Sicurezza online

Cyber, l’allarme di Grassi (Tim): Italia terza al mondo per attacchi malware

Il nuovo quadro dei rischi informatici alla presentazione del master in sicurezza cibernetica dell’università di Padova

di Marco Ludovico

(ipopba - stock.adobe.com)

3' di lettura

Per gli attacchi malware ad aprile l’Italia è balzata al terzo posto al mondo. «A gennaio era il quinto Paese più colpito, a febbraio e marzo il quarto mentre ad aprile sale sul podio di questa speciale classifica come terza nazione maggiormente afflitta dal fenomeno malware» ha spiegato Stefano Grassi. Security vice president di Tim S.p.a., Grassi parla alla recente presentazione del corso di laurea magistrale in cybersecurity dei dipartimento di Matematica e di Ingegneria dell’Informazione dell’università di Padova. Insieme al colonnello Gian Luca Berruti del Nucleo frodi tecnologiche della Guardia di Finanza.

Le sfide della sicurezza cyber

Grassi elenca i «fattori di rischio» di un mondo sempre più interconnesso. Gli utenti internet «erano 3,8 miliardi nel 2018, saranno 5,3 miliardi nel 2023». Device e connessioni nello stesso periodo passano da «8,8 a 13,1 miliardi». Sul piano generale «il rischio cyber è tra i top 10 rischi a livello globale». In particolare «gli attacchi cyber rappresentano uno dei rischi tecnologici più significativi in termini di impatto e probabilità». E la «seconda tipologia più diffusa» degli autori di intrusioni ostili riguarda quelli che «attaccano aziende di un settore specifico, prevalentemente legate all’erogazione di servizi essenziali, conoscendone le dinamiche».

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Il report Trend Micro

«Secondo un report di Trend Micro, nel 2021, l’Italia si conferma nelle prime posizioni della classifica mondiale dei Paesi maggiormente presi di mira dai malware» ricorda Grassi. «La top five dei Paesi più attaccati è guidata da Stati Uniti (31.056.221 attacchi) e Giappone (30.363.541). Dopo l’Italia in terza posizione seguono India (4.411.584) e Australia(4.387.315)». I casi di attacchi nel settore Tmt (tecnologia, media e telecomunicazioni) come quello a Disney Plus con danni per 20 milioni di dollari «hanno causato ingenti perdite non solo economiche» sottolinea l’alto dirigente Tim.

Il contrasto della Guardia di Finanza

Il colonnello Gian Luca Berruti, Nucleo frodi tecnologiche della Guardia di Finanza, racconta l’azione delle Fiamme Gialle nel settore criminalità informatica. Punta alla ricerca, la prevenzione e il contrasto dei reati e le illegalità perseguite dalla Finanza e sempre più diffusi nelle modalità tecnologiche. Un ventaglio ampio, variegato: l’evasione fiscale; gli illeciti doganali e in materia di accise; le frodi nell’impiego di risorse pubbliche nazionali e comunitarie; gli illeciti dei mercati finanziari e mobiliari, in materia di valuta, titoli, valori e mezzi di pagamento; la contraffazione e il diritto d’autore. Il Nucleo frodi tecnologiche si avvale dell’intelligenza artificiale per la ricerca massiva di evidenze sui big data. E agenti sotto copertura informatica così come sistemi automatizzati tipo BotNet.

Formazione cyber strategica

«Strumento irrinunciabile, Internet è anche fragile. La digital transformation è l’abilitatore nevralgico della ripartenza dell’economia, resta fondamentale salvaguardarne la sicurezza. In questa ottica, l’università di Padova conferma per il secondo anno il corso di laurea magistrale in cybersecurity proprio per implementare la sicurezza Informatica con l’investimento sul capitale umano» mette in evidenza Mauro Conti, coordinatore del corso. Il fabbisogno in crescita frenetica di specialisti lo ricorda Grassi: «Secondo una recente survey di (ISC)2, ente di certificazione in ambito security, da un’indagine globale su 19mila professionisti di questo settore, di cui 3.694 in Europa, emerge che almeno il 38% delle aziende europee sta ricercando esperti di cybersecurity per far crescere il proprio team di almeno un 15% in questo anno». In Europa, aggiunge, «lo skill shortage (mancanza di competenze, n.d.r.) nella cybersecurity è previsto arrivare a 350mila posti di lavoro non occupati entro il 2022».

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