Le scelte della casa bianca

Cybersicurezza, Rudolph Giuliani a capo della task force di Trump

di Marco Valsania

Rudolph Giuliani (Ansa)

2' di lettura

Non è diventato ministro degli Esteri dell'amministrazione Trump entrante come sperava, ma una task force non si nega a nessuno. Rudolph Giuliani, l’ex sindaco di New York la cui carriera dopo l'ammirata risposta agli attentati dell'11 Settembre 2001 si era arenata tra le controversie personali e politiche, è stato scelto dal presidente eletto per diventare zar della cibersicurezza con un focus sulle sfide per le aziende.

Giuliani, più precisamente, guiderà una task force sulla pirateria informatica rivolta al settore privato che verrà regolarmente consultata e che verrà affiancata da incontri del presidente con executive delle principali imprese. Una decisione che arriva all’indomani dell’annuncio da parte di Trump, nella prima conferenza stampa da prossimo presidente, di voler preparare e presentare alla nazione entro 90 giorni dall'insediamento un'analisi completa sull'hacking ispirato da potenze straniere.

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«Come amico fidato Giuliani condividerà le sue conoscenze e i suoi suggerimenti sui problemi di cibersicurezza nel settore privato e sulle soluzioni emergenti», ha fatto sapere la squadra di transizione di Trump. Per il 72enne Giuliani la nuova posizione appare però molto ridimensionata rispetto ad aspirazioni che lo avevano visto puntare, oltre che al ruolo di Segretario di Stato, a poltrone di primo piano in una riorganizzazione del servizi segreti americani.
Trump è finito nella bufera per i rapporti di intelligence che hanno concluso come la Russia abbia violato i computer del partito democratico e orchestrato una campagna per favorire la sua vittoria alle urne. Il futuro presidente ha anmesso che Mosca è dietro questa operazione ma ha negato decisamente che abbia influenzato l’esito elettorale. Ha inoltre respinto come “spazzatura” sospetti mai provati che i russi abbiano raccolto su di lui informazioni personali e di business compromettenti che potrebbero renderlo ricattabile una volta alla Casa Bianca.

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