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L’incendio luminoso di San Pietro

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luce per l’arte

L’incendio luminoso di San Pietro

Il funzionamento, la manutenzione e la sorveglianza della Basilica di San Pietro in Vaticano sono affidati a uno staff di professionisti e operai noti con il nome di «sanpietrini». Oggi l’organico dei sanpietrini (istituiti a fine Cinquecento da papa Clemente VIII Aldobrandini) è composto da cento persone che lavorano sotto la direzione di un «soprastante». Ogni giorno, due squadre di sanpietrini sono impegnate in contemporanea nei compiti di custodia, pulizia e manutenzione della Basilica. Compiti non facili, se si pensa alla vastità dell’edificio e al fatto che questa chiesa è il cuore del cattolicesimo, e come tale viene visitata da un flusso incessante di pellegrini e di turisti che supera spesso le 25mila presenze quotidiane.

GUARDA IL VIDEO / La nuova illuminazione della Basilica di San Pietro

Tra i compiti orgogliosamente espletati e tramandati dai sanpietrini vi è anche quello di curare l’illuminazione della Basilica. Un’illuminazione che per secoli è stata inevitabilmente fornita da candele e torce, accese sia all’esterno che all’interno dell’edificio.

All’esterno le luci brillavano soprattutto nelle grandi festività come quella di San Pietro e Paolo (29 giugno), quando si predisponevano le spettacolari “luminarie” notturne inventate da Gian Lorenzo Bernini e potenziate dagli architetti suoi successori. Il principio della “luminaria” era di rimarcare le linee architettoniche esterne dell’edificio mediante file continue di lanternoni a candela, e di ravvivare l’insieme con fiaccole a fiamma libera. Queste migliaia di lanternoni e di fiaccole venivano posizionati e accesi da squadre di acrobatici sanpietrini che - usando lunghissime corde - si calavano dalla cupola e si muovevano a salti lungo le pareti della Basilica. Le file di mensole metalliche che ancor’oggi vediamo ancorate alla cupola di Michelangelo servivano proprio a sorreggere i ceri delle spettacoli luminarie, ininterrottamente realizzate dal Seicento al 1950.

Ai sanpietrini spettava anche il compito di predisporre l’illuminazione interna della Basilica. A parte le luci votive e i ceri liturgici, l’illuminazione interna era affidata a file di candelieri posti sui marcapiani e a grappoli di lampadari di cristallo appesi alle arcate e alle volte. Luigi Vanvitelli, architetto della Fabbrica dal 1736 al 1773, progettò un fantasmagorico sistema di illuminazione interna della Basilica che trasformò lo spazio del tempio vaticano in un vero e proprio «teatro della luce e della gloria». A Vanvitelli spettò anche il compito di illuminare le Grotte vaticane e la Sagrestia della Basilica.

L’Ottocento segnò una prima rivoluzione: il gas fece capolino a San Pietro, in particolare sulla Piazza, dove nel 1852-1855, attorno all’obelisco egizio, vennero collocati quattro grandi lampioni-candelabri con globi di cristallo. Quest’impianto di illuminazione a gas venne creato dai fratelli Mazzocchi e il suo funzionamento affidato all’architetto Carlo Bonini.

Si sa dai documenti conservati nel ricchissimo Archivio Storico della Fabbrica di San Pietro (documenti cortesemente segnalatimi da Simona Turriziani, Pietro Zander e Assunta Di Sante) che la luce elettrica fece il suo ingresso nella Basilica Vaticana con l’Anno Santo del 1900, e precisamente in maggio, in occasione della canonizzazione di San Giovanni Battista de La Salle e Santa Rita da Cascia. Per quella circostanza, la luce elettrica venne stabilmente collocata sulla volta principale, alimentata da un chilometrico cavo di collegamento esterno che andava ad attingere la corrente nientemeno che a Tivoli. Nell’agosto del 1900 l’impianto elettrico venne esteso anche alla Sagrestia e alle Grotte.

Dai primi del Novecento, la storia dell’illuminazione di San Pietro ha seguito tutte le evoluzioni tecnologiche della materia. Nel 1930 venne predisposto un impianto a corrente alternata (perfezionato nel 1938), riadattando gli antichi lampadari di cristallo. Si sa che questi impianti elettrici d’inizio secolo qualche piccolo difetto ce l’avevano: ad esempio, sprigionavano un tale calore da produrre fumi e vapori tra le volte della Basilica.

Nel 1950, in occasione dell’Anno Santo, l’impianto di illuminazione venne rinnovato offrendo maggior luce alle cerimonie papali. Le nuove fonti luminose vennero poste nei cassettoni centrali delle volte e lungo i marcapiani delle navate, con lampadine enormi, alte come un avambraccio umano. I sanpietrini più anziani ricordano che cambiare una lampadina fulminata (e si fulminavano spesso) rappresentava una piccola impresa: bisognava calarsi con le funi dalle volte o alzarsi da terra con ponteggi e bracci meccanici.

La celebrazione del Concilio Vaticano II significò non solo una svolta nella storia della Chiesa ma anche una piccola rivoluzione dell’illuminotecnica vaticana. Gli impianti della Basilica vennero potenziati per garantire luce e energia sufficiente soprattutto alle riprese televisive che - proprio in occasione del Concilio - fecero il loro trionfale ingresso in San Pietro. Nuovi impianti vennero predisposti ancora attorno al 1980, e di nuovo nel 2000, con l’introduzione di un’ulteriore novità: la lampada alogena.

Poi, il futuro è venuto a bussare alle porte di San Pietro. Pochi giorni fa è stata inaugurata una nuova, spettacolare e innovativa illuminazione interna della Basilica, realizzata da Osram. Illuminare l’interno di San Pietro rappresenta una sfida titanica, perché significa dare luce a un edificio lungo 190 metri, alto 58 nelle navate e 130 nella cupola. Ma Osram ha vinto questa sfida. Lo scorso 25 gennaio - in una cerimonia serale in Basilica molto suggestiva, tra luci, cori, organi e suoni di tromba - sono convenuti a inaugurare in nuovo impianto Olaf Berlien, CEO di Osram, Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano, Rafael Garcia De La Serrana Villalobos, Direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, assieme a Carlo Maria Bogani, Direttore Esecutivo del progetto per OSRAM Italia e a Roberto Barbieri, Presidente di OSRAM Italia.

Il nuovo impianto Osram si compone di circa 780 apparecchi che contengono circa 100mila LED, azionati da un «sistema digitale di controllo della luce» (ovvero un semplice tablet) con il quale è possibile illuminare i 22mila metri quadrati della Basilica in base alle più diverse necessità liturgiche, cerimoniali, artistiche, turistiche, eccetera. Per allestire il nuovo impianto sono stati necessari due anni di lavoro, seguiti giorno per giorno dall’ingegner Carlo Maria Bogani. Prima si sono rimossi i vecchi impianti sui marcapiani, poi posizionati gli apparecchi dei LED e quindi eseguiti gli impianti elettrici dei sistemi di controllo. Un lavoro compiuto con grande professionalità dalla Direzione dei Servizi Tecnici del Governatorato vaticano che ha spesso suggerito - in collaborazione con la Fabbrica di San Pietro - importanti migliorie al progetto originale.

Un vero virtuosimo è stato illuminare gli oltre 10mila metri quadrati di mosaici che ricoprono la Basilica, andando a incendiare di luce anche le cupole e le navate laterali, ovvero parti della Basilica che, incredibili dictu, non erano mai state illuminate. L’illuminazione a LED e l’uso di speciali riflettori hanno completamente attenuato l’abbagliamento dei mosaici e molto incrementato la percezione delle grandiose masse architettoniche. Inoltre, le ridottissime dimensioni degli apparecchi hanno fatto si che essi si siano completamente mimetizzati nelle architetture della chiesa. In altre parole, adesso si vede solo la luce.

Ma vi è di più. L’efficienza dei nuovi dispositivi ha consentito di ridurre il consumo energetico fino al 90% rispetto alla soluzione ante operam e di eliminare totalmente ogni emissione di calore. Gli stessi clamorosi risultati di risparmio energetico raggiunti dai precedenti e altrettanto spettacolari impianti offerti da Osram al Vaticano: le illuminazioni della Cappella Sistina (2014), di Piazza San Pietro (2016) e delle Stanze di Raffaello (2017).

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