in panni raffinati e coloratissimi. Dal cuore della Superba, la sua produzione toccò ogni angolo del territorio della Repubblica di Genova, da Ponente a Levante, dalla costa alle valli, dall’Oltregiogo alla Corsica, raggiungendo persino la penisola iberica.

La mostra di Palazzo Reale, divisa in undici sezioni, ha innanzitutto lo scopo di definire bene gli autografi di Maragliano, in quanto al nome dell’artista si è spesso assegnata quasi in blocco tutta la produzione di scultura lignea in Liguria. Un fenomeno di grande fortuna critica e di grande affezione popolare che ha però notevolmente alterato il catalogo delle opere autografe, allargandolo a tutti i pezzi usciti dalla sua bottega. La mostra intende inoltre celebrare Maragliano non solo come fenomeno sociale e religioso, ma come uno dei più grandi protagonisti della scultura italiana dell’età tardo barocca.

Il percorso prende avvio dalla sezione introduttiva (La scultura in legno prima di Maragliano) che offre un panorama della produzione di intagli lignei a Genova nel Seicento. Qui, la corporazione dei bancalari (ovvero dei falegnami) vide iscritti e attivi scultori come Domenico e Giovanni Battista Bissoni (di origini ticinesi), Marco Antonio Poggio (allievo dei Bissoni) e Giovanni Andrea Torre, presso il quale - dice il Ratti (1769) - il giovane Maragliano «si recò a lavorar in giornata».

La seconda sezione (I luoghi della formazione) si concentra sull’avvio della professione di Maragliano, nato il 18 settembre 1664 nella parrocchia di Santo Stefano a Genova, all’interno di una famiglia in cui lo zio materno Giacomo era un faber lignarius. La tradizione che vorrebbe Maragliano allievo di Giovanni Andrea Torre (e di Giuseppe Maria Arata) pare contraddetta dagli studi più recenti che hanno accertato invece la sua educazione all’intaglio sotto la guida di Giovanni Battista Agnesi, cognato del grande scultore Filippo Parodi. Maragliano ebbe dunque una formazione non da bancalaro (falegname) ma da scultore vero e proprio, e rimarcò lui stesso, con orgoglio, questa prerogativa rifiutando di iscriversi all’Arte dei bancalari.

D’altro canto i suoi Modelli di riferimento (titolo della terza sezione) erano grandi scultori del marmo come Pierre Puget e Filippo Parodi, e grandi pittori come Domenico Piola, dai cui disegni Maragliano trasse numerosi spunti: il San Michele Arcangelo di Celle Ligure e il San Sebastiano di Rapallo appaiono infatti ispirati a questi modelli.

Maragliano raggiunse nelle statue esiti di sorprendente realismo con conseguente capacità di forte coinvolgimento emotivo degli spettatori. Grazie agli effetti di mimesis, i Protettori celesti (titolo della quarta sezione) sembrano dialogare direttamente con i fedeli delle confraternite, delle parrocchie e degli ordini religiosi che si rivolsero allo scultore per ottenere le sue opere. In particolare, i francescani del convento cittadino di Santa Maria della Pace, che sorgeva vicino a Strada Giulia dove lo scultore aveva bottega, gli commissionarono numerose sculture per le celebrazioni dei principali culti dell’ordine.

Oltre alla figure dei santi protettori, Maragliano produsse numerosi e caratteristici Crocefissi dalle forme snelle e armoniose (quinta sezione: Il rinnovo del Crocifisso) che ebbero un grande successo tra le committenze religiose.

Dalla lettura dei contratti notarili emerge la pratica costante di Maragliano di esibire al potenziale cliente un bozzetto tridimensionale dell’opera da approvare. Come era prassi tra gli artefici del marmo e del legno (sezione sesta: La progettazione), il bozzetto svolgeva una duplice funzione: consentiva all’artista di verificare gli effetti tridimensionali e le problematiche compositive, tecniche e statiche; ma al contempo forniva alla clientela un modellino finito e in scala ridotta sul quale confermare la volontà di committenza.

Tra i migliori clienti di Maragliano vi erano le Confraternite o casacce (settima sezione: Il gran teatro delle casacce) e Maragliano divenne il regista di questo «gran teatro» fornendo alle confraternite di Genova, del Genovesato e delle Riviere, coinvolgenti “macchine” da processione o casse. Le tre spettacolari casse esposte in rassegna - il Sant’Antonio Abate di Mele (1709-1710), l’Annunciazione di Savona (1722) e il Martirio di santa Caterina di Sestri Levante (1735-1736) - sono esempi dell’eccellenza artistica e del virtuosismo raggiunti da questi straordinari palcoscenici mobili.

L’ampio riscontro goduto dalle grandi opere scolpite da Maragliano favorì una produzione “minore” destinata alla devozione domestica (VIII sezione, Maragliano privato). Madonne, piccoli Crocifissi e statuette di santi vennero prodotti per le cappelle e i “pregadio” delle dimore del patriziato genovese. Nelle stesse dimore in cui, sotto Natale, venivano allestiti magnifici presepi con sculture lignee rivestite di stoffe vere e dotate di snodi in prossimità delle articolazioni che permettevano alle statuette di cambiare le pose e gli atteggiamenti. Al nome di Maragliano sono associati gli esiti migliori di questa raffinata produzione presepiale.

La mostra si avvia a conclusione con La Passione secondo Maragliano (nona sezione), dedicata ai gruppi lignei ispirati agli episodi salienti della Passione, con le Madonne animate (decima sezione), ispirate alla sculture marmoree mariane di Puget e Parodi, e con L’eredità di Maragliano, undicesima e ultima sezione, che documenta l’attività della fiorente bottega lasciata agli eredi dello scultore dopo la sua morte, sopraggiunta il 7 marzo 1739.

Maragliano 1664-1739.
Lo spettacolo della
scultura in legno a Genova

Genova, Palazzo Reale

fino al 10 marzo.
Catalogo Sagep Editore

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