Sanità

Cure digitali per raggiungere un anziano su dieci a casa

Il piano del Governo per sfruttare le risorse europee

di Marzio Bartoloni

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(Melinda Nagy - stock.adobe.com)

Il piano del Governo per sfruttare le risorse europee


3' di lettura

La «casa digitale come prima luogo di cura». Si chiama così uno dei capitoli principali del piano a cui lavora il ministro della Salute Roberto Speranza che guarda ai fondi europei del Recovery fund (o del Mes) per finanziare la messa in sicurezza del Servizio sanitario nazionale dopo lo tsunami del Covid che dopo la prima violenta ondata ora potrebbe tornare a colpire la nostra Sanità.

Un terremoto che ha messo a nudo quello che è il fianco scoperto del Ssn: le cure a casa, mancate durante i mesi dell’emergenza quando si aspettavano i malati di coronavirus in ospedale invece di trattarli ai primi sintomi del virus.

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Una lezione importante di cui si proverà a fare tesoro con le risorse che si spera arriveranno nei prossimi mesi dall’Europa. Da qui il progetto ambizioso del ministro Speranza: quello di far diventare l’Italia il primo Paese europeo nell’assistenza domiciliare capace di curare un over 65 su dieci a casa (oggi si assistono non più del 4% degli anziani). Un addio parziale all’ospedale contenuta nelle bozze del piano messo a punto dai tecnici del ministero della Salute che sarà possibile investendo 5 miliardi in cinque anni sulle «cure territoriali digitali» creando «presidi a degenza temporanea» e strutture come le «Case di comunità» - l’idea è averne una ogni 50mila abitanti - dove equipe formate da medici di famiglia, infermieri e altri specialisti forniranno le cure per i primi bisogni della cronicità.

Ma la vera rivoluzione sarà quella appunto di provare a trasformare il domicilio di anziani e pazienti cronici in una «casa digitale» in grado di diventare il «primo luogo di cura»: un progetto che secondo le bozze del piano del minstero vale almeno 2,5 miliardi in 5 anni che scommette sulla «riorganizzazione e la gestione dei servizi di cure domiciliari integrate - si legge nella scheda sulla casa digitale - attraverso l'utilizzo delle tecnologie digitali ed, in particolare, delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dall’evoluzione della rete che consente l’acquisizione di dati da sensori in maniera capillare, la telepresenza di presidi medici virtuali e la movimentazione di dati tra registri remoti».

In pratica una vera e propria svolta digitale dove la telemedicina potrebbe fare la patte del leone entrando a casa degli italiani.

A spiegarlo è stato lo stesso ministro Speranza in Parlamento parlando dei progetti di riforma del Servizio sanitario nazionale: «Il primo luogo di cura deve essere la casa. In Italia - ha ricordato il ministro - l’assistenza domiciliare è al 4% contro la media Ocse al 6%. Il mio obiettivo è renderla il primo paese Ue per assistenza domiciliare per over-65 e dobbiamo superare la media del 10%».

Una lunga marcia che sarà possibile secondo Speranza rafforzando anche «la telemedicina e la sanità digitale. Useremo tutte le risorse disponibili - ha aggiunto - per investire su telemedicina e cultura digitale e investiremo in un nuovo piano per sostituire tutti i macchinari obsoleti nel nostro paese». La parola chiave sara prossimità: «Se avremo un infermiere o un medico in casa nostra e se il Ssn riuscirà ad entrare nei nostri telefonini avremo centrato l’obiettivo».

Tra gli altri punti del piano anche il potenziamento del progetto del fascicolo sanitario elettronico per il quale si stima una spesa di 1 miliardo e che punta a «favorire la digitalizzazione documentale, secondo standard europei, l'armonizzazione e l'estrazione dei dati», mettendo a punto anche «una App per la raccolta di dati clinici individuali in autocontribuzione del cittadino» e potenziando «la capacità regionale di raccolta, analisi e interoperabilità dei dati».

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