tecnologia bio-medicale

Da 160 a 1.000 ventilatori polmonari al mese: così Siare ha vinto la sfida del Covid

Fondata nel 1974 è una delle 8 imprese al mondo che producono respiratori polmonari. Durante l’emergenza ha aumentato la produzione rispondendo alla chiamata del Governo

di Antonio Larizza

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Fondata nel 1974 è una delle 8 imprese al mondo che producono respiratori polmonari. Durante l’emergenza ha aumentato la produzione rispondendo alla chiamata del Governo


2' di lettura

Siare è l’unica azienda italiana che produce ventilatori polmonari. Le imprese di questa nicchia di mercato sono 5 in Europa e 8 nel mondo. Il 6 marzo, in piena emergenza Covid, il direttore generale Gianluca Preziosa riceve una telefonata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: «Mi chiese se potevamo fornire 2.000 ventilatori in quattro mesi, ovvero 500 al mese. Era mezzogiorno, avrei dovuto dare una risposta entro le 16. Allora la nostra capacità produttiva mensile era di 160 ventilatori». Siare accetta e vince la sfida, cambiando radicalmente l’organizzazione della fabbrica. Oggi produce mille macchine al mese.

L’azienda nasce nel 1974, fondata da Giuseppe Preziosa, padre di Gianluca, che nel 1979 avvia la sua prima produzione: una macchina per anestesie. Da allora Siare non si è più fermata, confrontandosi ogni giorno sul mercato con multinazionali dell’industria bio-medicale. «La sfida di marzo? L’abbiamo vinta – spiega il direttore generale – grazie a una collaborazione industriale mai vista prima. In fabbrica sono arrivati 25 militari, per aiutarci nell’assemblaggio. Anche Fca ha mandato 20 persone, che ci hanno guidato nella riorganizzazione dei processi, ridisegnati in pieno stile automotive. Lasciandoci in eredità un sistema produttivo all’avanguardia, che conserveremo anche dopo l’emergenza».

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Oggi Siare produce 1.000 ventilatori al mese: oltre al Governo italiano - che all’inizio della seconda ondata ha ordinato altri 2mila ventilatori polmonari - l’azienda ha potuto aiutare anche Paesi stranieri, rifornendo i sistemi sanitari per esempio di Brasile, Argentina e Colombia.

Quello dei ventilatori polmonari è un mercato da 50mila macchine all’anno. Con il Covid la domanda mondiale è decuplicata: «Per l’Italia, essere stato uno degli 8 paesi con una capacità produttiva interna di respiratori polmonari ha sicuramente fatto la differenza», ricorda Preziosa, che aggiunge: «Si tratta di aziende uniche ed essenziali, che vanno conservate con politiche industriali strategiche e lungimiranti. Sono nate tutte intorno agli anni 60. Da allora, nessuno è più entrato in questa nicchia di mercato molto specialistica e che richiede esperienze maturate sul campo».

I ventilatori polmonari della Siare sono macchine complesse, fatte al 70% di elettronica, abbinata a meccanica di precisione. Il risultato è un apparato capace di sostituirsi ai polmoni dei pazienti. Spiega Preziosa: «Queste macchine devono sembrare il più possibile umane, nel momento in cui iniziano a ventilare». La ricerca e sviluppo necessaria a produrle viene da lontano: «Abbiamo passato migliaia di notti nelle terapie intensive e nelle sale operatorie, al fianco dei medici. Le nostre innovazioni sono nate in ospedale, intervento dopo intervento, e poi sono stare raffinate tra l’ospedale e la fabbrica».

Nel 2019 Siare ha fatturato 11,3 milioni di euro, con 35 dipendenti. Il 2020 chiuderà con un fatturato di 90 milioni di euro, come conseguenza dell’emergenza sanitaria, mente l’azienda stima che i ricavi si stabilizzeranno intorno ai 60 milioni di euro annui per il prossimo triennio. A oggi i dipendenti sono saliti a 75, con la prospettiva di arrivare a 100 nei prossimi mesi.

«Prima del Covid – conclude Preziosa – eravamo un’altra azienda. Rispetto a marzo, oggi la Siare è completamente diversa: abbiamo fatto in 4 mesi la crescita che prevedevamo di fare nei prossimi 7-8 anni».

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