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Cuneo fiscale, ecco a che punto siamo con il taglio alle tasse sul lavoro

Dalla commissione Ue all’Ocse, gli organismi internazionali stigmatizzano l’alto prelievo fiscale sul lavoro in Italia. Da Confindustria è pressing ma la riforma è in stand by

di Mariolina Sesto

Censis-Ugl: lavoro cambia tra nuove diseguaglianze e bassi salari

3' di lettura

«La pressione fiscale italiana sul lavoro - scrive la commissione Ue nelle sue raccomandazioni all’Italia - è elevata». con aliquote marginali Irpef discontinue: mentre il «cuneo fiscale sul lavoro rimane alto». L’Ocse rilancia: «Il peso del fisco sul lavoro si è un po' alleggerito in Italia, ma il prelievo - tra imposte sul reddito e contributi - resta tra i più gravosi nel mondo industrializzato, soprattutto nel caso dei lavoratori con figli». Da tempo Confindustria chiede un taglio del cuneo fiscale (cioè la differenza tra il costo per il datore di lavoro e la retribuzione netta percepita dal dipendente) e, in teoria, tutti i partiti sono d’accordo. Il vero nodo resta quello della ricerca delle risorse necessarie.

La proposta di Confindustria

«Il costo del lavoro è molto alto - ripete da tempo il presidente di Confindustria Carlo Bonomi -. Servono almeno 16 miliardi e così si mettono 1.223 euro in tasca a chi ha redditi sotto i 35mila euro. Non “una tantum”, ma per tutta la vita lavorativa: è una mensilità in più».

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Draghi, pressione giù dello 0,4%

Il premier Mario Draghi, intervenuto giovedì al congresso della Cisl, ha sottolineato che nel 2022 «la pressione fiscale calerà dello 0,4%». «Il Governo – ha detto il presidente del Consiglio – si è mosso con rapidità per tutelare i lavoratori di fronte alle molte crisi di questi anni. Abbiamo introdotto l'assegno unico per i figli»,«con la riforma dell'Irpef abbiamo sostenuto i redditi delle famiglie, soprattutto le più deboli. Questi maggiori trasferimenti valgono a regime quasi 14 miliardi di euro e rendono il nostro sistema fiscale più razionale e progressivo. Prevediamo che la pressione fiscale quest'anno cali di 0,4 punti percentuali rispetto all'anno scorso - la riduzione più consistente degli ultimi sei anni».

La posizione del ministro del Lavoro

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, da parte sua, si è mostrato favorevole, ma ha gettato la palla nel campo del ministro dell’Economia a cui spetta trovare le risorse necessarie per l'intervento.«Sul fronte della riduzione del cuneo fiscale ho espresso da tempo le mie valutazioni, riterrei ragionevole un piano pluriennale con impegno delle risorse della lotta all’evasione contributiva - ha chiarito Orlando - ma non sono il ministro dell’Economia e delle Finanze». La riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, sempre secondo il ministro, necessita «di una manovra pluriennale che riguarda tutto il governo e in primo luogo il ministero dell’Economia».

La ricostruzione del ministro Giorgetti

Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti sul taglio del cuneo fiscale e le difficoltà a realizzarlo dà una lettura diversa: «La verità è che quando si arriva al dunque, con gli 8 miliardi a disposizione a questo giro (nel dl aiuti, ndr), si è fatto altro: tutte le forze politiche che, a parole, dicevano di volere il taglio fiscale hanno privilegiato altre forme di intervento», ha commentato Giorgetti. Il riferimento è all’una tantum da 200 euro decisa con il Decreto aiuti. Una tantum che ha drenato molte delle risorse a disposizione.

La classifica Ocse

E così per ora il progetto di taglio del cuneo resta in stand by, in attesa che il governo dica se intende portare avanti il progetto e, in questo caso, indichi dove si possono trovare i finanziamenti. Nel frattempo la classifica aggiornata dall’Ocse è impietosa. In base al rapporto “Taxing Wages”, nella Penisola il cuneo fiscale nel 2021 è stato pari al 46,5%, in calo di 0,4 punti rispetto al 2020, dato che pone l'Italia al quinto posto tra i 38 Paesi che aderiscono all'Organizzazione, con un miglioramento di una posizione rispetto alla precedente graduatoria. La media Ocse è praticamente invariata al 34,6% (-0,06%).

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