INNOVAZIONE

D-Orbit, la Pmi comasca che posiziona i nanosatelliti, decolla con ArianeSpace

di Luca Orlando


D-Orbit decolla con i big dell'aerospazio

3' di lettura

«Beh sì, a farla semplice il meccanismo di sgancio in fondo è proprio una molla». Lorenzo Ferrario non si offende, il responsabile tecnico di D-Orbit in fondo non deve convincere noi. A definire quel “semplice” parallelepipedo in alluminio e materiali compositi come la tecnologia più avanzata per il posizionamento di nanosatelliti è infatti già stato il mercato.

Per la Pmi comasca, impegnata nel difficile business aerospaziale, il contratto appena siglato con ArianeSpace è in effetti un punto di svolta. Non il primo ordine in assoluto ma certamente il più pesante, in termini finanziari e non solo. Il colosso dei lanci spaziali (1,3 miliardi di ricavi, ordini per 4,7 miliardi con 55 lanci già programmati) ha infatti scelto la tecnologia Ion (InOrbitNow) per posizionare nello spazio il gruppo di satelliti che sarà lanciato il prossimo anno utilizzando un lanciatore Avio costruito a Colleferro.

«Noi pagheremo il “passaggio” ad ArianeSpace - spiega il fondatore di D-Orbit Luca Rossettini - e venderemo a nostra volta gli spazi per lanciare i satelliti: saranno 16-18 oggetti. Il 90% dello spazio utile è già prenotato, per la parte restante stiamo selezionando i clienti». Una commessa da svariati milioni di euro (il costo “standard” di mercato per un passaggio nello spazio di uno di questi oggetti è di 200-300mila euro) che aprirà per l’azienda un mercato in forte espansione, dove l’Europa ha deciso di entrare. «Il nostro sistema è unico al mondo - spiega Rossettini - perché offre un passaggio nello spazio “dedicato”. In generale sono i satelliti di dimensione maggiore ad essere posizionati in modo perfetto mentre i compagni di viaggio più piccoli sono rilasciati più o meno nello stesso punto. Il che, tuttavia, richiede un’attesa di molti mesi perché ciascuno di questi oggetti raggiunga l’operatività completa, tempo che noi siamo in grado di abbattere a poche settimane».

D-Orbit decolla con i big dell'aerospazio

Il sistema di rilascio di D-Orbit è infatti un modulo ad hoc che si sgancia dal vettore e provvede autonomamente a rilasciare i singoli nanosatelliti nei punti desiderati: una sorta di passaggio “in prima classe” per oggetti che normalmente vengono rilasciati in un’unica soluzione.

Si tratta del primo lancio all’interno della missione Ssms (Small Spacecraft Mission System), programma avviato nel 2016 dall’Agenzia Spaziale Europea con il contributo della Commissione proprio per esplorare il promettente mercato dei microsatelliti a scopi sia istituzionali che commerciali. «L’Europa vuole posizionarsi in questo mercato - spiega Rossettini - cercando vantaggi competitivi: e noi siamo stati scelti proprio perché in possesso di una tecnologia unica». InOrbitNow si rivolge al mercato delle “costellazioni”, reti che puntano alla mappatura terrestre o ai servizi nelle tlc: business in forte espansione che D-Orbit punta a presidiare accelerando la propria strategia di crescita. Nella nuova sede di Fino Mornasco si respira quasi un’aria da Silicon Valley. Con tanto di caffetteria interna, biliardino “pro”, persino una chitarra elettrica già pronta all’uso, attaccata ad un piccolo amplificatore.

Il microsatellite comasco

Il microsatellite comasco

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Distrazioni e sfoghi dedicati al team di giovani ingegneri che qualche metro più in là, nella sala di progettazione, sono chini sui computer o in piedi alle lavagne megnetiche, intenti a disegnare formule e traiettorie. Mentre nella sala controllo posta poco oltre, sui maxi-schermi, compare proprio sopra l’Argentina la scia del satellite lanciato dall’azienda lo scorso anno. È l’altra fetta del business, il sistema di rientro autonomo sviluppato anche grazie ai fondi Horizon che consente ai satelliti arrivati a fine servizio un decommissioning pilotato e non affidato al caso, come accaduto di recente alla stazione spaziale cinese Tiangong-1.

«Il nostro organico è decisamente in crescita - conclude Rossettini -, alla fine dello scorso anno eravamo 32, a fine 2018 pensiamo di arrivare al doppio». Il layout interno in effetti cambia di continuo, per far spazio a nuove scrivanie. Ieri sono state attrezzate quelle di Stefano e Luca, al loro primo giorno di lavoro.

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