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La circolarità di Jeff Koons espugna l’Ashmolean di Oxford

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La circolarità di Jeff Koons espugna l’Ashmolean di Oxford

L'abbinamento è sorprendente, persino sconvolgente, decisamente non scontato. L'Ashmolean, il venerabile museo dell'Università di Oxford, tempio dell'archeologia e scrigno che custodisce i disegni di Raffaello e altri mirabili capolavori del passato, dedica una retrospettiva a Jeff Koons, forse il più discusso e discutibile artista contemporaneo.
Il contrasto è del tutto voluto, spiega Xa Sturgis, direttore dell'Ashmolean: “La mostra vuole provocare un dialogo tra le tradizioni artistiche che il museo rappresenta e l'arte di Koons, che le riflette, le sfida e le reinterpreta”.
L'artista americano ha avuto un grande successo commerciale (prima di essere battuto da David Hockney pochi mesi fa deteneva il record di artista contemporaneo più costoso, 58 milioni di dollari per una scultura) ma è stato anche bersagliato dalle critiche e accusato di essere volgare, superficiale e kitsch.

La mostra all'Ashmolean è quindi un riconoscimento importante, al punto che Koons è voluto venire da New York a Oxford per presentare la mostra, che ha curato personalmente scegliendo ogni opera.
L'artista ha creato un percorso cronologico che definisce “circolare”, perché sottolinea gli elementi di continuità nella sua carriera dai primi anni Ottanta a oggi. La prima opera, “One ball total equilibrium tank”, del 1984, è quella che lo ha lanciato nel mondo dell'arte contemporanea.
È una teca di vetro nella quale è sospesa una palla da baseball, oggetto immediatamente riconoscibile e assolutamente americano. Come sempre accade nell'arte di Koons, l'immagine e l'idea sono semplici ma la realizzazione è assai complessa. Per fare in modo che la palla resti perfettamente sospesa nel liquido trasparente che riempie la teca, Koons ha dovuto ingaggiare Richard Feynman, un premio Nobel per la Fisica, che ha creato una soluzione salina ad hoc.

Nella stessa sala c'è “Rabbit”, l'altra opera semplice ma tecnicamente complessa che ha reso celebre Koons. Sembra un palloncino lucido argentato a forma di coniglio, ma è fatto di acciaio inossidabile. L'artista ama il contrasto tra qualcosa che sembra leggero, effimero e pieno d'aria ma in realtà è solido e pesa una tonnellata, e vuole anche che la superficie delle sue statue sia così lucida che chi le guarda si vede riflesso, entrando a far parte dell'opera.
“Il respiro per me è simbolo dell'energia vitale, è quello che perdi quando muori, quindi per me creare un'opera che all'apparenza sembra piena d'aria è renderla eterna,” afferma Koons. Nonostante questo, sostiene di non avere alcun interesse per i posteri: “Quando lavoro penso a chi guarda le mie opere oggi e basta.”

Nella sala successiva c'è un altro esempio: la “Balloon Venus”, una statua che sembra fatta con dei palloncini viola da un mago a una festa di bambini, ma è alta due metri e mezzo e fatta di acciaio. E' stata ispirata dalla Venere di Willendorf, una statuetta della fertilità dell'età della pietra, una delle opere d'arte più antiche che esistano.
Koons ha sempre trovato l'ispirazione nell'arte del passato o negli oggetti quotidiani, anche i più kitsch, appropriandosi dell'immagine per poi ingigantirla e trasformarla. Le sue statue di ballerine sono copiate da piccole statuine di ceramica, ma rese maestose dalle dimensioni e possenti dal peso– oltre 2,5 metri di altezza per 1,5 tonnellate. Un oggetto semplice, piccolo, poco costoso e fragile – come una bambolina o un palloncino – nelle mani di Koons diventa immenso, indistruttibile e di grande valore.
Dietro il sorriso affabile e il modo di fare cortese e modesto c'è un artista ossessionato dalla perfezione. “Sono molto attento a ogni dettaglio, - spiega. – Per me si tratta di rispetto per la tradizione e di rispetto per chi guarda.” Uno stuolo di assistenti crea le sue opere nel suo studio di New York, dipingendo a mano le tele che copiano opere di Tiziano o di Rubens e lucidando le statue fino a farle diventare specchi, mentre computer e robot si occupano degli aspetti high tech.
Nell'ultima sala l'artista prende il celebre Torso Belvedere, una riproduzione in gesso, e ci mette sopra la sua “gazing ball”, una sfera di vetro blu cobalto che rappresenta il mondo ma anche la perfezione e che è diventato il leit-motif dei suoi ultimi anni, inserito in statue e in quadri. Il percorso circolare inizia con la palla da baseball e finisce con la sfera di vetro.

Jeff Koons Fino al 9 giugno Ashmolean Museum, Oxford

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