oggi sciopero in tutte le fabbriche

Ex-Ilva, l’ad Morselli: onoreremo gli impegni. Gualtieri: Stato pronto a coinvestire

“Lo Stato è disponibile a intervenire direttamente per avere un'Ilva forte, che produca tanto, che sia leader mondiale”, ha detto il ministro dell’economia

di Redazione economia

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“Lo Stato è disponibile a intervenire direttamente per avere un'Ilva forte, che produca tanto, che sia leader mondiale”, ha detto il ministro dell’economia


3' di lettura

Si è concluso l’incontro convocato dal ministero dello Sviluppo economico sul destino dell’ex Ilva. “Lo Stato è disponibile a intervenire direttamente per avere un'Ilva forte, che produca tanto, che sia leader mondiale, che abbia 10.700 occupati, che faccia investimenti significativi con l'intervento dello Stato diretto e indiretto”, ha dichiarato il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, nell'incontro con sindacati e ArcelorMittal Italia.

Gualtieri ha parlato anche di “proroga ragionevole” rispetto alla “presentazione del piano industriale” da parte di ArcelorMittal Italia. L'incontro tra le parti è stato aggiornato tra dieci giorni quando ArcelorMittal presenterà il piano industriale per l'ex Ilva.

Dal fronte aziendale l’ad Lucia Morselli ha detto che “Am vuole onorare gli impegni presi fino in fondo anche con le difficoltà causate da Covid. Vogliamo andare avanti e siamo pronti a presentare il piano fra una diecina di giorni”. Morselli ha anche dichiarato che Am vuole “mantenere l'integrità degli impianti di Taranto e la sua importanza a livello europeo” .

Alla teleconferenza erano presenti il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, i vertici di A. Mittal, i commissari Ilva e in sindacati dei metalmeccanici.

“Siamo consapevoli che il Covid ha prodotto rallentamenti e situazioni complicate da gestire ma pensiamo sia tempo di proseguire sull'accordo di marzo e incoraggiamo l'azienda a procedere lungo quella strada”, aveva dichiarato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri durante la videoconferenza. “Il Governo ritiene ci siano le condizioni per proseguire con il piano industriale previsto dall'accordo del 4 marzo, anche con le difficoltà causate dal Covid-19. Il piano industriale è un elemento imprescindibile da cui partire”, aveva aggiunto il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Entrambi auspicando: “La conferma degli impegni condivisi”.

Nelle settimane precedenti la richiesta di una garanzia statale per un maxiprestito, respinta con garbo dal ministero dell'Economia, e la sospensione del pagamento del canone d'affitto erano già state lette come segnali molto preoccupanti. Tanto da portare il Governo alla consapevolezza che ArcelorMittal avrebbe poturo formalizzare la volontà di lasciare l'ex Ilva a dispetto della cornice di accordo siglata nei mesi scorsi.

Richiesta del maxi-prestito
Era stata richiesta la garanzia statale su un prestito da 400 milioni, con una norma ad hoc prima ancora che diventasse operativo il meccanismo delle garanzie Sace inserito nel Dl Liquidità. Il no governativo ha fatto precipitare una situazione già complessa, esacerbata dalla crisi economica dovuta alla pandemia.

I livelli occupazionali
Ufficialmente c'è sul tavolo l'avvio del dialogo sui livelli occupazionali,rimasto uno dei buchi neri del preaccordo che aveva sgombrato il campo dai contenziosi giudiziari incrociati.
Come noto, si era arrivati a una prima intesa in base alla quale Mittal, a partire da novembre e fino al termine dell'anno, potrebbe abbandonare Taranto e gli altri siti italiani se non si concretizzasse il piano di investimento che prevede anche l'ingresso dello Stato nella holding AmInvestco con una quota di minoranza di Invitalia. Penale da pagare: 500 milioni.

Nei giorni scorsi era circolata anche l'ipotesi che il governo potesse chiedere il raddoppio di quella cifra, quindi 1 miliardo, se Mittal davvero uscirà prima di novembre. Fonti del ministero dell'Economia (Mef) smentiscono. Il miliardo di penale potrebbe però essere un'ipotesi accarezzata in alcuni ambienti della maggioranza, in particolare da un'ala dei Cinque Stelle.

Intanto oggi in tutti gli stabilimenti del gruppo ArcelorMittal è stato dichiarato lo sciopero. Nello stabilimento di Taranto è previsto lo sciopero dei lavoratori diretti e dell'appalto nelle ultime 4 ore dei primi due turni, cioè dalle 11 alle 15 e dalle 19 alle 23. “Il Governo e ArcelorMittal - sottolineano in una nota Fim, Fiom e Uilm - scoprano le carte e si apra un tavolo di trattativa con il sindacato. La situazione negli stabilimenti è sempre più insostenibile. La risposta alla crisi non può essere semplicemente più cassa per tutti e zero investimenti”. Secondo le sigle metalmeccaniche, “meno salario, più incertezze ed insicurezze sull'occupazione, sull'ambiente, sulle prospettive industriali non sono più accettabili”. Venerdì scorso a Taranto un migliaio di lavoratori ha partecipato al presidio davanti alla Prefettura organizzato da Fim, Fiom e Uilm dopo che l'azienda ha bloccato la ripartenza degli impianti dell'area a freddo ed esteso la cassa integrazione con casuale Covid ad altre mille lavoratori. Nella stessa giornata c'è stato lo sciopero di 24 ore dell'Usb con sit-in davanti alla direzione. “Da Genova a Taranto - spiegano ancora i sindacati - manifestiamo il nostro dissenso. Fim, Fiom e Uilm denunciano da tempo lo stato di abbandono in cui versa la fabbrica e l'ultimo atto, di un film giunto ormai ai titoli di coda, è la chiara dimostrazione che il futuro ambientale, sanitario, occupazionale e produttivo non può rimanere nelle mani di un interlocutore inaffidabile”.

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