ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùVerso la manovra

Cuneo fiscale, il taglio si estende ai redditi fino a 35mila euro

Trasformazione degli 80 euro in detrazione, ampliamento a una platea di 4,5 milioni di lavoratori (incapienti esclusi), benefici a scalare per le buste paga più alte. Restano sul tavolo gli sconti degli aumenti contrattuali ma scarseggiano le risorse

di Claudio Tucci


Conte: poche risorse, prima taglio cuneo fiscale dei lavoratori

3' di lettura

Rimodulare gli “80 euro” introdotti dal governo Renzi che diventerebbero detrazioni fiscali da estendere ai lavoratori con reddito annuo fino a 35mila euro. È questa l’ipotesi su cui i tecnici del ministero dell’Economia, assieme a quelli del Lavoro, avrebbero acceso un faro un pò più intenso per disegnare, nella manovra di bilancio, l’operazione di riduzione del cuneo fiscale a esclusivo vantaggio dei lavoratori, annunciata dalla NaDef, dove l’esecutivo giallo-rosso ha indicato un impegno aggiuntivo di 0,15 punti percentuali di Pil (2,5 miliardi) nel 2020, destinati a salire, l’anno successivo, a 0,3 punti di Pil, pari, cioè, a 5,5 miliardi.

LEGGI ANCHE / Quota 100, per il restyling delle finestre spunta l’opzione soft

Resta allo studio anche l’altra ipotesi, alternativa, di riduzione del costo del lavoro, che consiste nel fermare l’asticella a 26mila euro di reddito annuo, ma ricomprendere nella partita anche i cosiddetti “incapienti”, vale a dire coloro, oggi esclusi dal bonus Renzi, perché dichiarano meno di 8mila euro l’anno (una platea, quest’ultima, stimata in circa 4 milioni di unità, cui in parte guarda anche il reddito di cittadinanza, già operativo, con l’erogazione dei primi assegni, dal mese di aprile).

Il confronto tecnico all’interno del governo sta andando avanti da alcuni giorni e proseguirà anche oggi, quando potrebbe esserci una nuova interlocuzione con i sindacati, che premono per portare a casa l’operazione di irrobustimento delle buste paga per i lavoratori con i redditi medio-bassi, ma che insistono nel chiedere più risorse per rendere effettivamente tangibile l’incremento salariale.

LEGGI ANCHE / Manovra, tutti i tasselli del puzzle: dalla digital tax al taglio del cuneo

L’ipotesi di allargare il vantaggio fiscale anche ai redditi fino a 35mila euro (rispetto alla soglia, finora individuata, dei 26.600 euro) amplierebbe la platea di lavoratori coinvolti di circa 4,5 milioni di unità (a tanto infatti, secondo fonti dell’esecutivo, ammonta il numero di addetti che si trova nella fascia tra i 26.600 e i 35mila euro di reddito annuo). L’operazione, il prossimo anno, scatterebbe da luglio, con un meccanismo “a decalage” (chi ha redditi, ad esempio, di 20mila prenderebbe una certa cifra, chi ne prende 35mila una più bassa - in media, nel 2020, secondo i primi calcoli, il beneficio dovrebbe attestarsi intorno ai 500 euro annui, per poi raddoppiare - a mille euro - l’anno successivo viste le maggiori risorse a disposizione).

Più delicata, e tecnicamente più complessa, è l’altra ipotesi allo studio, quella cioè di includere anche gli incapienti. Sempre secondo i tecnici, in questo caso, la detrazione potrebbe agire sotto forma di credito da incassare in sede di dichiarazione dei redditi o di conguaglio annuale da parte del sostituto d’imposta. C’è poi da aggiungere che una fetta degli incapienti, come riconosciuto anche da esponenti Pd del governo, oggi, avendone i requisiti, percepisce l’assegno del reddito di cittadinanza; si tratta di soggetti in attesa di essere inseriti nel mercato del lavoro. Con l’aggiunta del nuovo credito d’imposta - senza interventi sul Rdc - alcuni persone potrebbero ricevere un sussidio più elevato, ad esempio, di altre che lavorano, ma hanno redditi bassi, di poco superiori agli 8/10mila euro.

Di qui la preferenza, da parte dei tecnici del ministero dell’Economia, più vicini al titolare del dicastero Roberto Gualtieri, e di un’azionista di maggioranza, il Pd, dell’ipotesi di estensione delle detrazioni fino a 35mila euro di reddito. Questa opzione è effettivamente sul tavolo, confermano dal governo; ma «siamo aperti alle proposte sindacali su come realizzare il taglio al cuneo», ha evidenziato il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta.

Sempre in funzione di aumentare le retribuzioni dei lavoratori è allo studio pure l’ipotesi di detassare dal 2020 gli aumenti salariali dei rinnovi dei contratti collettivi nazionali attraverso l’introduzione di una cedolare secca al 10% (si veda l’anticipazione sul Sole24Ore di ieri). La misura piace al sindacato e alla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, perché avrebbe l’obiettivo di amplificare l’effetto sulle buste paga. Il punto è che la proposta è onerosa; e anche qui, come per il cuneo, la scelta finale toccherà alla politica, e sarà presa, quindi, da palazzo Chigi, mediando tra Pd e M5S.

«Bisogna puntare tutto sul cuneo- chiosa l’economista Pd, Marco Leonardi -. Oggi più che mai è prioritario aumentare i salari dei lavoratori per spingere crescita e consumi».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...