Cultura

Addio Bruno Ganz, umanissimo angelo di Berlino

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Servizio |aveva 77 anni

Addio Bruno Ganz, umanissimo angelo di Berlino

Lo vedremo per un’ultima volta in vesti inedite, Bruno Ganz, nel film di Lars von Trier che uscirà il prossimo 28 febbraio, ne La casa di Jack. Per il resto dovremo consolarci delle tante apparizioni in vecchi film, tutte degne del grande interprete qual era, dall’uomo con la camicia a fiori stravagante che accompagnava Licia Maglietta in Pane e tulipani, all’Hitler disturbato de La caduta, all’angelo gentile de Il cielo sopra Berlino. L’attore svizzero, è morto di cancro la scorsa notte, a Zurigo, la città in cui era nato 77 anni fa, ma l’annuncio della scomparsa è stato dato solo oggi dal suo manager.
Sapeva recitare indifferentemente in tedesco, in inglese e in italiano, anche grazie alla radice materna, che lo legava al nostro Paese. La sua versatilità creativa e professionale lo faceva calare ugualmente nel teatro e al cinema, dove debuttò nel 1960 nel film Der Herr mit der schwarzen Melone.

Nel 1970 fondò assieme al regista Peter Stein e all’attrice Edith Clever la compagnia berlinese di ispirazione brechtiana “Schaubuhne am Halleschen Uferu”, grazie alla quale i classici vennero rivisitati nella chiave avangardistica della nuova scena tedesca. Il ritorno al cinema avviene nel 1975 con Jeanne Moreau e ne La Marchesa von... diretto da Eric Rohmer nel 1976. Lavorò con due grandi maestri del cinema tedesco: Wim Wenders ne L’amico americano e Werner Herzog nella rivisitazione di Nosferatu, il principe della notte.

La vera celebrità arrivò con Il cielo sopra Berlino di Wenders, in cui la sua umanità di attore e di uomo traspare nel ruolo dell’angelo Damiel. In Italia lavorò con Giuseppe Bertolucci in Oggetti smarriti (1980) e ne La storia vera della signora dalle camelie di Mauro Bolognini (1981). Ma la fama nel nostro Paese lo raggiunse davvero con quel film un po’ sognante e sopra le righe, che fu Pane e tulipani (1999) di Silvio Soldini.
Era un risolutore, un’anima bella che sapeva calarsi anche nelle anime brutte, come quella di Hitler nel bunker della Cancelleria del film La caduta. Allo stesso modo fu Tiziano Terzani, Giovanni Paolo II e recentemente il nonno di Heidi. Ci lascia nel ruolo di Virgilio nell’horror di Lars von Trier a placare un po’ quell’accanimento pronografico e compiaciuto che il regista danese ha soprattutto con i corpi delle donne. Verge è una parte interiore infantile o un grillo parlante, che poi prenderà le forme di un Virgilio dantesco che tenta di rendere migliore anche un serial killer. Solo uno della grandezza di Ganz poteva permetterselo.

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