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Curatori dei minori e più accordi: cambiano i legali della famiglia

Per i nuovi procedimenti debuttano le novità introdotte dalla riforma civile: avviati i corsi per formare i professionisti. Negoziazione assistita per le liti sui figli di genitori non sposati

di Valentina Maglione e Valeria Uva

(Illustrazione Anna Godeassi)

3' di lettura

Danno più spazio agli avvocati nelle controversie familiari, con ruoli in parte diversi da quelli tradizionali, le novità che la riforma civile (legge 206/2021) fa debuttare per i procedimenti che saranno avviati da dopodomani, mercoledì 22 giugno. Si tratta del primo step di un riordino complessivo: per la maggior parte delle norme – che includono la creazione del tribunale unico per le persone, per i minorenni e per le famiglie e la previsione di un rito unificato – la riforma detta solo i principi e i criteri di delega, che dovranno essere tradotti in disposizioni dai decreti legislativi del Governo, da adottare entro il 24 dicembre 2022.

A partire ora sono invece alcune novità urgenti per “razionalizzare” i processi di famiglia (sintetizzate nelle schede a fianco), che gli avvocati familiaristi vedono con favore. Sempre da mercoledì la riforma introduce anche alcune novità in materia di esecuzione forzata (su cui si veda il servizio a pagina 22).

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I curatori

Vanno nella direzione di delineare una nuova funzione per gli avvocati che si occupano di diritto di famiglia le disposizioni che aumentano i casi in cui va nominato e i poteri del curatore speciale del minore. Si tratta di un soggetto incaricato di rappresentare e assistere il minore: dal giudice potranno ora essergli attribuiti poteri di rappresentanza sostanziale ed è previsto che ascolti il minore.

La legge non prescrive i requisiti per chi intende ricoprire il ruolo di curatore speciale del minore, ma l’avvocatura si sta attrezzando, con corsi di formazione ed elenchi tenuti dagli Ordini. «Ci aspettiamo nuove occasioni di nomina – sottolinea Daniela Giraudo, coordinatrice della commissione diritto di famiglia del Consiglio nazionale forense – l’avvocatura può essere protagonista per preparazione e competenza, ma l’incarico è delicato e va affrontato con una preparazione specifica». A breve il Cnf fornirà agli avvocati indicazioni sulla figura del curatore e sulle sue caratteristiche. «È importante svolgere una formazione sul ruolo – anticipa Giraudo – e molti Ordini stanno già erogando corsi in questa direzione».

Su questo fronte anche l’Aiaf (associazione degli avvocati per la famiglia e i minori) è attiva da tempo: «Da anni organizziamo corsi per i curatori speciali dei minori – afferma la presidente, Cinzia Calabrese – perché siamo convinti che debbano avere competenze specifiche e una formazione adeguata. Quella del curatore è un’attività molto importante, che richiede di rapportarsi con il minore e di ascoltarlo, di relazionarsi con i genitori e con i loro difensori e con gli operatori dei servizi sociali. In alcuni tribunali i curatori sono già coinvolti in molti procedimenti che riguardano i minori, ora la prassi sarà estesa a livello nazionale».

La nomina del curatore speciale del minore è prevista anche nei procedimenti di allontanamento dei figli dalla famiglia, che si svolgeranno sotto il controllo del giudice. «La riforma – osserva Calabrese – ha confermato la posizione di parte processuale del minore, il quale ha diritto di essere assistito nei procedimenti che lo riguardano, nel rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa».

La negoziazione assistita

Da tutta la riforma «emerge un nuovo ruolo dell’avvocato, come persona di fiducia dell’assistito che cerca di risolvere il conflitto», ragiona Lorenza Cracco, avvocata specializzata in diritto di famiglia e fondatrice dello studio legale Crclex. La riforma punta sulla negoziazione assistita dagli avvocati che, dalla data di mercoledì, si potrà usare non più solo per le separazioni e i divorzi, ma anche per chiudere con un accordo le controversie che riguardano i figli nati da coppie di fatto.

«Una modifica necessaria – rileva Cracco – perché non ha senso doversi rivolgere al tribunale per le coppie non coniugate quando gli accordi chiusi in studio su separazioni e divorzi sono sempre di più». Lo conferma l’Istat, per cui gli accordi su separazioni e divorzi conclusi nel 2021 con la negoziazione assistita dagli avvocati sono stati l’8,8% in più di quelli del 2019.

Una posizione condivisa anche da Giraudo che però ritiene ci sia ancora uno steccato da abbattere: quello del gratuito patrocinio non ancora possibile nella negoziazione assistita, ma previsto dalla legge delega da attuare con un decreto legislativo. «Senza il gratuito patrocinio la coppia si rivolgerà per forza di cose al tribunale, dove è ammesso, ma questo comporterà ulteriori costi pubblici per l’erogazione di tutti i servizi».

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