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D’Agostino fa ricorso contro la delibera Anac che lo rimuove dalla presidenza del porto

Un team di avvocati si oppone, davanti al Tar del Lazio, alla decadenza dall’incarico. Risposta attesa in ottobre. Il ministero non ricorrerà, ha nominato commissario Sommariva

di Raoul de Forcade

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Il porto di Trieste (Agf)

Un team di avvocati si oppone, davanti al Tar del Lazio, alla decadenza dall’incarico. Risposta attesa in ottobre. Il ministero non ricorrerà, ha nominato commissario Sommariva


3' di lettura

Arriverà nelle prossime ore, al Tar del Lazio, il ricorso contro la delibera dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) che, nei giorni scorsi, ha dichiarato decaduto, per inconferibilità dell’incarico, il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, Zeno D'Agostino, in carica dal 2016. Contro la decisione ricorreranno anche la stessa Adsp di Trieste e Assoporti.

I legali dell’ex presidente, un team formato da Guido Alpa, Francesco Munari, Federico Tedeschini e Luca Di Donna, presentano al tribunale amministrativo un provvedimento con misure cautelari, che prevede cioè la richiesta di sospensione della delibera e la fissazione di un’udienza di merito a breve.

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Il commissario designato

Intanto il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (che sotto la guida di Delrio aveva a suo tempo nominato D’Agostino al vertice dell’Adsp di Trieste) ha designato Mario Sommariva, segretario generale dell’Autorità di sistema, commissario dello scalo. E questi ha già ratificato tutti gli firmati da D’Agostino nei quattro anni di mandato. Atti che erano, di fatto, azzerati dalla delibera dell’Anac.

L’Anticorruzione ha dichiarato decaduto D’Agostino ritenendo inconferibile la carica poiché questi era già presidente della società Trieste terminal passeggeri, di cui l’Adsp detiene il 40% (il restante 60% è in capo a privati).

D’Agostino già nel febbraio 2015 era stato nominato commissario dell’Autorità portuale. Per statuto, spetta all’Authority stessa la nomina del presidente di Ttp e, all’epoca, fu sceltoD'Agostino, proprio in quanto commissario. Una carica che è stata confermata anche dopo la sua designazione a presidente dell’Autorità di sistema.


Nei giorni scorsi, il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, dopo un colloquio col ministero, aveva prefigurato anche un ricorso ministeriale contro Anac. Ma poi l’attuale ministro, Paola De Micheli, ha precisato che il suo dicastero non si muoverà in quel senso, in quanto il ricorso spetta al diretto interessato. D’Agostino, da parte sua, ha dato via libera ai suoi legali che, in tempi rapidi, hanno approntato il documento.

I nodi del ricorso

Il ricorso, spiega Munari, docente di diritto internazionale e della navigazione, «nasce con lo spirito di ottenere una sentenza nel merito che statuisca che l’inconferibilità dell’incarico ravvisata dall’Anac in realtà non esiste».

Il principio, prosegue, «è semplice: la norma dice che non puoi essere nominato da un’amministrazione se hai cariche gestionali in una società regolata da quella stessa amministrazione. Ma D’Agostino è stato nominato alla guida dell’Adsp dal ministero, che è soggetto diverso dall’Authority di sistema. Mentre è stato scelto dall’Adsp per rappresentarla in Ttp, con un ruolo di garanzia per l’Adsp stessa».

Inoltre, prosegue Munari, «come presidente di Ttp, D’Agostino non ha mai esercitato un potere gestionale, in quanto non aveva deleghe operative», né percepiva compensi. E ancora: «Quando D’Agostino è stato designato alla presidenza del terminal passeggeri era già commissario del porto. Quando lo ha indicato come presidente, peraltro, il ministero era al corrente del suo incarico in Ttp e non ha ravvisato alcuna inconferibilità».

Da qui secondo il team di avvocati, nascerebbe, da parte di Anac, una «lesione del legittimo affidamento» del ministero, che aveva valutato la compatibilità dei due incarichi. I legali, infine, ravvisano, nella delibera di decadenza emessa da Anac, «un’applicazione sproporzionata della regola, rispetto al principio di proporzionalità».

Nessuna delega

Da parte sua, D’Agostino spiega: «Il punto fondamentale è che non ho mai avuto deleghe operative da presidente di Ttp. Queste, infatti, erano in capo ai due ad della società. La situazione è stata ribadita più volte ad Anac, durante l’istruttoria. Non si capisce perché abbiano proseguito. La questione è che, nell’applicare determinate regole, occorre usare anche il buonsenso e la proporzionalità del giudizio: non si può sparare a una mosca col bazooka».

In ogni caso, conclude D’Agostino, «ci rivolgiamo al Tar del Lazio e spetterà al tribunale chiarire la vicenda». I termini minimi che il Tar ha per esprimersi sono 60 giorni. I legali auspicano, quindi, che in ottobre si possa andare in aula e ottenere la sentenza.

Delibera Anac a parte, D’Agostino terminerebbe naturalmente il suo primo mandato di presidente dell’Adsp di Trieste a novembre 2020. E punta a un secondo mandato, con l’appoggio dichiarato di tutta la comunità portuale.

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