sicurezza

Cyber, pronto lo schema per Gentiloni e Minniti

di Marco Ludovico

(Alamy Stock Photo)

2' di lettura

I testi per la struttura anticyber a palazzo Chigi già ci sono. Il governo guidato da Paolo Gentiloni può licenziarli in tempi rapidi. Le architetture istituzionali erano state definite con l’esecutivo guidato da Matteo Renzi. Progetto poi naufragato per le polemiche politiche sull’intenzione di Renzi di nominare alla guida dell’authority il suo amico Marco Carrai.

Dotarsi di un ufficio dedicato al cyber
Con l’approdo di Gentiloni finora non risulta che il tema sia stato affrontato. Adesso, però, torna di nuovo attuale, anzi urgente. L’indagine della procura di Roma sulle intrusioni informatiche dei fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero ai massimi livelli istituzionali restituisce il quadro di una minaccia incombente. Del resto, per il Governo quello di dotarsi di un ufficio dedicato alla cyber è un obbligo. Sancito dalla cosiddetta direttiva Nis (Network and Information Security) dell’Unione europea. L’Italia ha tempo fino a maggio 2018 per approvare le norme legislative in attuazione della direttiva. Il tema è stato seguito da Marco Minniti, oggi ministro dell’Interno, quando era autorità delegata dal presidente del Consiglio ai servizi di informazione e sicurezza.

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Delega ai servizi nelle mani di Gentiloni
La delega ai servizi è ora nelle mani del presidente Gentiloni. Ma i contatti di Minniti con i vertici degli gli apparati di intelligence sono frequenti: fatto scontato, il ministro dell’Interno è l’autorità nazionale di pubblica sicurezza. Riunisce e presiede il Cnosp (comitato nazionale ordine pubblico e sicurezza) con tutti i vertici degli apparati. E la minaccia cyber fa parte ormai abituale dei dossier antiterrorismo e di prevenzioni attacchi contro le cosiddette infrastrutture critiche. In più il Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) presieduto da Giacomo Stucchi (Lega) da due mesi svolge un’indagine sulle «captazioni informatiche». E martedì si riunisce per la prima volta quest’anno: di certo si parlerà di anche cyber e non solo per i risvolti dell’inchiesta giudiziaria romana.

In tempi brevi una “unità di missione” per contrastare gli attacchi informatici
Palazzo Chigi, ora, deciderà i tempi e la pianificazione del nuovo ufficio. Il materiale a disposizione è molto. In attesa delle norme di legge per attuare la direttiva Nis, ci sono già le bozze di un Dpcm-decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Palazzo Chigi, infatti, può dare il via libera, in tempi brevi, a una cosiddetta «unità di missione» destinata al contrasto anticyber. Articolata in tre settori: ricerca e analisi; giuridico-amministrativo per l’emanazione delle direttive alle amministrazioni; operativo, sulle infrastrutture critiche e gestori telematici.

La scelta in mano a Gentiloni
Tramontato il nome di Carrai, si era parlato anche di un docente universitario come possibile candidato alla guida. La questione del nome al vertice, tuttavia, ora sembra del tutto disinnescata da rischi di polemiche politiche. La palla è in mano al presidente Gentiloni. E oggi, tra l’altro, il Consiglio dei ministri dovrebbe dare un anno di proroga a tre vertici degli apparati di sicurezza: Claudio Graziano, capo di Stato Maggiore della Difesa; Tullio del Sette, comandate generale dell’Arma; Danilo Errico, capo di stato maggiore dell’Esercito.

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