Cultura

Addio ad Alessandro Mendini, il re del design

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1931-2019

Addio ad Alessandro Mendini, il re del design

Alessandro Mendini, morto a Milano, all'età di 87 anni, dopo una lunga malattia, è stata una figura unica in una panorama, come quello dei grandi designer, che annovera un buon numero di eccentrici.

La sua produzione, la sua inconfondibile sagoma, il suo “apparire” quasi come un “folletto”, con quegli oggetti colorati, iconici, un misto sapiente di deviazione della norma pur nel rispetto e nella concezione netta della forma, hanno fatto di lui una delle figure chiave del design contemporaneo italiano, un maestro del made in Italy.

Eccentrica, e mai del tutto racchiudibile in una corrente o in una tendenza, è stata la sua multiforme produzione che, naturalmente, come tutti i grandi del design, non si è limitata agli “oggetti”, ma comprendeva scritti, azioni intellettuali, direzioni di riviste: pensiero critico intorno all'arte, all'architettura, al disegnare e progettare che costitutiva, nella sua ottica, una unità inscindibile.

L' arichitteto, designer e artista Alessandro Mendini fotografato nel suo atelier, a Milano , (Fotogramma)

Compasso d'oro per due volte, nel 1979 e nel 1981, è stato direttore di Casabella dal 1970 al 1976 e di Domus dal 1979 al 1984, oltre alla rivista Modo, da lui fondata e diretta dal 1977 al 1979. Nel 2010, l'ultima direzione di Domus, dopo la gestione di Stefano Boeri e Flavio Albanese: una serie di numeri, usciti dalla sua mente, in cui la sua freschezza concettuale e intellettuale è stata palese, anche in età avanzata.

Insieme al fratello Francesco, aveva fondato l'Atelier Mendini, progettando, tra l'altro, le Fabbriche Alessi a Omegna, la nuova piscina olimpionica a Trieste, alcune stazioni di metropolitana e il restauro della Villa Comunale a Napoli; il Byblos Art Hotel-Villa Amistà a Verona, i nuovi uffici di Trend Group a Vicenza; e poi una torre ad Hiroshima in Giappone, il Museo di Groningen in Olanda; un quartiere a Lugano in Svizzera.

Ma i suoi pezzi iconici, ed immortali, restano soprattutto oggetti della vita di tutti i giorni, come il cavatappi Anna G. o il macinapepe Anna Pepper, simbolo di una rivoluzione e di un'idea che trasforma la vita quotidiana con un accento inconfondibilmente ludico, e la poltrona Proust, forse la sua più nota creazione. Una poltrona in stile Luigi qualcosa, dipinta con un effetto puntinista alla Seurat, o Signac: “due falsi che fanno un originale”.

In una intervista recente, richiesto di dire cosa volesse dire fare design oggi, ha risposto: «Un oggetto di design è un personaggio: deve farsi vedere e deve provocare un pensiero». Due intenti che, nella sua persona e nella sua personalità, a Mendini sono riusciti perfettamente.

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