la storia

Curdi, i 100 anni di lotta di un popolo senza Stato

«Non abbiamo amici, se non le montagne». I curdi amano ripetere la battuta, alludendo alla lunga serie di tradimenti subìti nel Novecento. I tormenti del popolo e delle sue battaglie, dagli accordi del 1923 al voltafaccia di Trump


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Una bandiera del Pkk (Ap)

3' di lettura

«Non abbiamo amici, se non le montagne». I curdi amano ripetere la battuta, alludendo alla (lunga) serie di tradimenti subìti nel Novecento. Le storia del popolo, formato da 30 milioni di abitanti sparsi dalla Turchia meridionale all'Iraq, è scandita dalla lotta per il riconoscimento della propria identità nazionale e i torti inflitti dai vari alleati che si sono susseguiti negli anni.

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L'ultimo, in ordine cronologico, è il voltafaccia di Donald Trump alle truppe che avevano combattuto l'Isis a fianco degli statunitensi. Ecco la ricostruzione di 100 anni di turbolenze del «più grande popolo senza Stato» curata dal Financial Times.

1920
In occasione del Trattato di Sèvres, l'accordo che sancisce la fine della prima guerra mondiale e dell’Impero ottomano, ai curdi viene promessa la concessione di uno Stato autonomo. Il territorio indicato rientrerebbe idealmente nell'altopiano del Kurdistan, ma Regno Unito, Francia e Usa non mantengono la promessa e danno il via libera alla creazione di altri Stati nella zona. È l'inizio di una serie di rivolte per difendere l'identità nazionale curda.

1923
Il generale Mustafa Kemal Ataturk, protagonista della guerra di indipendenza, fonda la Turchia moderna. Lo Stato, centralizzato e sfavorevole alle minoranze, inizia una pesante repressione militare, costringendo la popolazione curda a rinnegare la sua lingua e «turchificare» i nomi propri e la toponomastica.

1946
L'Unione sovietica cerca di annettere l'Iran settentrionale e, per incalzare le autorità locali, incoraggia i curdi a fondare uno Stato autonomo: la Repubblica di Mahabad. Viene rasa al suolo appena i sovietici si ritirano.

1958
Mustafa Barzani, un leader militare che aveva combattuto nella Repubblica di Mahabad, ritorna nel suo Paese natale (l'Iraq) e guida una rivolta nazionalista curda. Scoppia il conflitto che durerà fino al 1970.

1962
Un quinto dei curdi siriani viene privato della cittadinanza, perdendo lavoro, diritto di voto e possibilità di partecipazione politica. Le loro terre vengono assegnate ad arabi e assiri.

1972
Lo Scià di Persia, Mohammad Reza Pahlavi, chiede al presidente statunitense Richard Nixon di sostenere la rivolta dei curdi in Iraq. Nixon acconsente e arma i ribelli con l’obiettivo di minare la stabilità dell'(allora) filo-sovietico Iraq. Nel 1975 il sovrano persiano stringe un accordo con l'Iraq e gli Usa abbandonano i curdi.

1978
Abdullah Ocalan, curdo di cittadinanza turca, fonda il Partito dei lavoratori del Kurdistan (il Pkk). La sua missione è la creazione di una repubblica indipendente curda, da raggiungere con il ricorso alla violenza.

1984
Il Pkk si insedia nell'Iraq settentrionale, trasformandolo nell'avamposto per una guerriglia contro la Turchia. Il partito si dedica ad attentati terroristici, scatenando un conflitto che sarebbe durato (e dura ancora) nei successivi quattro decenni.

1987-1988
Negli ultimi giorni del conflitto Iran-Iraq, Saddam Hussein dà inizio a un genocidio contro la popolazione curda. Il culmine è l'attacco chimico a Halabja, con un bilancio di 5mila vittime.

1991
George W. Bush sostiene una nuova rivolta curda nel nord dell'Iraq, repressa nel sangue da Saddam. Centinaia di migliaia di curdi sono costretti alla fuga nelle montagne al confine tra Turchia e Iraq. Gli Stati Uniti impongono una no-fly zone per evitarne il bombardamento. L'accordo resterà in piedi fino all'invasione americana dell'Iraq nel 2003.

2011
La guerra civile in Siria permette ai curdi siriani di formare un'amministrazione autonoma nel nord-est del Paese. Gli Stati Uniti si alleano con l'Unità di protezione popolare, un gruppo di combattenti legato al Pkk, per contrastare l'avanzata dell'Isis nel Paese.

2015
Naufragano le trattative di pace fra la Turchia di Erdogan e il Pkk. I rapporti esplodono con una guerriglia nel sud-est del Paese e bombardamenti su Istanbul e Ankara. Si registrano ondate di arresti di politici e attivisti curdi.

2018
Donald Trump si dichiara intenzionato a ritirare le truppe americane dalla Siria, spiegando che la guerra con l’Isis è stata «vinta». Il presidente Usa è costretto al dietrofront dalle proteste contro l’abbandono degli alleati curdi.

2019
Le Forze democratiche siriane, un'alleanza fra curdi e oppositori al regime di Assad, sconfiggono l'Isis nella sua ultima roccaforte nel nord-est del Paese. Il 7 ottobre dello stesso anno Trump abbandona gli ex alleati, spianando la strada all'invasione turca della Siria.

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