I FILM DEL FINE SETTIMANa

«Da 5 Bloods», il nuovo manifesto contro il razzismo di Spike Lee

Su Netflix è uscito nei giorni scorsi l'atteso lungometraggio del celebre regista americano. Al centro della storia, quattro veterani afroamericani che tornano in Vietnam per dare un senso alla loro vita

di Andrea Chimento

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Su Netflix è uscito nei giorni scorsi l'atteso lungometraggio del celebre regista americano. Al centro della storia, quattro veterani afroamericani che tornano in Vietnam per dare un senso alla loro vita


2' di lettura

Mentre i dibattiti e le polemiche sul razzismo negli Stati Uniti crescono sempre di più, su Netflix è da poco arrivato il nuovo lungometraggio del regista afroamericano più importante del cinema contemporaneo, Spike Lee. L'autore di grandissimi film come «Fa' la cosa giusta» e «La 25esima ora» torna a dare vita a un cinema impegnato e militante, come ha quasi sempre fatto nel corso della sua carriera e come dimostra anche il suo lavoro precedente «BlacKkKlansman».

Da 5 Bloods

Da 5 Bloods

Al centro del film «Da 5 Bloods» ci sono quattro veterani afroamericani che tornano in Vietnam per due ragioni: ritrovare i resti di un loro compagno caduto in battaglia e, allo stesso tempo, recuperare un tesoro che dovrebbe arricchire tutti loro.

Alternando il passato della guerra in Vietnam con il presente in cui i quattro uomini (a cui si aggiungerà il figlio di uno di loro) tornano nella giungla, Spike Lee firma una pellicola ambiziosa e coraggiosa, tanto nella narrazione quanto per lo stile adottato.
A tratti, infatti, l'autore americano esagera decisamente con cambi di formato, colonna sonora invasiva e scelte estetiche troppo appariscenti, ma nel complesso il film riesce a mantenere un notevole equilibrio e a regalare numerosi momenti da ricordare.

Un cinema impegnato e militante

Tra le sequenze più riuscite ci sono quelle in assoluto più militanti, con alcuni monologhi con i personaggi rivolti direttamente verso la macchina da presa, che si trasformano in un messaggio forte e chiaro rivolto agli spettatori.

L'impegno politico certamente non manca e Lee utilizza il passato e i materiali di repertorio (tra cui alcune dichiarazioni di Muhammad Alì, Malcolm X e Martin Luther King) per parlare degli Stati Uniti di oggi, dell'era di Donald Trump e anche del movimento Black Lives Matter, di strettissima attualità.

Nella prima parte il film fatica non poco a carburare, ma più passano i minuti e più «Da 5 Bloods» diventa un'opera coinvolgente e anche capace di emozionare, soprattutto con l'approssimarsi della conclusione.
Non si parla infatti soltanto di tematiche politiche e inerenti al razzismo, ma anche di rapporti umani, amicali o familiari che siano.
A contribuire alla riuscita del film, va segnalato il buonissimo lavoro dell'intero cast, in cui svetta la potente prova di Delroy Lindo, che regala non soltanto la performance migliore della sua carriera, ma una delle più significative di tutto il cinema di Spike Lee.

Artemis Fowl

Artemis Fowl

I buoni risultati di «Da 5 Bloods» non sono purtroppo raggiunti neanche lontanamente da «Artemis Fowl», novità inserita su Disney +.

Diretto da Kenneth Branagh, il film è liberamente ispirato ai primi due libri della famosa saga fantasy omonima creata dall'irlandese Eoin Colfer.

Protagonista è un geniale dodicenne, che intraprenderà un viaggio per combattere un gruppo di potenti fate che potrebbero essere responsabili della misteriosa scomparsa di suo padre.

Probabilmente il film peggiore dell'intera carriera da regista di Branagh, «Artemis Fowl» è un prodotto fiacco nella confezione e banalissimo nella sceneggiatura, tanto scontato nel suo andamento narrativo quanto insufficiente sul versante dell'intrattenimento.
Il ritmo è sotto ai minimi termini e il film saccheggia a piene mani il cinema fantasy già esistente, senza proporre alcunché di nuovo e basandosi unicamente su stereotipi e svolte di copione già ampiamente proposte in passato.

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