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Cyberbullismo e minori: scuola in prima linea contro i violenti online

La legge 71/2017 affida compiti precisi a dirigenti e insegnanti per intervenire prima che i fatti diventino reati

di Marisa Marraffino


3' di lettura

La legge 71/2017 affida alla scuola un ruolo centrale, sul piano della prevenzione e dell’educazione digitale. Intanto, sembra diminuire l’età delle vittime di cyberbullismo. Soltanto nei primi cinque mesi del 2019 - dati ufficiali della polizia postale - sono stati 6 i casi in cui l’età di chi ha denunciato i fatti è scesa sotto ai 9 anni, contro i 14 del 2018.

I dati recenti
Il reato singolo più frequente è la diffamazione aggravata (109 le vittime nel 2018), seguito dalle minacce e dalle molestie (122) fino alle sostituzioni di persona (60) e alle estorsioni sessuali (43). Crescono le denunce di diffusione di materiale pedopornografico, legate al fenomeno del sexting con 28 casi denunciati nei primi cinque mesi del 2019 contro i 40 di tutto il 2018.

Cyberbullismo: la scuola in prima linea contro i violenti online

La legge 71/2017 non ha introdotto un nuovo reato di cyberbullismo, ma ha rafforzato le forme di tutela e gli strumenti di prevenzione. Ha prescritto l’obbligo per ogni scuola di nominare un referente e ha previsto una serie di rimedi nuovi, come l’ammonimento del questore, per arginare gli effetti delle condotte già in essere. Eppure la cifra oscura dei reati associati al cyberbullismo continua a restare alta. La prassi dimostra che gli ammonimenti richiesti al questore sono ancora pochi, soltanto 30 in tutta Italia. In testa per numero di ammoniti la provincia di Varese con 8 provvedimenti, seguita da Venezia con 5 e Roma e Viterbo con due. Nelle altre province si tratterebbe di casi isolati.

A frenare il ricorso alla misura un duplice ordine di fattori. Da un lato le altre misure preventive, in grado da sole di evitare che i casi finiscano davanti alle autorità, come la possibilità di rimuovere spontaneamente i contenuti o farli cancellare dai social network; dall’altro il fatto che l’ammonimento possa essere attuato anche per i reati procedibili d’ufficio. In quest’ultimo caso, infatti, verrebbe meno la sua natura preventiva, perché il poliziotto o il carabiniere al quale il minorenne può rivolgersi per avviare l’iter avrebbe l’obbligo di denunciare fatti-reato procedibili d’ufficio, in quanto pubblico ufficiale. L’ammonimento si convertirebbe quindi automaticamente in un procedimento penale pendente innanzi al Tribunale per i minorenni.

Il ruolo della scuola
Il copione dei reati commessi resta invece sempre lo stesso. Si tratta in genere di video o fotografie offensivi condivisi su Instagram o casi di sexting che finiscono in estorsioni sessuali. In quest’ultimo caso a condividere video o fotografie intime in chat è la vittima che poi finisce per essere minacciata proprio dall’ex partner.

Gli insegnanti, seguendo la ratio preventiva della legge, dovrebbero intervenire prima che i fatti si evolvano in reati veri e propri, ma non sempre è possibile. Anche se gli episodi si sono verificati fuori dalla scuola, se maturati all’interno della classe, possono dar luogo a una responsabilità dell’istituto, che di conseguenza non può ignorarli (Tribunale di Roma, sentenza 6919 del 4 aprile 2018).

La scuola è stata chiaramente indicata dalla nuova legge come il soggetto preposto a formare i ragazzi anche sui temi dell’educazione digitale. Nell’ambito della propria autonomia ogni istituto può stabilire regole precise sull’uso degli smartphone durante l’orario scolastico e irrogare le sanzioni ritenute opportune che devono essere previste dal regolamento di istituto. Il primo bilancio della nuova legge dimostra che spesso le scuole preferiscono commutare la sospensione degli studenti in condotte compensative in favore della comunità scolastica, come la pulizia dei giardini o delle aule, con l’accordo delle famiglie degli autori.

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