reddito d’impresa

Cumulo di bonus e deduzioni per la nascita della start up

Dagli sgravi sul capitale di rischio a Industria 4.0: tanti i risparmi possibili

di Gianpaolo Sbaraglia, Gabriele Sepio


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3' di lettura

Spesso si legge di giovani italiani che espatriano per dare vita alle proprie idee imprenditoriali oltreconfine, dove costi di avvio e burocrazia sono più leggeri. Eppure oggi sono tante le agevolazioni per sostenere la costituzione e lo sviluppo delle start up innovative in Italia. A fare luce sulla corretta applicazione di alcuni di questi vantaggi è stato il recente Dm del 7 maggio 2019 che ha chiarito l’ambito applicativo e le condizioni per beneficiare delle agevolazioni fiscali.

LE MISURE A CONFRONTO

L'elenco delle misure applicate da una start up innovativa e dei relativi risparmi conseguiti rispetto a una Srl ordinaria

LE MISURE A CONFRONTO

Non tutte le misure sono note a chi intende avviare una start up e non sempre sono di facile applicazione. Ecco perché è utile con un esempio vedere come sia possibile combinare una serie di bonus per ottenere un risparmio elevato. Prendiamo il caso di una start up che intenda sviluppare un software per migliorare le funzionalità di una stampante 3D. Per la costituzione, è prevista una procedura semplificata di redazione dell’atto costitutivo, con possibilità di utilizzare un modello standardizzato firmato digitalmente senza intervento del notaio (articolo 4, comma 10-bis, Dl 3/2015). In caso di contestuale iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese per le start up, è esente dal pagamento delle imposte di bollo e dei diritti di segreteria. Analogo esonero è previsto per imposta di bollo, diritti di segreteria per l’iscrizione al registro imprese e per il diritto annuale dovuto in favore delle camere di commercio (articolo 26, comma 8, Dl 179/2012).

In parallelo, tornando all’esempio, risulta agevolato anche l’eventuale conferimento effettuato, ad esempio, da una società controllante nella realtà neo-costituita. Un importante incentivo, infatti, è riservato ai soggetti che intendono investire in start up innovative. Per la persona fisica, è prevista una detrazione Irpef del 30% della somma investita nel capitale sociale delle start up innovative, fino ad un massimo di un milione di euro all’anno. Per il soggetto passivo Ires, invece, è stabilita una deduzione del 30% della somma investita nel capitale sociale della start up, per un massimo di un milione e 800mila euro annui. Senza contare che, con l’autorizzazione della Commissione europea, la percentuale di detraibilità/deducibilità verrà aumentata al 40% per il solo periodo d’imposta 2019. E, nel caso di acquisizione (mantenuta per almeno tre anni) dell’intero capitale sociale da parte di soggetti Ires, l’aliquota per il 2019 sale fino al 50% (articolo 29, Dl 179/2012 e articolo 1, comma 218, legge di Bilancio 2019).

Sugli investimenti iniziali necessari, poi, intervengono altre misure: le start up possono godere, in quanto cumulabili, degli incentivi legati al piano Industria 4.0. Possono, ad esempio, beneficiare del credito d’imposta del 25% (fino al 2018 era del 50%) dei costi connessi allo svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili (articolo 3, comma 6, Dl 145/2013). La misura del credito resta del 50% per i costi riferiti a spese per la ricerca extra-muros e le spese del personale titolare di rapporto di lavoro subordinato. Così come possono beneficiare dell’iperammortamento previsto per gli investimenti in beni altamente tecnologici (inclusi nell’allegato A, legge 232/2012), effettuati nel 2019.

In sostanza, quest’ultima agevolazione consiste in una maggiorazione del costo di acquisizione dei beni strumentali nuovi che non si applica più con la misura unica del 150% ma è differenziata in relazione all’ammontare degli investimenti (articolo 1, comma 61, legge di Bilancio 2019):

- 170% per gli investimenti fino a 2 milioni e mezzo di euro;

- 100% per gli investimenti compresi 2,5 milioni e 10 milioni di euro;

- 50% per gli investimenti compresi tra 10 e 20 milioni di euro.

Per coloro che fruiscono di questa agevolazione è possibile accedere anche al superammortamento per i beni strumentali immateriali (allegato B, legge 232/2016), con una maggiorazione del costo del 40 per cento.

Trova applicazione, infine, anche il credito d’imposta Formazione 4.0 per il personale dipendente nel settore delle tecnologie (articolo 1, commi 78 e 79, legge 145/2018). Il credito è attribuito in questo modo:

- 50% delle spese ammissibili, entro i 300mila euro, per le piccole imprese;

- 40% per le medie imprese;

- 30% per le grandi imprese, per un limite di 200mila euro.

Sono ammissibili le spese sostenute per attività di formazione nei limiti del “costo aziendale” riferito alle ore e alle giornate di formazione del personale dipendente. Il costo aziendale è determinato sulla retribuzione annua lorda spettante al lavoratore dipendente in relazione alle ore e ai giorni di formazione effettuati nel periodo d’imposta, e le indennità percepite per trasferte connesse allo svolgimento di attività formative.

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