SOTTRATTI AL FISCO IN EUROPA 55 MILIARDI

Da Abn Amro a West LB, ecco le 125 banche della maxi frode fiscale

di Angelo Mincuzzi

(ANSA)

4' di lettura

Il gioco era ormai diventato un’abitudine. Erano più di 100 le banche internazionali che utilizzavano lo schema di ottimizzazione fiscale sul quale indagano le procure di Colonia, Francoforte e Monaco e che in 15 anni avrebbe causato perdite per 55,2 miliardi di euro alle casse statali di paesi come Germania, Francia, Danimarca, Belgio e Italia.
Il trucchetto di acquistare e vendere azioni di società quotate nei giorni precedenti lo stacco del dividendo per chiedere al Fisco inesistenti rimborsi non aveva confini, anche se operativamente era gestito il più delle volte dai desk londinesi degli istituti di credito.

L'elenco delle 125 banche che si servivano dello schema ormai conosciuto come “cum-ex” è pubblicato in un rapporto di 830 pagine della Commissione d'inchiesta del Bundestag tedesco reso pubblico nel giugno dello scorso anno. La commissione era stata istituita proprio con il compito di indagare sulle pratiche fiscali legate allo schema “cum-ex”. La presenza nella lista non è automaticamente una prova di colpevolezza perché saranno i magistrati tedeschi a stabilire quali di queste banche hanno utilizzato lo schema di ottimizzazione fiscale per frodare il fisco e quali, invece, si sono tenute nei limiti della legge. Ma da Abn Amro a West LB l'elenco è significativo.

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L’INCHIESTA / MAXI FRODE FISCALE DA 55 MILIARDI

La lista delle banche
Ci sono gli istituti tedeschi, innanzitutto, dalla Deutsche Bank alla Dresdner, passando per la Bayerische Landesbank. E poi i grandi big francesi come Bnp Paribas, Credit Agricole e Societe generale. Gli olandesi Ing e Abn Amro, gli svizzeri Ubs, Credit Suisse, Pictet, Oddo et Cie. E via via tutti gli altri: le inglesi Hsbc e Barclays, i grandi istituti americani come Bank of America, Citibank, Goldman Sachs, Jp Morgan, Merrill Lynch, Morgan Stanley. E poi ancora, Nomura e Banco Bilbao Vizcaya Argentaria. E c'è perfino la Danske Bank, salita recentemente agli onori della cronaca per il maxiscandalo di riciclaggio di 200 miliardi di euro nella sua filiale estone.

Nella lista c'è anche la HypoVereinsbank del gruppo Unicredit. Manca invece la spagnola Santander, il cui coinvolgimento nell'indagine della magistratura tedesca si è scoperto soltanto giovedì scorso, quando è stata diffusa l'inchiesta giornalistica internazionale denominata “CumEx Files” coordinata dalla testata tedesca Correctiv.

La negoziazione forsennata di azioni con (”cum”) e senza (”ex”) diritto a dividendi è iniziata nei primi anni 2000. Banche e intermediari hanno cominciato a trattare inizialmente grandi blocchi di azioni tra di loro e attraverso una strutturazione mirata delle operazioni hanno ottenuto un doppio o addirittura un rimborso multiplo delle ritenute alla fonte, che venivano invece effettivamente pagate una sola volta. In questo modo le banche aumentavano i loro profitti. A partire dal 2006 sono stati documentati casi in cui le transazioni sono state offerte anche a soggetti istituzionali e a persone fisiche ad alto patrimonio netto. Il tutto a spese dei contribuenti.

LE BANCHE CHE UTILIZZAVANO LO SCHEMA “CUM-EX” L’elenco degli istituti di credito internazionali individuati dalla Commissione d'inchiesta del Bundestag tedesco
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La controversia HypoVereinsbank-Roth
C'è una data di inizio che i media tedeschi collocano simbolicamente come data di avvio della più grande frode fiscale europea ed è quella del 6 aprile 2006.
Quel giorno alcuni banchieri della HypoVereinsbank presentano al magnate immobiliare tedesco Rafael Roth nel suo appartamento sul Kurfürstendamm di Berlino, un investimento apparentemente riservato ai clienti più facoltosi, gli “Ultra High Net Worth Individuals”.

Nell'attico al 22° piano sopra i tetti della capitale tedesca, gli advisor della banca spiegano a Roth che può ricevere rendimenti a due cifre senza rischi. Il nome dello schema: Cum Ex.

Nel 2007 il Parlamento tedesco comincia a sospettare qualcosa sui rimborsi fiscali chiesti in occasione delle compravendite di azioni nell'imminenza dello stacco della cedola e vieta queste operazioni attraverso banche nazionali. Ma le cose non andranno meglio: le transazioni verranno gestite da banche estere. Molti istituti di credito aumentano addirittura l'utilizzo dello schema fiscale dopo il cambio di legge.
 Nel 2011 il ministero federale delle finanze cerca di complicare ulteriormente il possibile abuso degli schemi “cum-ex”. D'ora in poi chi vorrà essere rimborsato dovrà presentare un certificato speciale. Un consulente fiscale o un contabile dovranno confermare che le operazioni non sono state regolate intorno alla data di registrazione del dividendo. Ma evidentemente gli affari proseguono come prima.

La svolta avviene nel 2011, quando l'ufficio delle imposte di Wiesbaden chiede a una società di Rafael Roth 113 milioni di euro oltre a 10 milioni di euro di interessi. Il 22 dicembre 2011 l'ufficio delle imposte emette un avviso di responsabilità nei confronti della HypoVereinsbank. Roth cita in giudizio la banca e la banca cita in giudizio l'imprenditore.

Le perquisizioni nelle banche
Si arriva al novembre 2012, quando 60 agenti di polizia, ispettori delle imposte e magistrati perquisiscono gli uffici della HypoVereinsbank, la filiale tedesca della Banca J. Safra Sarasin e altri istituti. L'inchiesta è partita e compie un salto di qualità.

Si scopre che negli anni dal 2006 al 2008, la HypoVereinsbank ha prestato a Roth 500 milioni di euro e che nei successivi tre anni, la banca ha negoziato per conto di Roth azioni per un valore di oltre 15 miliardi di euro. Tutto sembrava andare per il meglio. La banca guadagnava e anche Roth accresceva la sua ricchezza. Almeno fino all'inizio dei guai giudiziari.

Unicredit Ag ha chiuso i contenziosi con le procure di Colonia, Monaco e Francoforte versando complessivamente poco meno di 20 milioni di multa. Ora restano aperti i procedimenti a carico di alcuni ex dipendenti della banca,che a sua volta ha presentato ricorso per risarcimento danni nei confronti di tre ex componenti del consiglio di gestione.

Sullo sfondo, ma non tanto, restano i 55,2 miliardi di euro di rimborsi non dovuti versati in questi anni. Una cifra colossale. Difficilmente le multe riusciranno a recuperare quel bottino.

@Angelo_Mincuzzi

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