interrogatorio di garanzia a regina coeli

Cyberspionaggio, gli arrestati si difendono: mai rubato dati, contro di noi nessuna prova

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2' di lettura

Non hanno «mai rubato dati né svolto attività di spionaggio». Respingono ogni accusa Giulio e Maria Francesca Occhionero, i due fratelli arrestati con l'accusa di cyberspionaggio, secondo i quali gli indirizzi mail utilizzati secondo gli inquirenti per hackerare diversi personaggi di primo piano della politica e delle istituzioni «sono pubblici e alla portata di tutti e non c'è alcuna prova di sottrazione di dati» da parte loro. A far il punto sull'interrogatorio di garanzia tenutosi questa mattina ne carcere di Regina Coeli a Roma è l'avvocato Stefano Parretta, difensore di Giulio Occhionero.

«Inchiesta ancora tutta da scrivere»
Il suo assistito, spiega il legale, «ha respinto tutti gli addebiti e dato chiarimenti sui server all'estero che sono lì per motivi di lavoro. In questa fase stiamo parlando di ipotesi investigative, questa inchiesta è ancora tutta da scrivere». Quanto agli scatoloni di documenti acquisiti dagli inquirenti si tratterebbe «della contabilità della sua società».

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Nessun collegamento con gli ambienti dell’alta finanza
Sulla stessa linea anche l'avvocato Roberto Bottacchiari, difensore di Maria Francesca Occhionero. La sua assistita, ha spiegato ai giornalisti al termine dell'interrogatorio, non avrebbe il profilo di una persona dedita allo spionaggio. Da laureata in chimica - ha chiarito il penalista - «ha lavorato nell'azienda del fratello, occupandosi di questioni amministrative, fino al 2013, poi si è messa a cercare lavoro. Non ha nessuna ricchezza da parte né è inserita negli ambienti dell'alta finanza, viaggia su una 500 usata. I due fratelli hanno beneficiato della vendita di una villetta a Santa Marinella, di proprietà della madre, che ha fruttato 150 mila euro complessivi ai due».

«Francesca Occhionero non è ricca, ha una 500 usata»
La donna poi non sarebbe stata a conoscenza dell'attività illecita di dossieraggio portata avanti per anni dal fratello: «Sapeva certamente che era legato alla massoneria, ma questa è una cosa risaputa. In ogni caso non sapeva nulla di questa presunta attività di cyberspionaggio contestata dalla Procura». «Lei non sa neppure usare il computer - ha aggiunto il penalista - tanto è vero che un giorno ha avuto bisogno di un tecnico per risolvere un problema informatico. Loro non hanno password, non hanno carpito dati altrui e non risultano a loro carico neppure tentativi di intrusione illecita».

Polizia postale: solo tentato l’accesso alla posta di Renzi, Monti e Draghi
Di pari passo all’interrogatorio degli arrestati si precisano intanto i contorni dell’inchiesta. Smentendo alcune indiscrezioni riportante da molti giornali la Polizia postale ha chiarito oggi che i fratelli Occhionero avrebbero solo tentato l’accesso alle caselle di posta elettronica degli ex presidenti del Consiglio Matteo Renzi e Mario Monti, nonché del presidente della Bce Mario Draghi, senza riuscire nel loro intento. I cellulari di queste tre figure di primo piano delle istituzioni non sarebbero stati quindi “infettati” con virus e malware.

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