INNOVAZIONE

Cybersicurezza, investiti 1,4 miliardi. Nel 2020 record di attacchi (+40%)

Rapporto del Politecnico di Milano sulle minacce subite dalle aziende

di Enrico Netti

(Adobe Stock)

3' di lettura

Cyberattacchi in crescita a due cifre (+40% sul 2019) mentre gli investimenti effettuati dalle aziende per la cybersicurezza crescono del 4 per cento. Questo il mercato delle soluzioni per la sicurezza degli asset digitali delle aziende che nel 2020 tocca i 1,37 miliardi di valore.

Il 2020 è stato un anno difficile in cui solo il 40% delle grandi imprese ha incrementato gli investimenti mentre un quinto ha ridotto il budget a causa della recessione. Per una impresa su due il nuovo scenario è stato l’occasione per investire in tecnologie e formazione per aumentare la sensibilità e la consapevolezza sulla sicurezza e sulla protezione dei dati dei dipendenti. Nel primo semestre 2020 sono stati registrati ben 850 incidenti di sicurezza di cui uno su sette legati al Covid.

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«Lo scorso anno è stato segnato da un aumento senza precedenti degli attacchi informatici, con le aziende impegnate in processi di riorganizzazione per gestire l’improvviso boom dello smart working e la razionalizzazione del budget a disposizione per affrontare le sfide di sicurezza a causa del grave impatto economico della pandemia – commenta Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano che verrà presentato mercoledì -. Nei prossimi mesi assisteremo probabilmente a un graduale ritorno alla normalità. Il ribilanciamento della spesa vedrà crescere componenti innovative, legate per esempio alla messa in sicurezza e protezione del cloud. A catalizzare l’attenzione ci sarà lo smart working oltre a un crescente interesse verso le tecniche di difesa basate sull’intelligenza artificiale e il tema della digital identity, più centrale nel nuovo modo di lavorare agile. Una delle principali sfide per l’anno sarà quella di garantire la sicurezza in contesti nuovi, in particolare negli ambienti domestici ma anche all’interno degli ambienti industriali dove la convergenza con la sicurezza per la tecnologia operativa è ancora agli albori».

Il punto è che, secondo gli esperti del Polimi, le aziende dimostrano una scarsa maturità. Solo nel 41% dei casi la responsabilità della sicurezza ict è affidata a un direttore della sicurezza informatica e nel 38% dei casi non è prevista nessuna comunicazione al board sulla materia. La gestione della protezione dei dati è più evoluta, anche a seguito della spinta normativa, e oltre i due terzi delle imprese dispone di un responsabile della protezione dei dati, figura prevista dal Gdpr, mentre le restanti si avvalgono di esperti esterni. «Il mercato italiano della cybersecurity è ancora limitato in rapporto al Pil, con un’incidenza di appena lo 0,07% nel 2019, circa 4-5 volte in meno rispetto ai paesi più avanzati - evidenzia Gabriele Faggioli, Responsabile scientifico dell’ Osservatorio -. Emerge inoltre la necessità di rafforzare il presidio delle normative, anche considerando le sanzioni comminate dalle Autorità competenti e gli importanti data breach di cui si ha avuto notizia».

Critica la situazione delle Pmi. Per il 59% l’uso dei pc personali e delle reti domestiche ha esposto le aziende a maggiori rischi di sicurezza e per la metà sono aumentati gli attacchi informatici. Per le Pmi è emergenza risorse perché il 22% per quest’anno ha previsto investimenti in sicurezza ma è stata poi obbligata a ridurre il budget a causa della congiuntura negativa, un terzo non si è dato un budget e più di un quarto non è interessato all’argomento sicurezza.

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