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Starobinski, il critico affabulatore che amava Torquato Tasso

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letteratura

Starobinski, il critico affabulatore che amava Torquato Tasso

Il Presidente italiano Sandro Pertini,  Jean Starobinski, Sewall Wright e l’olandese Jan Oort  al Premio  Balzan nel 1984
Il Presidente italiano Sandro Pertini, Jean Starobinski, Sewall Wright e l’olandese Jan Oort al Premio Balzan nel 1984

Jean Starobinski, morto il 4 marzo nella sua Ginevra a 98 anni, non fu soltanto il più grande critico della letteratura dei nostri giorni ma rappresentava l'anima culturale dell'Europa. Di religione ebraica, studioso dei testi classici e laureatosi anche in medicina, insegnò a Baltimora, Basilea, Ginevra. Studiò con le conoscenze dello psichiatra la malinconia e fu il primo a pubblicare le ricerche sugli anagrammi di Ferdinand de Saussure. Vinse non pochi premi, ma quel che fissava nel ricordo degli interlocutori Starobinski era una magica capacità di conversazione.

Quando si varcava la soglia della sua casa ginevrina, in rue de Candolle, si entrava in un'altra dimensione. La moglie oculista, lui disponibilissimo (gli si perdonavano i ritardi che accumulava al marché aux puces, al mercato delle pulci) e quando cominciava a parlare incantava. Poteva intrattenervi su un sopranista che aveva scoperto per caso o su alcune osservazioni di Torquato Tasso (autore che amava e conosceva meravigliosamente); oppure usava clemenza e metteva in luce i lati migliori del suo caro Rousseau, che durante la vita aveva litigato con tutti. Se il discorso coinvolgeva l'opera o la vita di Montaigne, avreste voluto che continuasse per giorni. Era in grado di spiegarvi i dettagli degli “Essais”, ma sapeva descrivere anche il tubo che consentiva al filosofo di ascoltare la messa, celebrata nella cappella sottostante, rimanendo a letto.

Starobinski amava la cultura e la faceva amare come nessun altro. E quando un suo autore trattava il tema di Dio, allora diventava sublime. Chi scrive ebbe la fortuna di ascoltarlo mentre spiegava perché un battito d'ali di farfalla aveva aiutato Mallarmé a comprendere la dimensione divina. I suoi libri? Tanti, impossibile elencarli tutti, tradotti in una dozzina di lingue e da rileggere. Delizioso quello dedicato a “Il concetto di nostalgia” (1966, Raffaello Cortina), incantevole il “Ritratto dell'artista da saltimbanco (1983, Bollati Boringhieri), da leggere assolutamente “A piene mani. Dono fastoso e dono perverso (1994, Einaudi). Non bisogna dimenticare quelli su Rousseau o Montesquieu, ma è bene conoscerlo con il saggio “Montaigne. Il paradosso dell'apparenza (1982, il Mulino). Tra gli ultimi apparsi in italiano c'è “L'inchiostro della malinconia” (Einaudi, 2014).

Gli chiedemmo un giorno, durante una visita a Ginevra, cosa ne pensasse di Internet. Starobinski rispose con una definizione che è ancora valida, anzi è la più vera che abbiamo trovato: “E' al tempo stesso la Biblioteca di Alessandria e la Cloaca Massima”.

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