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Cuochi, camerieri, manovali: ecco come la legge Smuraglia apre le porte delle imprese ai detenuti

Le agevolazioni della legge volute dall’avvocato partigiano scomparso qualche mese fa sono ancora poco conosciute. Ma il progetto Seconda Chance si sta facendo largo in tutta Italia

di Flavia Landolfi e Bianca Lucia Mazzei

(WavebreakmediaMicro - stock.adobe.com)

4' di lettura

AAA, cuochi, camerieri, manovali, operai edili cercansi. È il refrain della domanda di personale che più spesso di quanto si creda finisce con un nulla di fatto per imprese e attività commerciali, al punto che qualcuno è addirittura costretto a dare forfait e abbassare la saracinesca.

Eppure esiste uno strumento con doppio beneficio economico e ad alto tasso sociale ed etico, quest’ultimo non monetizzabile. Stiamo parlando degli incentivi messi in campo dalla legge Smuraglia, che nonostante i suoi 22 anni di vita è ancora un universo sconosciuto per imprese e cooperative. Il lavoro in carcere, soprattutto quello più formativo e professionalizzante svolto fuori dalle mura dell'amministrazione penitenziaria è, infatti ancora una chance per pochi. A fine giugno 2022, i detenuti coinvolti erano solo il 4,5% di quelli presenti negli istituti (2.473 su 54.841), una percentuale in linea con quella degli anni.

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La legge Smuraglia

La norma prende il nome dall’avvocato e partigiano che ha vinto la battaglia politica per dare attuazione ai diritti costituzionali di reinserimento sociale dei detenuti nelle carceri italiane. Smuraglia di nome e di fatto: con i benefici - un risparmio di circa 520 euro al mese tra contributi e tasse - le imprese possono assumere un “ospite” modello di una struttura detentiva, trovare manodopera, godere di uno sconto e tendere una mano a chi ha sbagliato e sta scontando la sua pena. Tutto in un colpo solo.

Le agevolazioni

Per un detenuto, formazione e lavoro sono fondamentali per reinserirsi nella società legale e tagliare i ponti con il passato. Per la comunità il loro recupero vuol dire riduzione dei reati determinati dalle recidive e aumento della sicurezza. Per le imprese e le cooperative, oltre al vantaggio di trovare la manodopera di cui necessitano, ci sono agevolazioni fiscali e contributive. Il beneficio fiscale previsto dalla legge 193/2000 consiste in un credito d'imposta per ogni assunto (nei limiti del costo sostenuto) di 520 euro al mese per i detenuti e di 300 euro per chi è in semilibertà. Per gli assunti part-time, lo sconto è proporzionale alle ore lavorate.

Le regole

Ma quali sono le regole da seguire? I detenuti possono svolgere l’attività sia dentro che al di fuori dalle mura carcerarie. Per assumerli è necessario stipulare un'apposita convenzione con la Direzione dell'istituto penitenziario e presentare una dichiarazione di interesse (anche con indicazione nominativa) alla direzione del carcere. La durata del contratto deve essere di almeno 30 giorni e la retribuzione non inferiore a quanto previsto dai contratti collettivi. Possono accedere alle agevolazioni anche le imprese che svolgono attività di formazione dei detenuti, a patto che la formazione sia immediatamente seguita da un’assunzione di durata almeno tripla rispetto al periodo di formazione per il quale l’impresa ha goduto dello sgravio.Il rapporto di lavoro deve, inoltre, avere inizio mentre il soggetto è detenuto. Le agevolazioni spettano però anche per i diciotto mesi successivi all’uscita dal carcere, per chi ha beneficiato della semilibertà o del lavoro esterno. Durata più lunga (ventiquattro mesi dopo la fine della detenzione) per chi non ha beneficiato della semilibertà o del lavoro all'esterno.Ci sono poi gli sgravi contributivi che prevedono un taglio del 95% delle aliquote per l'assicurazione obbligatoria previdenziale ed assistenziale, per lo stesso periodo previsto per le agevolazioni fiscali.

Seconda Chance

Tra le iniziative che prendono per mano le imprese portandole nelle carceri e guidandole nel labirinto delle procedure c’è anche Seconda Chance, un’associazione no profit fondata da una giornalista di La7, Flavia Filippiinsieme all’autrice e documentarista Alessandra Ventimiglia Pieri e alla titolare di Ethicatering, Beatrice Busi Deriu. «Siamo partiti piano, con pochissimi mezzi a parte la nostra volontà di aiutare queste persone e dare una mano agli esercizi commerciali e alle imprese e in poco tempo questa attività è diventata enorme - dice Filippi -. Abbiamo richieste anche da grandi catene e da associazioni imprenditoriali che colgono bene l’opportunità di avere degli sconti fiscali e nello stesso tempo di aprire le porte del carcere a persone di buona volontà». Un piccolo boom insomma.

Partiti dal carcere di Roma l’associazione oggi ha aperto i suoi “sportelli” in tutta Italia: oltre che nella Capitale anche a Opera, Bollate, Monza, Venezia, Pescara, Civitavecchia, Frosinone, Terni, Rieti, Viterbo, Secondigliano. «Siamo una sorta di cerniera tra le carceri e le imprese disposte ad agevolare il reinserimento lavorativo dei detenuti a fine pena usufruendo dei benefici concessi dalla legge Smuraglia», spiega Filippi che è anche presidente. Si tratta di ragazzi a fine pena che già usufruiscono di permessi premio per andare a casa e che hanno ricevuto dal direttore l’autorizzazione, per buona condotta, a lavorare fuori dalle mura del carcere.

«Trovare un’occupazione - spiega Filippi, è la massima aspirazione per chi sogna di reinserirsi; per gli imprenditori c'è anche la possibilità di fare impresa dentro agli istituti di pena, che spesso dispongono di enormi capannoni industriali da cedere in comodato d'uso gratuito a chi porti formazione e lavoro». L’opzione prevede l’affitto gratuito, 520 euro di sconto su ogni lavorante, 95% dei contributi abbattuti. Al momento l’associazione ha aperto le porte delle strutture di correzione a più di 100 detenuti «ma si tratta di un numero costantemente in evoluzione, visti i volumi delle domande», aggiunge Filippi.

Le adesioni

A oggi hanno aderito alla legge Smuraglia attraverso il servizio di Seconda Chance l’Istituto Superiore di Sanità, Terna, Conad Nord Ovest con il polo logistico di Civitavecchia, Gruppo Palombini, Fnip (Federazione Nazionale delle Imprese di Pulizie), Tsg Italia, Gruppo Axcent, Palazzo del Freddo Fassi, Pioda Imaging, chef Filippo La Mantia, oltre che «svariati ristoranti e imprese edili perché ristorazione ed edilizia sono i mestieri che in carcere si apprendono più facilmente», conclude Flavia Filippi. E vinto il pregiudizio, nemico numero uno per chi sta dietro le sbarre, il livello di soddisfazione dei datori di lavoro è altissimo. «Basta solo conoscere questa possibilità e saperla cogliere», dice Filippi. Il resto viene da solo.

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