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Cuneo apre la nuova «casa» degli industriali e scommette sulla sostenibilità

Assemblea degli industriali, con il presidente di Confindustria Bonomi - Mauro Gola: «Artefici di un nuovo umanesimo del lavoro e di un modello economico buono per tutti»

di Filomena Greco

2' di lettura

La provincia più a sud del Piemonte, quarta per i livelli di occupazione tra le province italiane, si presenta all’appuntamento con una congiuntura economica difficile con una produzione che ha recuperato, nel primo trimestre dell’anno, il 3,7% e con un export a 8,6 miliardi nel 2021, superiore del 7% al 2019, ma con qualche preoccupazione in più da parte delle imprese. L’assemblea degli industriali guidati da Mauro Gola, che ha visto tra gli ospiti il presidente di Confindustria Carlo Bonomi e personalità come Licia Colò e Paolo Crepet, è stata anche l’occasione per presentare la nuova “casa” di Confindustria

L’edificio storico di Casa Betania è stato ristrutturato con un investimento da 4 milioni. «La nostra vocazione è quella di produrre ricchezza e benessere, vogliamo essere artefici di un nuovo umanesimo del lavoro – sottolinea Gola – e di un modello economico buono per tutti». Abitare i nostri tempi è il titolo dell’incontro che ha preso le mosse dal cambiamento indotto da due anni di pandemia e dal cambio di rotta imposto dall’emergenza ambientale.

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L’analisi prende le mosse da un territorio che vanta un lavoratore su tre nella manifattura e grandi famiglie industriali. «A Cuneo è forte il legame tra il territorio e le industrie. Le famiglie industriali sono la fortuna di quest’area dove ci sono eccellenze dell’imprenditoria italiana» sottolinea il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio.

Il tema della sostenibilità sociale ha permeato lo sviluppo industriale di un territorio che ha costruito la sua fortuna in gran parte grazie all’iniziativa imprenditoriale nei settori più diversi, dai vini al comparto alimentare fino alla meccanica strumentale. Ora la sfida è abbracciare un modello di sviluppo sostenibile anche dal punto di vista dell’ambiente e dello sfruttamento delle risorse.

Un nuovo modello di sviluppo che rimanda, come ricorda il rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco, ad un nuovo umanesimo tecnologico e a figure professionali di ingegneri, ad esempio, diverse dal passato, «con competenze umanistiche e capaci di promuovere un’idea di innovazione ampia e inclusiva». Un contesto di cambiamento in cui, evidenzia Marco Lavazza, «le aziende hanno un ruolo sociale importante, pensiamo al welfare, ad esempio, o al tema del benessere e della conciliazione nei luoghi di lavoro. Ma pensiamo anche a quanto fatto durante l’emergenza sanitaria, in lavazza abbiamo vaccinato 150mila persone».

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