la classifica

Da Amsterdam a Barcellona, i poli in Europa

Svizzera e Norvegia più avanti nelle best practice per le reti delle città hi tech

di Alberto Magnani


3' di lettura

Nell’ottobre 2019 la Imd, una business school di Losanna (Svizzera), ha pubblicato l’edizione annuale del suo Smart city index: una classifica annuale delle 102 città più «intelligenti» su scala globale. In vetta alla classifica c’è Singapore, ma il resto della top 10 è monopolizzata dall’Europa: Zurigo (seconda), Oslo (terza), Ginevra (quarta), Copenaghen (quinta), Helsinki (ottava), Bilbao (nona) e Dusseldorf (dieci). La scalata alla graduatoria Imd rivela quanto il Vecchio continente sia tutt’altro che in ritardo sulla sfida dell’innovazione digitale-tecnologica delle sue città. Svizzera e Norvegia fanno storia a sé, ma le best practice fioccano anche dentro i confini della Ue. Fra le capitali del fenomeno c’è Amsterdam, pionieristica nella creazione di una community di professionisti e aziende interessati alla «smartness». Oggi il portale Amsterdam smart city (amsterdamsmartcity.com), un sito che fa da raccordo per le iniziative nel settore, conta su un totale di 7.156 iscritti e raccoglie progetti ripartiti nelle sette macro-aree di città digitale, energia, mobilità, città circolare, governance e formazione, cittadini e vivibilità. Le iniziative pubblicate spaziano dalle app per mappare l’utilizzo di fonti rinnovabili nella città a startup come Toogethr, una piattaforma per condividere passaggi in auto e abbattere l’uso di vetture private. Lo scenario è simile poco più a nord, in Danimarca. Copenaghen ha introdotto da anni un uso massiccio dell’internet of things, «l’internet delle cose», soprattutto sotto forma di sensori per raccogliere e analizzare dati su ambiente, viabilità e sicurezza. In passato si sono sperimentati (o sono tutt’ora in uso) cartelli interattivi per il traffico e sistemi di illuminazione intelligenti capaci di raccogliere informazioni sui fabbisogni energetici. Un altro capitolo cruciale è quello sulla mobilità sostenibile, tappa inevitabile per una della capitale più ciclabili d’Europa. La città, che conta un numero di bici superiori di cinque volte a quello delle vetture, ha appena adottato un sistema di bike sharing italiano: Vaimoo, una piattaforma di bici elettriche in condivisione sviluppato dalla divisione Digital transformation & IoT dell’azienda dell’aerospaziale Sitael. Virando nel sud Europa, in Spagna, Barcellona si è imposta da anni come uno degli epicentri delle sperimentazioni di smart city su scala europea. La strategia di innovazione smart della città, dispiegata a ritmo costante dal 2010, ha portato all’introduzione di una serie di novità parallele per la città: sistemi di illuminazione a Led che possono ridurrei consumi e, integrandosi con sensori, fornire una misurazione sistematica di traffico e inquinamento; l’introduzione pionieristica di un sistema di bike sharing, Nou bicing, oggi forte di 120mila utenti; l’installazione di sensori a Plaza de Sol per misurare i livelli di inquinamento acustico e di inquinamento. E poi ci sono gli esempi singoli, disseminati fra i vari progetti europei. In Belgio ha fatto scuola la sperimentazione della città fiamminga di Gand, protagonista di una svolta «hard» contro il traffico a quattro ruote. Il cosiddetto Piano di circolazione, introdotto nel 2017, ha diviso la città in sei zone e una grossa area car-free, senza autore, vietando alle vetture di transitare in maniera indiscriminata da un capo all’altro della città: per spostarsi da una zona all’altra i conducenti sono costretti ad utilizzare una sorta di circonvallazione interna, liberando la via a favore di pedoni, ciclisti e le stesse autovetture che devono raggiungere un punto preciso.

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