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Il delirio viscerale di “Penthy sur la bande”

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Il delirio viscerale di “Penthy sur la bande”

Tremenda, bellissima e insanguinata, sono la piccola guerriera” Penthy sur la bande”. Debutto nazionale al teatro i per il testo immaginifico ed emozionante della drammaturga francese Magali Mougel, liberamente tratto da” Pentisilea” di Kleist. Orgia emotiva allo stato puro, amplificata dalla tecnica olofonica 3D, suoni identici alla percezione dell'orecchio umano, utilizzata dal regista Renzo Martinelli che con sorprendente efficacia inventiva sceglie di trascinare lo spettatore, munito di cuffie, in un territorio ipnotico senza trama lineare, portando alle estreme conseguenze la carica viscerale e dando letteralmente suono alle parole. Che si tramutano nell'odore del sangue vermiglio sgocciolante, lembi di carne, collera che deflagra, folli sentimenti di insondabile umanità.

Penthy ha ucciso l'infedele Hecky (Achille del mito) che non è riuscito a rimanere dalla parte giusta della striscia. Lei invece avanza, annusa il disastro, supera il confine lo impallina, divora il cuore fedifrago, sbrindella il corpo a morsi e lo dà in pasto ai cani. La complessità di questo attraversamento tecnologico e drammaturgico si gioca su molteplici piani ma decisamente è l'elemento sonoro a fare da tessuto principe, un magma in perenne metamorfosi che ci fagocita cannibalesco e senza scampo. Viola Graziosi è Penthy anima scorticata che magistralmente incarna la vertigine e fascinazione di questa storia adagiata sulle macerie del cuore. I gesti improvvisi schioccano come corde tese che si spezzano, sibilano, sdrucciolano senza fine. Il testo non pretende di essere fedele o esaustivo al mito, si frammenta in mille pezzi, perdendosi e riapparendo continuamente grazie alla scrittura circolare. Le parole vagabondano, volteggiano, avvampano nelle nostre orecchie, trasformando la protagonista in un bislacco manichino grottesco dai timbri vocali cangianti, molteplici suoni, cori, pulsioni erotiche, scorribande rimbombanti, si avvicendano perforando i timpani. Siamo ostaggi nei meandri più reconditi e febbricitanti del cervello di Penthy. Ronza nelle nostre orecchie un incessante ma tu…. ma tu…. prologo alla danza liberatoria di Penthy, assassina senza pentimento, sulle note di “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Mina. Balla e traballa Penthy fuori e dentro la striscia, disarciona il confine, indubbiamente sicario ferale, ma oltre il giudizio morale, semplicemente Penthy, che sussurra i guasti della sua psiche alla testa nera olofonica come succede ai paranoici e gli innamorati persi avvezzi ai gesti insensati di pura follia, umanissimi, disperatamente umani.

Penthy sur la bande (© Laila Pozzo)

“Penthy sur la bande” (Pentisilea, l'anima di una marionetta) di Magali Mougel. Traduzione di Silvia Accardi. Drammaturgia Francesca Garolla. Regia di Renzo Martinelli. Interpretato da Viola Graziosi.

In scena al Teatro i, Milano, fino al 18 febbraio. Durata: 70 minuti senza intervallo.

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