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Jovanotti vs. Messner, guerra tra guru nell’era della musica…

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L'Analisi |polemica per il concerto in quota

Jovanotti vs. Messner, guerra tra guru nell’era della musica «famolo strano»

«Lo famo strano?» Il tormentone lanciato nel ’95 da Carlo Verdone è diventato il mantra dell’economia della musica ai tempi dello streaming: i dischi li si ascolta «liquidi», i concerti funzionano ma, perché funzionino, devono essere eventi. Jovanotti lancia allora un tour intitolato «Jova Beach Party»: l’estate prossima si esibirà sulle spiagge italiane come attrazione principale di una specie di luna park allestito in battigia. E non solo: l’ultima data (24 agosto) è in programma a Plan de Corones, cima altoatesina da 2.275 metri. Reinhold Messner, eroe dell’alpinismo altoatesino, gli si scaglia contro. Ed è subito guerra tra guru.

GUARDA IL VIDEO. Il «Jova Beach Party» di Jovanotti

La sindrome dei Pink Floyd a Venezia
Non sorridete, giusto per citare un altro che di concerti affollati se ne intende: la faccenda è seria. Perché quello dell’utilizzo «spettacolare» dei beni paesaggistici, naturalistici, artistici e archeologici è un tema antico, sempre controverso. A Woodstock fu piuttosto facile infilare 400mila persone nella fattoria del vecchio Yasgur, è vero. Molto più complesso deve essere stato per Fran Tomasi accoglierne 200mila a Venezia, a vedere i Pink Floyd che si esibivano da una zattera-palco. In tempi più recenti abbiamo visto qualcuno indignarsi per due date di Ligabue al Parco di Monza e due serate di David Gilmour all’anfiteatro di Pompei.

No, il dibattito no
Faccenda serissima, dicevamo, se non fosse che è semiseria: Lorenzo Jovanotti Cherubini da un lato e l’indimenticabile dominatore dell’Everest dall’altro sembrano infatti tutto sommato della stessa pasta. Due pensosi interpreti della contemporaneità, entrambi barbuti, carismatici e diffusamente pubblicati in libreria. Due santoni postmoderni con relativo seguito, due quasi Terzani, due personaggi con raro talento quando si tratta di unire e dividere, skill indispensabile in questo gran paese Paese di guelfi e ghibellini. Per dire: con l’ex «Ragazzo fortunato» si è schierato il Wwf («Quelle cime sono già invase dai turisti»), con Messner il giovane scrittore quasi Messner Paolo Cognetti (Jova «faccia un passo indietro, così si tradisce la montagna»). No, il dibattito no: giusto per citare un altro barbuto interprete della contemporaneità.

Il post Facebook di Jovanotti che tende la mano a Messner

La mano tesa di Jova a Messner
Dopo un giorno e mezzo di silenzio, sulla vicenda è intervenuto - via Facebook - pure Cherubini. Con una mano tesa al grande alpinista, nel suo stile più tipico: «Le cose si possono fare anche bene, e la montagna non ha più diritti di un bel prato a Woodstock o di una spiaggia a Rimini o del Circo Massimo, gli ambienti vanno rispettati sempre, non solo il giardino intorno a casa propria. Non è solo un sogno realizzabile, è anche opportunità di nuovi lavori e di trasformazioni, di prospettive di rinascita di un paese che pare imprigionato nei no, nei vedremo, nella difesa di piccoli personali privilegi e corsie preferenziali. Ce la faremo, e spero di stringere la mano dell’uomo che ha scalato gli ottomila in arrampicata libera, consapevole che la grande impresa del nostro tempo sia quella di ripensare il nostro rapporto con l’ambiente. Il cammino è iniziato e reale, e le nostre feste saranno un nuovo campo base che a differenza di quello sull’Everest verrà lasciato meglio di come lo troveremo con la collaborazione di tutti quelli che vivranno una grande giornata insieme».

“Le nostre feste saranno un nuovo campo base che a differenza di quello sull’Everest verrà lasciato meglio di come lo troveremo”

Lorenzo Jovanotti 

E se si re-investisse sull’habitat?
Chi ha ragione? Come prova a favore di Jovanotti si può addurre che i concerti in quota non li ha certo inventati lui: da qualche decennio è tutto un fiorire di «Suoni delle Dolomiti» e «Trentino Jazz» su tutto l’arco alpino. Come prova a favore dell’ex tallonatore di Yeti c’è il fatto che un conto è intrattenere flora e fauna con Bach e Charlie Parker, tutt’altro conto sparare lassù Il più grande spettacolo dopo il Big Bang. E poi per fauna e flora locali non è che il grande inverno del turismo sciistico rappresenti proprio una passeggiata di salute. E allora lasciamo vincere il buonsenso: quando si parla di concerti, il problema non è tanto dove, ma come. Se Trident, agenzia di promoting che organizza il tour del Lorenzo nazionale, è in grado di organizzare eventi di questa portata impattando al minimo sull’ecosistema che li ospita, se a evento concluso è capace di lasciare il posto meglio di come l’ha trovato, non ci sono motivi ragionevoli per stracciarsi le vesti di pile. Magari si potrebbe pensare di re-investire parte dell’incasso del concerto a tutela di flora e fauna dei comprensori interessati. Volete che Jovanotti, ambientalista da prima dell’ambientalismo, sia contrario?

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