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La storia dell’uomo che nello specchio non si vede più

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letteratura algerina

La storia dell’uomo che nello specchio non si vede più

Il giorno del suo quarantaquattresimo compleanno un algerino si guarda allo specchio e non trova il suo riflesso. Non si vede più.

È immediatamente palese la valenza politica della scena che apre Lo specchio vuoto, romanzo di Samir Toumi, nato ad Algeri nel 1968. Un Paese, il suo, da tempo governato da un ritratto: quello posato sulla poltrona presidenziale vuota. Non si vede da anni il presidente, l’ottantaduenne Abdelaziz Bouteflika, dopo che le sue condizioni sono peggiorate in seguito a un ictus.

Ed è ancora più palese oggi, dopo che ha fatto il giro del mondo la notizia che Bouteflika non si ripresenterà per un quinto mandato, cedendo alle richieste dei manifestanti che protestavano, seppure in modo molto composto, da molti giorni, da quando era stata annunciata la sua candidatura nonostante fosse ricoverato all’ospedale universitario di Ginevra «in perenne rischio di vita» (secondo la «Tribune de Genève»).

Tira le fila del fantoccio un’aristocrazia di vecchi generali della guerra di liberazione (1954-1962)che ha piazzato fratelli e figli nei posti strategici. Un regime corrotto, immobile e asfissiante che da sessant’anni si legittima con una paradossale retorica della rivoluzione.

Il protagonista è uno di loro, secondo figlio di un mujāhidīn, «torturato e poi condannato a morte dalla potenza coloniale francese», recita il ritornello. L’uomo, di cui non a caso non viene detto il nome, vive infelicemente schiacciato dalla figura violenta e ingombrante del padre, grazie alla cui raccomandazione è nella Direzione centrale analisi strategica della Sonagra (Società nazionale gas e petroli algerini), «una struttura del tutto inutile per una compagnia che naviga a vista». Qui lavora senza prendere alcun genere d’iniziativa e senza rivendicare niente.

Sconvolto dalla sparizione del suo riflesso, durata solo qualche minuto, il “figlio di” va da uno psichiatra che gli diagnostica una Sindrome da cancellazione: «Un disturbo di cui si sa molto poco, sembra colpire per lo più individui algerini di sesso maschile nati dopo l’indipendenza». Il medico lo avvisa che le sparizioni si ripeteranno con maggiore frequenza se non osserverà un adeguato impegno terapeutico.

E così, attraverso le risposte alle domande dell’analista, l’autore fa raccontare al personaggio principale la sua storia. Che è quella di una gioventù privilegiata e depressa, costretta a vivere, come del resto i coetanei meno fortunati, all’ombra di un passato subìto e opprimente, di una rivoluzione che non solo non ha dato i risultati attesi, ma che con il suo carico di utopie crollate - cui si è pure aggiunto lo spettro del decennio nero della guerra civile e degli islamisti - ha inibito ogni possibilità di sperare in un futuro migliore (non è un caso che in Algeria la primavera araba non abbia attecchito).

È dunque il riflesso di una generazione perduta stretta tra l’esilio di chi migra e l’annichilimento di chi resta ciò di cui tratta Lo specchio vuoto, pubblicato dalla casa editrice Barzakh, fondata ad Algeri nel 2000 da Selma Hellal e dal suo compagno Sofiane Hadjadj per dare voce ai giovani autori algerini (tra le sue scoperte anche Kamel Daoud, vincitore del premio Goncourt per il primo romanzo e del premio dei Cinque continenti).

Una generazione perduta come ce ne sono tante in quest’epoca di post-utopie sociali che la voce algida e asciutta di Toumi, ingegnere al suo secondo libro, ritrae con la precisa analisi psicologica del suo personaggio, mentre il romanzo da politico diventa esistenziale. Una quête di sé stesso che porterà il ”figlio di” ad abbandonarsi al ritmo sensuale della musica raï, sentendo, per poco, il suo corpo nel ballo. A chiedersi se l’amore non sia la capacità di vedere il riflesso dell’altro. Sarà un lieto fine? Il protagonista è senza nome.

Lo specchio vuoto, Samir Toumi, trad. dal francese di Daniela Di Lorenzo, Mesogea, Messina, pagg. 176, € 16. L’autore sarà a Book Pride il 15 marzo alla Fabbrica del Vapore, sala Salinger, alle 19, con Mariarosa Bricchi e Alessandra Di Maio

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