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Da Apple a Disney arriva la sfida a Netflix e Amazon sui video on demand

Dal 1° novembre sbarca Apple Tv+, poi sarà la volta di Disney+: ecco come cambia l’offerta di audiovisivo e il mercato dell’intrattenimento

di Andrea Biondi

(AFP)

3' di lettura

Il momento era atteso ormai da mesi e considerato da analisti e addetti ai lavori come il vero colpo di pistola in grado di segnalare l'inizio di una contesa che somiglia in tutto per tutto a una resa dei conti fra pesi massimi nel mondo dei media e dell’audiovisivo. Dal 1° novembre parte Apple Tv+ e pochi giorni dopo tocca a Disney con il lancio di Disney+.

L’offerta si arricchisce sempre più
Per Netflix e Amazon Prime Video, a oggi i veri battistrada dell'offerta di video on demand nel mondo, a questo punto ci sarà veramente da guardarsi alle spalle in un contesto in cui la guerra per i contenuti nell’audiovisivo ha raggiunto le dimensioni di uno scontro totale all’interno del quale a maggio 2020 entrerà anche Warner Media, appartenente non da molto alla galassia di At&t e che fra i suoi grandi marchi ha la Hbo di Trono di Spade. A completare a grandi linee il quadro dei big del settore c’è l’americana Hulu, che seppur molto locale ha 28 milioni di abbonati, dietro ai 100 milioni di clienti Amazon Prime e ai 160 milioni di sottoscrittori Netflix.

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Come cambiano fruizione e offerta
Alla base c'è però un aspetto da considerare, in un quadro in cui ha raggiunto il massimo livello di sublimazione il cord-cutting che tanto sta impattando negli Usa e che rappresenta l’incubo delle pay TV europee. L’abitudine alla visione differita e on demand sta prendendo piede, spinta proprio da una Netflix che su questo versante ha trainato il mercato. Ma il colosso di Los Gatos prima di tutti gli altri si trova a fare i conti con spese per i contenuti arrivate a livelli monstre (15 miliardi di dollari).

Di certo con un prezzo di cinque euro al mese, quella di Apple Tv+ rappresenta una partenza aggressiva con un abbonamento che risulta essere il più conveniente all’interno del mercato Svod (a sottoscrizione) del video on demand. Anche a fronte dei 15 dollari mensili che chiederà Warner o della spesa simile del profilo più costoso di Netflix. Prezzo ridotto equivale anche a un catalogo minore. Ma questo è il tema sul quale concentrarsi anche perché in aprile la piattaforma streaming di Nbc-Universal (Comcast) Peacock prevederà anche una versione gratuita con gli spot.

Il mercato italiano
I grandi colossi che iniziano a scaldare i motori per darsi battaglia in grande stile, hanno qui in Italia piattaforme locali che in Italia per esempio vedono la presenza di TimVision, Now Tv (Sky), Infinity (Mediaset) e Chili (specializzata però nel Tvod, quello in cui si paga per ciò che si vede) oltre a Dazn nello sport. A provare a mettere in fila i numeri dell’avanzata anche in Italia di Netflix e Amazon Prime video e delle altre piattaforme di videostreaming è stato un recente studio EY da cui si evince che gli abbonati delle piattaforme di videostreaming a pagamento sono passati da 2,3 a 5,2 milioni fra giugno 2017 e giugno 2018. Tutto questo aumento, dunque, in un anno.

Da Apple a Disney a Raiplay
Ora gli occhi sono puntati su quel che succederà dall’altra parte dell’Atlantico e in particolare su quello che farà Disney il prossimo 12 novembre con il lancio di Disney +. Da Marvel a Star Wars passando per i film Pixar: Disney si candida a fare la voce grossa del settore. Apple dal canto suo cercherà far valere il suo essere di per sé sistema. E tutto questo mentre i broadcaster tradizionali cercano di non farsi travolgere dagli eventi. La cara vecchia Bbc, per dirne una, ha avviato un servizio di streaming on demand. E anche in Italia sul futuro di Raiplay si stanno concentrando piani di Viale Mazzini che vorrebbe farne una avanguardia tecnologica e di contenuto. Primo banco di prova la nuova trasmissione di Fiorello, dal 4 novembre sulla piattaforma Ott di casa Rai.

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