ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl libro bianco sull’astensionismo

D’Incà contro il non voto: urne alle poste con l’election pass per i fuori sede

Le proposte della commissione istituita dal ministro per i rapporti con il Parlamento e presieduta da Bassanini per togliere gli ostacoli all’astensionismo involontario (9 milioni)

di Emilia Patta

4' di lettura

Che l’astensionismo sia ormai la malattia delle democrazie mature non è una novità. E anche l’Italia, storicamente Paese con una grande partecipazione, non fa eccezione: per le elezioni politiche si è passati dall’oltre 90% dei primi tre decenni della Repubblica al 72% delle ultime elezioni del 2018. Ancora più forte il calo dell’affluenza per le elezioni europee: dall’86% delle prime votazioni tenutesi nel 1979 si è arrivati al 56% dell’ultima tornata del 2019.

I VOTANTI ALLE ELEZIONI

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Le cause dell’astensionismo

Le cause sono molteplici e almeno in parte comuni alle grandi democrazie: fine delle ideologie del 900, disaffezione dovuta alla crisi economica iniziata nel 2007-2008 e conseguente nascita di partiti populisti e anti-sistema in tutta Europa. Ma poco in questi anni si è riflettuto da noi su come contrastare il fenomeno, almeno per quanto riguarda il cosiddetto astensionismo involontario, ossia quella fascia di elettori che non votano per impedimenti vari e non per scelta politica. A colmare il vuoto è intervenuta la Commissione istituita dal ministro pentastellato per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e coordinata dal professor Franco Bassanini. Commissione che nelle scorse ore ha concluso i suoi lavori presentando il Libro bianco “Per la partecipazione dei cittadini, come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto”, dal quale emerge che l’area dei non votanti involontari è molto ampia: circa 9 milioni di persone.

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Il fenomeno dell’astensionismo involontario

Sono infatti circa 4,2 milioni gli anziani over 65 che hanno difficoltà di mobilità. E sono ben 4,9 milioni gli elettori che svolgono la propria attività lavorativa o frequentano corsi di studio, scolastici o universitari in luoghi diversi dalla provincia o città metropolitana di residenza, e di questi quasi due milioni impiegano oltre quattro ore tra andata e ritorno per raggiungere il luogo di residenza (in tutto circa il 10,5% dell’elettorato). Il Libro bianco analizza anche il fenomeno dell'astensionismo volontario (la componente di “alienazione” e protesta è stimata in circa il 15-20% degli elettori, mentre quella di indifferenza in circa il 10-15%). Ma è chiaro che si tratta di una componente dell'astensionismo difficilmente riducibile mediante misure e strumenti di promozione della partecipazione elettorale di carattere istituzionale, utili invece nel caso dell’astensionismo involontario.

ASTENSIONISMO INVOLONTARIO
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No al voto on line e per corrispondenza, sì all’election pass

«In Italia rispetto agli altri Paesi si è fatto poco per rimuovere gli ostacoli alla partecipazione dei cittadini alle elezioni e al referendum», sottolinea il ministro D’Incà. E proprio dall’analisi delle misure adottate in 19 Paesi democratici simili al nostro arrivano le proposte innovative della commissione, tenuto contro che la nostra Costituzione è più rigida delle altre riguardo alla segretezza del voto («il voto è personale ed eguale, libero e segreto») e dunque il voto per delega (previsto ad esempio in Francia) o on line (previsto nella sola Estonia) non è possibile. Anche il voto per corrispondenza, la modalità più frequente nelle democrazie prese in esame e utilizzata anche in Italia per l’elezione dei parlamentari della circoscrizione estero, è sconsigliata dalla Commissione per il pericolo di infiltrazioni malavitose soprattutto in alcune aree del Paese.

Alle Poste con lo smartphone nei 15 giorni prima del voto

La proposta innovativa riguarda allora la possibilità per gli elettori fuori sede di votare nei 15 giorni precedenti l’apertura delle urne in qualsiasi punto d’Italia presentandosi in un ufficio delle poste italiane tramite l’introduzione di un election pass, un certificato digitale in sostituzione delle tradizionali tessere elettorali cartacee, utilizzando la tecnologia ampiamente sperimentata con il green pass. Con l’election pass sarà così possibile «rendere facilmente praticabili nuove modalità di espressione del voto, in particolare il voto anticipato presso strutture autorizzate».

Ecco come funzionerebbe : «Attraverso un’apposita app il funzionario incaricato potrà accertare il diritto dell’elettore al voto e identificare il seggio di residenza dell’interessato - è spiegato nel Libro bianco -. La stessa app consentirà all’incaricato di provvedere, seduta stante, alla stampa delle schede elettorali associate all’elettore. Il voto espresso dall’elettore sarà poi inserito in apposite buste e spedito al seggio “naturale” dell’elettore affinché sia scrutinato insieme agli altri voti espressi nel seggio».

Il voto in un seggio diverso nella stessa circoscrizione

Molto utile potrebbe essere inoltre consentire il voto, nel giorni delle elezioni, in seggi diversi dal proprio purché collocati nella stessa circoscrizione o collegio elettorale. «Si pensi alla possibilità per anziani e disabili di recarsi a votare in seggi privi delle barriere architettoniche - si spiega nel Libro bianco -. Grazie all’election pass, all’elettore basterà esibire il certificato elettorale per essere identificato e impedire un eventuale secondo voto».

Election day due volte l’anno

La Commissione sottolinea infine la necessità di concentrare i vari appuntamenti elettorali in due tornate all’anno, predetermiante, una in primavera e una in autunno. Anche se non è certa l’influenza sull’astensionismo del fenomeno di elezioni troppo ravvicinate, è presumibile che lo sia: basti pensare che alla suppletive della Camera nel collegio Roma 1 del gennaio scorso ha votato meno del 20% degli elettori. Sicuri, in ogni caso, «gli effetti positivi sulla riduzione dei costi e dei disagi per le famiglie determinati dalle interruzioni delle attività didattiche».

Combattere l’astensionismo è interesse di tutti i partiti

Quelle della Commissione sono naturalmente proposte che sarà poi compito del legislatore tradurre in legge. Ma nelle sue interlocuzioni informali con i partiti il ministro D’Incà non ha trovato ostacoli o obiezioni. D’altra parte l’astensionismo, che in passato colpiva maggiormente i partiti del centrodestra, ora colpisce trasversalmente tutti. Basterebbe una legge ordinaria, e le nuove modalità potrebbero essere sperimentate già alle elezioni politiche del prossimo anno.

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