Italia

Cuneo e bonus «4.0»: l’occupazione al centro del pacchetto sviluppo

di Carmine Fotina

default onloading pic
Fotolia


3' di lettura

C’è un filo rosso che unisce i principali capitoli del “pacchetto sviluppo” in preparazione per la prossima legge di Bilancio. È la questione lavoro, declinata stavolta con una doppia chiave di lettura. Il martellante bisogno di rilanciare l’occupazione giovanile, rilanciato dagli ultimi dati Istat relativi al mese di luglio, si aggancia all’urgenza di una formazione continua che fin dove possibile riduca gli impatti che l’automazione dei processi produttivi - nota come Industria 4.0 - potrebbe avere sulla perdita di posti attuali o sulla difficile creazione di posti nuovi.

La ricaduta naturale di questi temi è il binomio delle due principali misure pro competitività allo studio dei ministeri dell’Economia, del Lavoro e dello Sviluppo economico: il taglio del cuneo fiscale per i contratti a tempo indeterminato dei giovani e gli sgravi fiscali per la formazione in azienda.

Sul cuneo fiscale gran parte dell’istruttoria tecnica è stata compiuta anche se il quadro sarà più chiaro dopo gli incontri con i sindacati (martedì c’è un nuovo appuntamento) e dopo le ultime valutazioni sulla possibilità di elevare la platea dei giovani interessati (passando eventualmente dagli under 29 agli under 32) anche in considerazione dei dati sul mercato del lavoro che nella fascia 25-34 anni indicano nell’ultimo anno addirittura un calo. La struttura dell’intervento ruota al momento intorno a uno sgravio del 50% per i primi 2-3 anni di contratto stabile, con successivo possibile taglio strutturale di 3 punti di aliquota contributiva.

È evidente comunque che sulle decisioni finali inciderà il quadro di finanza pubblica e quanto spazio riceverà invece il capitolo sociale, tra interventi su pensioni e lotta alla povertà. Anche alla luce della Nota di aggiornamento del Def, attesa nella seconda metà del mese, il governo deciderà quindi il perimetro dell’intero pacchetto competitività che tra l’altro dovrebbe contenere un Fondo per la crescita delle Pmi del Sud.

Mai come quest’anno sembra sbagliato ragionare per compartimenti stagni: da un lato il cuneo fiscale, dall’altro gli incentivi per gli investimenti. Perché lo stesso programma per la digitalizzazione delle imprese, Industria 4.0, si sta fisiologicamente convertendo in un piano Lavoro 4.0, come emergerà dalla cabina di regia interministeriale in programma il 19 settembre. Secondo l’Osservatorio Smart Manufacturing del Politecnico di Milano, il 60% delle imprese che si interroga sulla disponibilità al suo interno di competenze digitali specifiche individua un gap rilevante. Secondo altri dati - XVII Rapporto Inapp - solo il 20,8% delle imprese investe in formazione continua, dato peraltro in calo. Nel governo si è via via fatta strada l’idea di uno sgravio fiscale mirato: un credito di imposta per investimenti in attività di formazione legate a Industria 4.0 e inquadrate all’interno degli accordi contrattuali di secondo livello. Il “bonus” fiscale, secondo le prime versioni, potrebbe essere del 50% fino a un massimo di 20 milioni, ma sarebbe applicato solo sull’incremento di spesa rispetto a un periodo precedente (probabilmente un triennio). Una dote aggiuntiva da 30-40 milioni per gli Its (gli istituti di tecnologia post diploma alternativi alle università), il rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro e la stabilizzazione dell’apprendistato duale del Jobs act sarebbero ulteriori conferme, da blindare nella manovra, del doppio impegno su questione giovanile e formazione.

La parte più difficile dell’intero scenario, va detto, è nel fissare con la dovuta precisione l’equilibrio tra le varie misure. Perché si è già capito da veri segnali che il ministero dello Sviluppo non vorrebbe sacrificare gli incentivi fiscali per spingere gli investimenti delle imprese. Sia l’iperammortamento (agevolazioni sui beni strumentali per la digitalizzazione) sia il superammortamento (agevolazione sui beni tradizionali) sono in odore di proroga, per dare continuità a un piano che potrà dare risultati incisivi solo nel medio periodo e che ha esso stesso un peso determinante sulle dinamiche occupazionali.

Non solo. Dopo le iniziali perplessità, anche dal Tesoro sarebbe arrivata la disponibilità a una proroga a tutto tondo per non rischiare di bloccare all’inizio del prossimo anno la risalita degli investimenti . Una mancata proroga del superammortamento (che per inciso agisce su un bacino potenziale di investimenti per 70 miliardi di euro) avrebbe come effetto quello di concentrare gli acquisti delle imprese negli ultimi mesi del 2017, ancora utili per usufruire dell’agevolazione, con conseguente frenata immediatamente dopo. Se il calo della domanda interna fosse molto vistoso ne potrebbe scaturire un raffreddamento della risalita del Pil che è ora in corso. Proprio nel primo trimestre del 2018, a ridosso delle elezioni: troppo rischioso, secondo alcuni ragionamenti che si iniziano a fare nella maggioranza.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti