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Ada Gobetti e Tina Anselmi, lezioni di democrazia per i più piccoli

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Storia & formazione

Ada Gobetti e Tina Anselmi, lezioni di democrazia per i più piccoli

È importante ritrovare in libreria Storia del gallo Sebastiano, di Ada Gobetti (ma nel 1940 - visti i tempi - aveva dovuto pubblicarlo con lo pseudonimo Margutte) e La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi, di Tina Anselmi. Quindi, prima di tutto, un senso di gratitudine alle due case editrici che vi hanno pensato.

L’altezza delle autrici, infatti, che scrivono con la forza di chi ha esperienza diretta di passaggi storici, atmosfere e personaggi, è tale da correre in libreria e leggere con i più piccoli le loro opere. Storia del gallo Sebastiano è il primo libro scritto da Ada Gobetti dopo la morte di Piero e in pieno regime fascista (proposto, anche in questa riedizione, con le illustrazioni del secondo marito, Ettore Marchesini): è l’intercessione di Benedetto Croce, che l’aveva conosciuta a Napoli quando lei e il giovane Gobetti andarono a trovarlo durante il viaggio di nozze, a propiziarne la pubblicazione, allora con Garzanti.

Racconta di un gallo che incredibilmente risulta il tredicesimo accanto alla solita dozzina covata dalla mamma, Piumaliscia. Questo suo essere insolito si estende a molto altro: è sgraziato, sproporzionato con un testone che sovrasta le esili zampine, ma soprattutto è disobbediente, ribelle, fa sempre il contrario di quel che gli viene chiesto. In una vita e società molto ordinate (fin troppo) e convenzionali, Sebastiano è un “diverso” che non viene compreso e anzi è spesso mal digerito. La metafora del “silenzio e disciplina” fascisti e il mancato riconoscimento dell’altro da sé fanno capolino, pur non sbandierati. In generale l’intero racconto - a Sebastiano ne succedono di tutti i colori: si perde, viene venduto al mercato dei polli, rischia di finire cotto in pentola, si rompe una zampa ecc ecc - vuole trasmettere l’idea che una vita ingessata in regole sciocche e ossessive, improntate a una severità fine a se stessa, non è una vera vita. E non conduce a nulla. Non migliora l’individuo, non fa crescere la società che ha bisogno anzi dei diversi come lo strambo galletto, con il suo senso di autonomia e un’identità cui non è disposto a rinunciare.

«Si può ricavare una “morale” antifascista dalla storia dell’irrequieto Sebastiano», afferma nella prefazione Goffredo Fofi (che aveva trascorso alcuni anni al centro Gobetti di Torino, lavorando fianco a fianco con Ada al «Giornale dei genitori»): «Lui è l’imprevisto, l’irregolare, il fuori schema che terrà fede all’originalità della sua nascita fuggendo avventurosamente nel mondo, alla scoperta dell’altro», scrive ancora Fofi. Per agire così servono coraggio e libertà mentale, due caratteristiche di Ada Gobetti, che ad esempio rischia la pelle nascondendo nella casa di via Fabro a Torino i militanti e amici di Piero, invisi al regime. O che sceglie la Resistenza accanto al figlio diciottenne Paolo, nel settembre del ’43, due anni di lotta in cui i due passano giorni senza sentirsi, senza avere idea se l’una e l’altro fossero vivi o morti. Ada sarà smobilitata con il grado di maggiore (le sarà tributata la medaglia d’argento al valor militare) e diventerà vicesindaca della Torino liberata.

Quello stesso coraggio e quella stessa libertà di pensiero governano le scelte e le azioni di Tina Anselmi. La Gabriella in bicicletta era uscito la prima volta nel 2003, sempre da Manni, con il titolo Zia, cos’è la Resistenza?. Con genuina semplicità e garbo, tipici della sua persona, la prima ministra donna della Repubblica immagina di raccontare a una nipotina la sua esperienza di partigiana.

Ha 17 anni, Tina, il 26 settembre 1944 quando a Bassano del Grappa una mattina prende la sua decisione, dopo che la polizia ha costretto lei e i suoi compagni dell’Istituto magistrale ad assistere all’impiccagione di 43 giovani uccisi dai nazifascisti per rappresaglia. Quel momento è scioccante e al tempo stesso dirimente: diventerà la staffetta Gabriella, che si alza alle cinque del mattino nella sua Castelfranco e prima di andare a scuola segue le istruzioni della Brigata Cesare Battisti. In sella alla sua bicicletta, porta messaggi, documenti, radiotrasmittenti, armi, qualunque cosa possa servire alla causa.

Chi può dubitare di una ragazza che pedala con vigore?, si auto-rassicura quando la paura la coglie. La certezza di fare la cosa giusta ha sempre la meglio, anche quando passa con il cuore in gola davanti a una pattuglia di tedeschi, anche quando è stanca morta, la sera, e crede di non farcela, anche quando il peso di non dire niente a nessuno (i suoi non sanno nulla) le risulta a volte psicologicamente debilitante più della fatica fisica.

Tutto questo Tina lo racconta alla nipotina che, incuriosita, le fa delle domande. E quando le chiede che cosa le ha insegnato la Resistenza, che cosa vorrebbe trasmettere ai giovani che hanno oggi l’età di Gabriella, la risposta è istruttiva: «La scoperta più grande fatta in quei mesi di lotta è stata l’importanza della partecipazione: per cambiare il mondo bisognava esserci. Questo è stato il motivo che mi ha fatto abbracciare l’impegno politico: la convinzione che esserci è una parte costitutiva della democrazia, senza partecipazione non c’è democrazia e il Paese potrebbe andare nuovamente allo sbando. Ecco il motivo per cui non dobbiamo tradire la Resistenza, dobbiamo conoscerla e non tradire i valori su cui si è fondata questa pagina della nostra storia, e dobbiamo essere presenti come lo eravamo ieri».

Si capiscono, allora, la tenacia e la passione con cui Anselmi si è dedicata alla politica, eletta per la prima volta in Parlamento nel 1968, ministra del Lavoro nel ’76, ministra della Sanità nel ’78, presidente della Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2 nell’81, presidente della Commissione per le Pari opportunità nell’88: dopo 30 anni in cui si sono avvicendati trentasei governi formati da soli uomini, ricorda Laura Boldrini nell’introduzione, fu lei, con la sua preparazione e la sua onestà, a rompere il soffitto di cristallo ancora ben solido nei posti chiave della rappresentanza politica (e non solo) di questo Paese.

È consolante, certo, sapere che ci sono sempre con il loro esempio, Ada Gobetti e Tina Anselmi.
Ma ci mancano.

Storia del gallo Sebastiano

Ada Gobetti

prefazione di Goffredo Fofi,
con illustrazioni di Ettore Marchesini,
Edizioni di Storia e Letteratura,
Roma, pagg. 190, € 18

La Gabriella in bicicletta.
La mia Resistenza raccontata
ai ragazzi

Tina Anselmi

introduzione di Laura Boldrini,
Manni, Lecce, pagg. 124, € 13;
in libreria dall’11 aprile

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