Cultura

TVBOY, ritorno al Mudec

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TVBOY, ritorno al Mudec

“Penso che l'arte debba aiutare a generare altra arte. Mi ha attirato l'idea della beneficenza”. Spiega così la sua performance al Mudec Salvatore Benintende, alias TVBOY, l'artista di origini siciliane che risiede a Barcellona e che nel cortile del Museo delle culture ieri ha messo in scena il suo lavoro davanti a giornalisti e curiosi. La performance è l'inizio di un progetto charity voluto da Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, MUDEC, AVIVA Assicurazioni e Municipio 6 per sostenere economicamente il rifacimento di un muro di cinta della zona Tortona.

Qual è il messaggio che intendi trasferire con questo tuo lavoro?“L'opera raffigura Banksy di schiena che va a scrivere NON-UFFICIALE su una mostra ufficiale, quindi è un interrogativo: dov'è il limite tra ciò che è legale e ciò che illegale, ciò che è ufficiale e ciò che non è ufficiale? Non do una risposta ma è una domanda, quindi io credo che l'arte debba porre delle domande.

Manga giapponesi, Keith Haring, Roy Lichtenstein, i fumetti: chi senti averti ispirato maggiormente?
“Io dico sempre che noi non siamo dei libri bianchi ma attingiamo a tutto quello che abbiamo visto.Sicuramente gli artisti che citi ma anche la tradizione dell'arte italiana del Rinascimento hanno influito molto sul mio lavoro”.

La forza del messaggio di protesta di Banksy la consideri anche tua?
Sicuramente c'è un contenuto di protesta nei miei lavori, ma soprattutto a me interessa scuotere delle coscienze e fare delle domande quindi spiazzare lo spettatore con un interrogativo e mi interessa molto anche la satira. Credo che sia importante che la satira non si perda in Italia.

Tvboy è il tuo alter ego, ma per uscire dal conformismo di massa, come spiegheresti ai giovani artisti di strada che non basta un bambino inscatolato nella tv?
“Tutto è iniziato con il bambino con la tv perché è il simbolo della mia generazione che è cresciuta negli anni '80 guardando la televisione ed è quindi un bambino ribelle che non vuole più guardare la tv. Al giorno d'oggi i ragazzi sono attaccati al cellulare e questo è l'altro grande demone ma se li sai usare alla fine si possono trasformare in uno strumento interessante”.

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