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Cvc chiude mega-fondo da 21 miliardi. In cascina le munizioni per la Serie A

Entro il 24 luglio la Lega Calcio attende le proposte preliminari dei fondi. Nella prossima assemblea i club decideranno la linea nella controversia con Sky

di Andrea Biondi e Carlo Festa

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(REUTERS)

Entro il 24 luglio la Lega Calcio attende le proposte preliminari dei fondi. Nella prossima assemblea i club decideranno la linea nella controversia con Sky


3' di lettura

L’investitore internazionale Cvc raccoglie le munizioni per l’offerta sui diritti tv della Lega Serie A e, allo stesso tempo, proprio in questi giorni lancia a livello internazionale il suo ottavo fondo, veicolo che raggiunge una dotazione di 21,3 miliardi di euro, un record a livello mondiale.

Un fondo da record

L’ottavo fondo di Cvc è il secondo più grande della storia del private equity (battuto soltanto da un veicolo lanciato da Blackstone negli Stati Uniti), il più grande a livello europeo e soprattutto è ben superiore alle attese. Il settimo fondo di Cvc, quello precedente e già investito in buona parte, era infatti arrivato a quota 15,5 miliardi, mentre l’ottavo fondo aveva messo come asticella il raggiungimento di capitali per 17 miliardi di euro: sono invece arrivati dai sottoscrittori altri 4,3 miliardi per complessivi 21,3 miliardi. In questo contesto, con questa cassa a disposizione, il gruppo finanziario, guidato in Italia da Giampiero Mazza, si pone come uno degli investitori più agguerriti a livello globale. Cvc è già ben presente in Italia, dove ha comprato gruppi come Sisal, nel settore delle scommesse, e Recordati nella farmaceutica.

Il dossier diritti tv della Serie A

Uno dei dossier sotto osservazione attualmente è quello dei diritti tv della Serie A italiana di calcio. Una trattativa è in corso con la Lega Calcio presieduta da Paolo Dal Pino, che proprio qualche giorno fa, dopo aver incaricato come legale l’avvocato Francesco Gianni, ha deciso di dotarsi anche di un advisor finanziario, individuato in Lazard, per scegliere le migliori offerte che potrebbero arrivare sul tavolo da parte dei fondi di private equity.

In gioco c’è il business miliardario, per i prossimi dieci anni, dei diritti tv (ma anche diritti d’immagine e commerciali di altro tipo) della Serie A di calcio. Da Cvc, assistita da Rothschild e dallo Studio Gattai, è arrivata una manifestazione d’interesse con una valutazione indicativa di 2,2 miliardi per il 20% della Serie A. Dopo questa proposta sono arrivate le manifestazioni d’interesse anche di altri private equity: Bain Capital (affiancato da Nomura e dall’ex-Ad del Milan, Marco Fassone) e di Advent (che invece avrebbe come advisor strategico l’ex-capo di Infront Italy, Marco Bogarelli). Inoltre altri gruppi finanziari come Cinven, Fortress, Clayton Dubilier, Blackstone e Silver Lake starebbero studiando il dossier.

Entro il 24 luglio la Lega attende le proposte preliminari dei fondi. La situazione è dunque in evoluzione. C’è da dire che questa vicenda ha fatto emergere l’upside che potrebbe avere il business dei diritti tv del calcio italiano, in caso di gestione professionale. Il campionato della Serie A è meno redditizio di altri campionati europei, pur avendo un importante numero di tifosi nel mondo: basta pensare che la Serie A ha nel mondo 360 milioni di tifosi, mentre la Liga spagnola 420 milioni. Tuttavia la seconda è molto più redditizia per le squadre iberiche in termini di entrate televisive.

I paletti della Legge Melandri

Esistono ovviamente fattori che potrebbero ostacolare un eventuale accordo con i private equity. Ci sono in primo luogo i paletti della Legge Melandri, visto che la Lega ha la titolarità della cessione dei diritti tv. Inoltre non tutti i presidenti sarebbero a favore di un’operazione di questo tipo. Intanto la stessa Lega ha incassato un risultato “agrodolce” sul fronte diritti Tv, con il decreto ingiuntivo emesso dal Tribunale di Milano nei confronti di Sky per il mancato pagamento dell’ultima rata della stagione che va concludendosi. C’è però un particolare che rende quella della Lega Serie A una “non vittoria”: non si tratta di un provvedimento provvisoriamente esecutivo che avrebbe imposto a Sky il pagamento immediato. La media company può quindi presentare opposizione. Ci sono 40 giorni per presentare ricorso cui vanno aggiunti altri 90 giorni per fissare l’udienza. A questo punto l’attenzione si sposta sull’assemblea di Lega prevista per i primi giorni della prossima settimana. Vinceranno i falchi che vogliono staccare il segnale a Sky? Oppure, visto anche che l’1 luglio Sky ha versato la prima rata della prossima stagione, si propenderà per la trattativa?

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