Imprese e innovazione

D’Alvia (4.Manager): «Nelle aziende c’è sete di competenze manageriali e di profili tecnico-scientifici ed economici»

di Nicoletta Cottone


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Fulvio D'Alvia

2' di lettura

Nelle aziende c’è sete di competenze manageriali e di profili di natura tecnico-scientifica ed economica. Lo sottolinea Fulvio D'Alvia, direttore generale di 4.Manager, associazione no profit costituita da Confindustria e Federmanager.

Quanto le competenze dei manager sono cruciali per il futuro delle imprese italiane?

«Sono fondamentali, perché le aziende per crescere - in particolare quelle di dimensioni medio-piccole - hanno necessità molto importanti in termini di competenze. Questo in diversi settori: per esempio per l’export, per l’innovazione, nel campo delle risorse umane, per l’innovazione digitale. Sono tutti terreni nei quali bisogna esprimere delle alte competenze e spesso le nostre aziende per motivi strutturali non sono pronte. In più i manager possono essere molto utili nella governance delle aziende, nella macchina organizzativa».

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Che tipo di competenze richiedono le imprese per i manager?

«Dal punto di vista delle competenze la cosa più importante è nelle soft skill. Il 44% delle aziende richiede infatti competenze di natura soft: la capacità di gestire problematiche complesse, di anticipare i mercati, di gestire le risorse umane, di portare un contributo all’imprenditore proprio nella vita quotidiana dell’azienda. Più che delle competenze verticali, si tratta di competenze trasversali».

Che percorso di studi consiglierebbe a un giovane che punta alla carriera manageriale?

«Nelle aziende avvertiamo una sete di profili di natura tecnico-scientifica ed economica, a tutti i livelli: non solo universitari, ma anche di studi secondari. Importanti anche le competenze che si possono acquisire nella vita quotidiana, nel contatto con l’impresa prima di entrare nel mondo del lavoro. Questo per avere una consapevolezza di come funzionano i meccanismi aziendali. In questo senso bisognerebbe sviluppare nel Paese delle buone iniziative di orientamento per i ragazzi».

Nelle imprese, soprattutto in quelle di piccole dimensioni, è molto difficile affrontare il cambio generazionale. In genere come viene affrontata questa sfida?

«È uno degli ambiti in cui è più utile il ricorso ai manager. Quando l’impresa, soprattutto quella di natura familiare, si trova nel momento di continuità di impresa, deve affiancare all’imprenditore delle risorse giovani. Se le risorse sono pronte in famiglia, può avvenire senza traumi. Altrimenti può essere opportuno o affiancare alle nuove generazioni dei manager esperti o dare impulso a una nuova governance affiancando all’imprenditore un manager con funzioni direzionali dell’azienda».

Quanto è importante lo scambio e il networking tra imprenditori e manager?

«É fondamentale, proprio perché bisogna sviluppare di più le conoscenze reciproche. Questo è proprio lo spirito di Connext. Con Connext vogliamo diffondere presso le imprese la consapevolezza dell’importanza della managerialità».

Quanto conta oggi l’innovazione del modello di business?

«É determinante, proprio perché quello che sta cambiando in maniera sostanziale è la velocità con cui le aziende devono reagire alle nuove sfide, ai nuovi cambiamenti sui mercati globali. La capacità di innovare il modello di business per renderlo compatibile con le nuove esigenze è fondamentale. E servono delle soft skill che aiutino l’azienda a tenere il passo».

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