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Una «Genesi» in evoluzione

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Scienza

Una «Genesi» in evoluzione



A Pavia. Particolare dell’arca di Sant’Agostino nella Basilica  di San Pietro  in Ciel d’Oro
A Pavia. Particolare dell’arca di Sant’Agostino nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Chi studia la storia del pensiero si imbatte spesso in testi, o in alcune classi di testi, o addirittura in interi periodi storici, che rappresentano vere e proprie sfide intellettuali. Una delle ragioni è data dalla capacità di quei testi di mettere in discussione le nostre idee sul sapere, sulla natura di ciò che è filosofico, su cosa sia razionale.

I testi tardo-antichi, o medievali, ma anche quelli di gran parte della modernità, presentano spesso queste caratteristiche, perché si occupano di questioni che oggi crediamo di aver espulso dal perimetro della razionalità. I testi teologici o esegetici, per esempio, o certe metafisiche vertiginose, esigono una cura nella lettura e nella comprensione del contesto intellettuale che li ha prodotti.

L’atteggiamento del lettore può oscillare allora tra il rifiuto del riconoscimento della filosoficità di un testo e il tentativo di isolare gli elementi “razionali” e filosofici, salvando alcune pagine o passaggi e abbandonando invece il resto all’oscurità e all’ingenuità di un tempo lontano.

Oppure ci si può interrogare sulla natura storica della razionalità – esercizio utilissimo anche per affrontare i nostri tempi, che troppo spesso si considerano il vertice e il punto finale di tutto -, e tentare di comprenderne i modelli e i diversi paradigmi storici, i cambiamenti, per guadagnare una visione più ricca e plurale della storia del pensiero europeo.

I testi di sant’Agostino sulla Genesi sono certamente tra i testi che lanciano al lettore moderno questa sfida. Da un lato infatti sono testi esegetici, e rispondono all’urgenza di Agostino di chiarirsi alcuni punti chiave del racconto biblico, dall’altro lato sono testi pienamente filosofici, che si interrogano sull’antropologia, sulla natura umana, addirittura su questioni di fisica, di psicologia, di cosmologia e di filosofia della natura.

L’interesse di Agostino per la Genesi è costante e vario; basterebbe pensare ai libri finali delle Confessioni, che sono una raffinata riflessione filosofico-teologica sulla creazione del mondo.

Ma è soprattutto in tre testi specifici, di natura molto diversa tra loro, che è possibile seguire l’evoluzione del metodo e delle idee di Agostino su questi temi.

I tre scritti Sulla Genesi sono ora introdotti con chiarezza, tradotti con testo a fronte, e commentati in modo dettagliato e raffinato, in un volume unico curato dai noti specialisti Giovanni Catapano e Enrico Moro.

Catapano e Moro mostrano con grande sensibilità filosofica la natura di questi testi e la loro ricerca di razionalità, nel contesto intellettuale del secolo che li ha prodotti. Agostino dapprima sente l’urgenza di attaccare i Manichei, senza lasciar loro respiro, e percorrendo anche i terreni sdrucciolevoli della loro lettura fantasiosamente allegorica dei testi; al contempo tenta di chiarire i fondamenti metodologici dell’interpretazione biblica, per arrivare infine a un’interpretazione che ristabilisce sia la storicità degli eventi trattati nella Bibbia, sia l’apertura a una pluralità di interpretazioni.

Quello di Agostino è un pluralismo ermeneutico, un metodo esegetico non assertorio, ma «polifonico», come sottolineano i curatori. Sulle tante domande che il testo della Genesi genera nel lettore, le interpretazioni, laddove non tocchino la fede, devono rimanere il più aperte, provvisorie, inclusive possibile. Del resto non tutto ciò che si legge nei testi riguarda il nocciolo della fede. Insomma Agostino e Galileo si sarebbero probabilmente trovati d’accordo su questo modo di leggere le Scritture.

Agostino si interroga per esempio sulla natura delle anime. Esse sono create ad ogni individuo che nasce o sono trasmesse attraverso i genitori? Agostino trova che questa seconda ipotesi, in seguito scartata, capace anche di spiegare il passaggio del peccato originale, risolva alcuni problemi, ma non si oppone per nulla a interpretazioni di altro tipo. È questo il suo modo di procedere e riflettere.

La Genesi alla lettera, il terzo dei trattati, si conclude poi con una sorprendente riflessione filosofica sull’episodio del rapimento di San Paolo al terzo cielo. La visione di san Paolo è reale, non è allegorica, ma resta misterioso il modo in cui sia asceso al terzo cielo. Da neoplatonico, Agostino immagina tre livelli di visione, la prima è corporale, quella dei sensi, la seconda, più complessa, è spirituale, e tiene insieme la facoltà dell’immaginazione e della comprensione spirituale, la terza è la visione suprema, e si rivolge a oggetti che non possono essere percepiti con i sensi o con l’immaginazione. San Paolo ha colto le essenze dell’universo, forse le idee nel senso platonico del termine. Unico tra gli esseri umani, verrebbe da aggiungere, che con la sua visione intellettuale sia stato compiutamente e divinamente platonico.

Agostino, Commenti alla Genesi

A cura di Giovanni Catapano ed
Enrico Moro, testo latino a fronte

Bompiani, Milano, pagg. 1792, € 50

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