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Il ritorno al nudo nel Rinascimento

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Il ritorno al nudo nel Rinascimento

Allegory of Fortune, Dosso Dossi (Giovanni di Niccolò de Lutero)  (Ferrarese), about 1490 - 1542; Italy; about 1530; Oil on canvas; 181.3 × 194.9 cm
Allegory of Fortune, Dosso Dossi (Giovanni di Niccolò de Lutero) (Ferrarese), about 1490 - 1542; Italy; about 1530; Oil on canvas; 181.3 × 194.9 cm

La storia del nudo nell'arte non è una narrativa lineare o una sequenza progressiva, secondo la Royal Academy, che mette in mostra alcune delle tessere più variegate di un vasto e complesso mosaico. “Il Nudo del Rinascimento” si concentra su un periodo relativamente breve – dal 1400 al 1530 – ma ricco e multiforme, con 90 opere da tutta Europa, dalla Roma di Michelangelo alla Germania di Lucas Cranach.

Il punto di partenza è il ritrovato interesse per l'arte classica, il ritorno alla forma umana idealizzata dei Greci e l'attenzione all'anatomia e alla correttezza delle proporzioni, sia nel nudo sacro che nel nudo profano.
Le controversie hanno sempre accompagnato il nudo nell'arte. Il Giudizio di Michelangelo, completato nel 1541, è stato subito considerato un capolavoro ma poco dopo la morte dell'artista Papa Pio VI ordinò che dei drappi nascondessero alcune delle figure, considerate “troppo nude”.

Gli artisti nordici hanno avuto meno problemi di censura. Nel Fauno con famiglia di Cranach la nudità è semplice, naturale e innocente, ma nel dittico di Dieric Bouts i cristiani virtuosi che vanno in Paradiso hanno il corpo coperto da drappi bianchi, mentre i peccatori che precipitano all'Inferno a essere tormentati dai demoni sono nudi.
Suddivisa in cinque temi, la mostra parte dal nudo nell'arte cristiana, la rappresentazione di episodi del Vecchio e Nuovo Testamento che hanno dato modo agli artisti di inserire il nudo nei loro quadri. Il Cristo di Jan Gossaert nudo e tremante, con la testa tra le mani, attende il suo atroce destino seduto su una pietra. Ci sonbo martiri cristiani impalati e peccatori condannati all'inferno, scene di violenza estrema.

La mostra passa poi all'umanesimo e le storie mitologiche. Gli dei marini di Mantegna sono tutti muscoli e forza bruta, mentre la Battaglia dei Nudi del Pollaiuolo è una lotta violenta combattuta con asce, spade e pugnali. L'ideale di bellezza femminile, la Venere Anadiomene di Tiziano, esce dall'acqua strizzandosi i capelli bagnati, apparentemente del tutto ignara degli sguardi altrui. Perugino dipinge invece l'ideale di bellezza maschile, Apollo, che altezzoso guarda dall'alto in basso Marsia prima di scorticarlo vivo.
Una sezione è dedicata alla pratica artistica di studiare proporzioni e anatomia, che ha trovato la sua massima espressione in Leonardo. I suoi studi della muscolatura umana sono affiancati a disegni di Pisanello, Michelangelo, Raffaello, Durer e Cranach. L'attenzione al corpo umano porta a copie di modelli classici ma anche alla sperimentazione, l'osservazione dal vero e l'esplorazione di soggetti non religiosi.

La sala finale “personalizza” il nudo, esplorando il ruolo dei mecenati dell'epoca e in particolare di Isabella d'Este, marchesa di Mantova, una delle poche donne patrone dell'arte. In mostra tre quadri da lei commissionati, tra cui L'Allegoria della fortuna di Dosso Dossi. Chiude la mostra il San Sebastiano del Bronzino, un bellissimo giovane dall'aspetto sereno, che non sembra curarsi della freccia che, a ben guardare, ha conficcata nel fianco.
Dal corpo idealizzato al realismo più brutale, la mostra, organizzata in collaborazione con il J.Paul Getty Museum, spiega come sia in un contesto sacro che profano le idee e rappresentazioni del nudo siano tante quante le idee di bellezza.

The Renaissance Nude
Fino al 2 giugno 2019
The Royal Academy, Londra
www.royalacademy.org.uk

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