Cultura

Il re delle auto a corto di parole

  • Abbonati
  • Accedi
Fabrice Luchini in «parlami di te»

Il re delle auto a corto di parole

«Voglio cucire da qui!» protesta un magistrale Fabrice Luchini, nei panni di Alain,un fortunato manager del mondo automobilistico francese, cui nessuno riesce a dire un no. Il protagonista di Parlami di te, film di Hervé Mimran, da oggi nelle sale, avrebbe voluto dire «Voglio uscire da qui!», ma un ictus gli ha rimescolato la capacità di scegliere le parole, un vulnus ancora maggiore per un brillantissimo oratore quale è lui.

GUARDA LA VIDEORECENSIONE / Il re delle auto a corto di parole: nelle sale «Parlami di te» di Hervé Mimran con Fabrice Luchini

Alain è abituato a stravincere, a schiacciare, a usare maniere ruvide perché ha sempre avuto risultati sorprendenti. Chi tenta di opporglisi nell’azienda automobilistica che amministra deve soccombere, altrimenti lui sventola la lettera di dimissioni, infliggendo anche il suo sorriso strafottente con tanto di dentatura pronunciata. Così accade per il progetto di macchina futuribile, la LX2, completamente elettrica, che nonostante i dubbi del management viene mandata in produzione perché Alain l’ha cullata come una figlia sin dal concepimento. Troppe le sue vittorie come uomo d’affari per farlo riflettere sulle sue decisioni, soprattutto quelle affettive e familiari. Chi lo circonda, dalla cuoca all’autista, non merita la sua benevolenza, è personale di contorno, sono ingranaggi che gli devono agevolare la vita; così come la figlia Julia (Rebecca Marder) , che tenta invano di essere all’altezza del padre.

Parlami di te - il trailer del film

Quando però la malattia colpisce Alain nella capacità di espressione e nella memoria sono le uniche persone che gli stanno davvero vicine, assieme alla “psicopatica”, ovvero la logopedista Jeanne (Leïla Bekhti), completamente immune dal fascino del capitano di industria. Per lei è un paziente come un altro che deve sottostare alle regole, soprattutto a quelle dell’educazione.

Alain riesce a tenere nascosto alla stampa il suo malore fino alla conferenza stampa al salone dell’auto di Ginevra. Con una forza di volontà spropositata e soprattutto con la vicinanza di Jeanne e della figlia riuscirà a farcela. Ma all’indomani di questa eccezionale performance il mondo gli cadrà addosso e verrà licenziato in tronco, mentre la schiera di chi si inchinava al suo arrivo lo abbandona.

Tutta questa prima parte è incalzante, soprattutto per l’interpretazione di Luchini, un attore che ha fatto della verbalità il suo virtuosismo e che si trova a essere afasico, e per l’indovinata traduzione dal francese all’italiano, per cui gli strafalcioni di Alain diventano buffe espressioni: giorno diventa porno, porto diventa morto, e porco si trasforma in porto.

La completa copertura della malattia ai media fa pensare che il regista abbia tratto ispirazione dal caso di Sergio Marchione, amministratore delegato del gruppo Fiat Crhysler, mancato il 25 luglio scorso e la cui malattia è stata resa nota dai vertici della Fiat solo quattro giorni prima del decesso. La sua ultima apparizione pubblica era infatti avvenuta il 26 giugno a Roma, per la consegna di una Jeep all’Arma dei Carabinieri, senza che trasparisse la gravità della malattia da cui era affetto.

Ma Hervé Mimran ha raccontato di essere stato invece colpito da un articolo di «Le Monde» del 7 febbraio 2013, in cui si riportava la vicenda umana di un ex grande manager, Christian Streiff, amministratore delegato del gruppo Peugot, vittima di un ictus nel 2008, che era stato costretto a coprire le sue condizioni di salute per poi essere licenziato in meno di due ore.

La sceneggiatura è frutto di un adattamento del regista stesso al romanzo che Streiff ha scritto basandosi sulla sua esperienza.

La seconda parte, più riflessiva e buonista, segue l’evoluzione umana delle vite di Alain, Leila e Julia. I temi sul piatto, con qualche punta melò, sono quelli dell’identità e della dignità sulla scia del proverbio «non sempre il male viene per nuocere».

© Riproduzione riservata