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Quaranta anni fa la rivoluzione dell’ayatollah Khomeini

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Quaranta anni fa la rivoluzione dell’ayatollah Khomeini

L’Ayatollah Khomeini (1902-1989) (Afp)
L’Ayatollah Khomeini (1902-1989) (Afp)


L’1° aprile 1979 l'Iran si sveglia repubblica Islamica. Il risultato del voto referendario di 2 giorni prima non lascia dubbi: 98% dei voti favorevoli e poco meno del2 % contrari.

Quel risultato è figlio di una dinamica propria di molti processi rivoluzionari che hanno caratterizzato la storia del ‘900. All'inizio la spinta è verso l'apertura e alla rottura della rigida dittatura in Iran rappresentata dalla figura dello Shah, dalla messa al bando nel 1975 di qualsiasi organizzazione politica. La convinzione è che si possa aprire una stagione di lento percorso democratico e che la rivolta contro l'oppressione darà il potere ai democratici. Un processo che nasce già debole: se nel 1975 a guidare l'opposizione e la lotta allo Shah sono in gran parte organizzazioni clandestine di ispirazione marxista, a partire dal 1976 iniziano ad avere sempre più spazio nell'opposizione i mujaheddin islamici.

La loro guida, l'ayatollah Khomeini (1900 – 1989), da Parigi, dove si trova in esilio dal 1963, dopo la scoperta di una sua congiura contro lo Shah, incita alla rivoluzione. La forza comunicativa di Khomeini sta in poche parole d'ordine: ritorno alla tradizione, rifiuto della perdita della propria identità a vantaggio dell'Occidente. Ma soprattutto è la tecnica di comunicazione a fare la differenza: i democratici si affidano alle forme del circolo culturale; la predicazione di Khomeini, in un Paese grande, caratterizzato da un insediamento diffuso, spesso disperso si affida al discorso registrato e diffuso in video cassette.

Khomeini, prima ancora di essere visto, è soprattutto ascoltato dai molti iraniani che non abitano nelle grandi città e che costituiscono l'opinione di un Paese che si sente erede di una grande cultura del passato e che presenta la propria rivolta allo Shah, identificato con l'occidentalizzazione, come fedeltà a se stessi.

La nascita della Repubblica Islamica dell'Iran con il 98% dei voti significa la proibizione: delle bevande alcooliche, del gioco d'azzardo, della prostituzione. E insieme: inizio delle persecuzioni contro gli omosessuali e chiunque assuma comportamenti non conformi alla sharia. La nuova costituzione prevedeva l'esistenza parallela di due ordini di poteri: quello politico tradizionale rappresentato dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento, a cui furono riservati compiti puramente gestionali, e quello di ispirazione religiosa affidato a una Guida Suprema coadiuvata da un Consiglio dei Saggi, a cui è demandato l'effettivo esercizio del potere.

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