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Cutaia, una dorsale per produrre l’arte del presente

Il nuovo direttore generale alla Creatività contemporanea del ministero progetta una rete di centri di arte pubblica in tutto il paese strettamente collegati con le altre arti

di Marilena Pirrelli

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«che Macello!!»del 2010 Installazione Perino & Vele a Portici

Il nuovo direttore generale alla Creatività contemporanea del ministero progetta una rete di centri di arte pubblica in tutto il paese strettamente collegati con le altre arti


3' di lettura

La pandemia ha portato alla paralisi e alla chiusura di centinaia di spazi artistici e culturali e reso ancor più precario il lavoro nell'arte e, in particolare, nell'arte visuale con la chiusura dei musei e delle mostre. Un comparto che poco ha potuto godere di ristori e aiuti da parte del Mibact non avendo, di fatto, l'artista visuale e le professionalità correlate al contemporaneo un riconoscimento giuridico. La crisi insomma ha acuito la precarietà che ha investito l'intero comparto. Che fare? Risponde Onofrio Cutaia, da inizio anno alla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Mibact e negli ultimi cinque alla Direzione Generale Spettacolo dal vivo e nel 2014-15 a quella del Turismo.

Come si esce da questa impasse?
Sarà utile ragionare sulla evidente carenza nel territorio nazionale di luoghi pubblici intesi come “residenze creative” che possibilmente facciano rete tra di loro.

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Che cosa ha trovato nella mappa della direzione?
Sul piano di un possibile sistema professionale per i lavoratori delle arti visive è evidente che sia necessaria una concertazione con i dicasteri competenti, primo fra tutti quello del Lavoro.

Progetti?
Sono alla DG CC da qualche settimana. Questo è il tempo dello studio e dell'approfondimento. Si intravedono comunque sin da ora delle esigenze forti. Soprattutto, come dicevo, si potrebbe lavorare a una sorta di “dorsale” dell'arte contemporanea articolata in luoghi attivi della produzione e della fruizione. Ovvero luoghi di lavoro e di partecipazione.

Guardate ai Centres d'art contemporain, dal 2018 sono 27 quelli d'intérêt national disseminati in tutto il territorio francese. Sorti negli anni 70 per dare cittadinanza al settore delle arti plastiche, luoghi di produzione e diffusione dell'arte, dove sperimentare con un programma annuale di mostre, pubblicazioni e lavori di mediazione con il pubblico e con lo scopo di costruire collezioni pubbliche per i FNAC (Fonds national d'art contemporain) e i FRAC, (Regional collections of contemporary art – Frac) i musei o per quelle private di collezionisti e fondazioni, con fondi permanenti, anche specializzati in fotografia, design e moda?
Certo, si tratta di buone pratiche. In Francia, per altro, negli anni ottanta è stato fatto anche un ottimo lavoro dal punto di vista dell'intervento pubblico, con l'istituzione dei centri di produzione della Danza, intercettando così uno spirito vitale nascente, quello appunto della nouvelle dance.

È la prima volta che si pensa all'istituzione di un finanziamento ordinario per la produzione di arte contemporanea, ha idea quale potrà essere il suo valore?
Qualunque intervento dovrà essere definito nell'ambito di una strategia complessiva pensata per la creatività contemporanea e oggi è prematuro parlare di risorse.

Onofrio Cutaia

Esiste già una geografia dei luoghi del contemporaneo e la Piattaforma Duepercento mappa l’arte pubblica, ora cosa intende fare?
È necessario avere una mappatura chiara di chi fa cosa nel mondo dell'arte contemporanea. La DG CC sta già lavorando a fondo in questo senso e tra non molto potranno essere evidenti i risultati di indagini conoscitive sull'intero territorio nazionale. Ad esempio intorno alle questioni relative all'arte pubblica.

La sua direzione in questi anni ha lavorato ai bandi e ai premi, moltiplicandoli. Quali salverà?
I bandi possono anche andar bene, anzi alcuni andranno rafforzati. Credo però che sia utile concentrare le nostre energie nell'individuazione di un intervento organico, come ho già detto, che abbia uno sguardo sull'intero territorio nazionale, a partire dai luoghi.

Qualche idea?
Gli spazi di archeologia industriale sono molto evocativi, e spesso raccontano tanto delle storie dei luoghi e delle persone.

E l'organizzazione?
Dovrebbero essere luoghi di produzione e lavoro ma anche di partecipazione, di visita e di incontro. Luoghi che possano far rete oltre che tra di loro anche con le realtà culturali presenti nel territorio e tra queste certamente con i Teatri.

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