ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùanalisi

Da Apple a Microsoft, le stelle della tecnologia reggono al contagio ma temono il futuro

Da Faang e Microsoft 37 miliardi di utili. L’impatto della pandemia è però in agguato: in gioco costi, vendite e investimenti. La fine della guidance

di Marco Valsania

default onloading pic
(AdobeStock)

Da Faang e Microsoft 37 miliardi di utili. L’impatto della pandemia è però in agguato: in gioco costi, vendite e investimenti. La fine della guidance


4' di lettura

New York - Una buona fetta - oltre metà - dei bilanci trimestrali della Corporate America è ormai alle spalle. E una lezione può essere tratta: il settore tech e Internet, con le sue stelle da Apple a Facebook, da Amazon a Alphabet a Netflix - insomma le celebrate Faang - è apparso come il meglio attrezzato della Corporate America, nel suo insieme, a reggere lo “scontro” con la pandemia.

Ai nomi citati vale la pena di aggiungere di diritto un vecchio marchio, Microsoft, che ha ritrovato smalto grazie alle scommesse sulla frontiera del cloud computing. Ma il relativo ottimismo non è a prova di coronavirus, soprattutto se il contagio rimarrà diffuso. Crepe sono affiorate anche nel loro modello di business, tra le righe dei conti del primo scorcio dell'anno.

Faang+, utili per quasi 37 miliardi
Assieme le Faang - più Microsoft - hanno accumulato ben 36,9 miliardi di utili netti nei primi tre mesi dell'anno. La cifra è in declino rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso, ma rimane più che ragguardevole. Spesso, inoltre, il giro d'affari è ancora salito o comunque si è difeso, battendo le attese. Dove affiorano però sfide aperte e problemi? Dal fatto che, salvo eccezioni, nessun gruppo ha azzardato enunciare “guidance”, illustrare prospettive per i prossimi mesi. Amazon, che lo ha fatto, ha offerto una vasta fascia di oscillazione tra utili per 1,5 miliardi e secche perdite per altrettanto.

Conti da lockdown solo parziale
Questo perchè il primo trimestre ha contenuto solo una paio di settimane di lockdown e paralisi vera di economia e business. E che sul futuro immediato e non solo così immediato l'ipoteca del coronavirus resta forte: se gli stati americani cominciano a riaprire i battenti di alcune attività, il rischio di prosecuzioni o recrudescenze della pandemia che stringando d'assedio la fiducia di aziende e consumatori rimane alto. Qualunque recupero, nazionale e globale, oggi appare una percorso lento e difficile, che lasci cicatrici permanenti.

I colossi Internet tremano per la pubblicità
Un clima, insomma, dove voci cruciali per i bilanci anche di numerose delle grandi tech potrebbero risentirne. La raccolta pubblicitaria è destinata a risentirne, anche quella digitale. E' la storia nei conti messi a fuoco dai colossi di Internet e social media, da Alphabet, con la sua controllata nei motori di ricerca Google, come da Facebook - e dalla più piccola Twitter. I dirigenti si sono sforzati di trovare segnali di stabilizzazione in aprile dopo il crollo delle settimane precedenti, ma recuperi appaiono lontani. Twitter ha segnalato un ritmo simile al declino del 27% sofferto a fine marzo.

Interrogativi per i prodotti Apple e Microsoft
Apple - e Microsoft - potrebbero risentire del crollo economico, della recessione annunciata e disoccupazione di massa che potrebbe erodere la domanda di fasce importanti dei loro prodotti. Mentre i traumi alle necessarie catene globali di forniture potrebbe rimanere a lungo. La stessa Amazon, che fiorisce sul commercio elettronico in crescita con il social distancing - il suo fatturato è stato record - dovrà affrontare spirali di costi in ascesa difficile da decifrare per le logistica e la sicurezza di dipendenti e consumatori. ha previsto di investire almeno 4 miliardi nel secondo trimestre a questo fine e probabilmente di più.

E' solo l'inizio
Le performance hanno offerto anche incoraggiamento. Il declino generalizzato del 13,7% atteso per gli utili dell'S&P 500 - il peggiore dal terzo trimestre del 2009 nelle stime di FactSet - non ha scosso eccessivamente i nomi dell'hi-tech. Non essendo formalmente raggruppati nello stesso settore, questo ha diluito il loro impatto: Amazon è nei consumi discrezionali, tra i più martoriati; Apple nell'information technology, che ha offerto le migliori sorprese positive; Facebook, Alphabet, Netflix nei servizi di comunicazione a loro volta sono pressione.

Ma il problema maggiore è che in agguato è ora il secondo trimestre, con attesi crolli assai piu' drammatici, di oltre il 36% dei profitti della Corporate America. Seguito dal 20% nel terzo e da quasi il 10% nel quarto. In tutto il 21% delle aziende ha cancellato ogni guidance dei futuri risultati, stando a calcoli di JP Morgan. E i tech non appaiono immuni - a cominciare da chi e esposto alla raccolta pubblicitaria.

Direttori finanziari in allarme
Dave Wehner, direttore finanziario di Facebook, ha parlato di “comprensibile cautela visto che molti economisti prevedono contrazioni di Pil globale che, la storia insegna, suggerisce una contrazione ancora piu' severa per settori quali la pubblicità”. Ruth Porat, cfo di Alphabet, ha a sua volta ammonito che un barometro significativo dell'impatto finanziario del Covid-19 andrà cercato nella performance macro-economica.

“Vediamo un difficile trimestre in corso. Muovendoci oltre la crisi e verso una normalizzazione dell'economia globale le cose potrebbero migliorare, ma è prematuro commentare sui tempi di simili recuperi considerate tutte le variabili che esistono”. Per Amazon gli analisti, oltre ai costi, vedono frenate drammatiche nei segmenti “altri”, più che dimezzati in termini di crescita.

Netflix, eccezione ma non troppo?
Neppure Netflix, re dello streaming che fa leva su eserciti di abbonati in espansione, fa del tutto eccezione. I risultati sono stati robusti - con balzi record dei nuovi abbonati di 16 milioni - ma la reazione sul mercato è stata tiepida, frutto delle preoccupazioni che rimangono. C'è chi giura sul suo futuro, come gli analisti di Bernstein: forte base di utenti, ridotto turnover di abbonati e business ideale per il social distancing con una solida cassaforte di contenuti gia pronti.

Ma altri sono più cauti: con il parziale ammorbidimento dei lockdown sono possibili retromarce, o meglio che gli incrementi attuali abbiano rappresentato una accelerazione temporanea più che un vero aumento complessivo della domanda, stando a Stifel.

La sua nota su Netflix è intitolata: “As good as it gets”, vale a dire avrebbe raggiunto i massimi. Eevercore ha a sua volta interpretato segnali in arrivo dai vertici dell'azienda come indicazioni che il 2020 potrebbe rappresentare un picco in termini di ritmi di crescita, con frenate gia' nella seconda metà dell'anno. “Netflix lavora benissimo quando gli aumenti netti sono solidi - ha commentato Steven Cahall di Wells Fargo - Rimane da vedere in un clima di decelerazione”.

Riproduzione riservata ©
  • default onloading pic

    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti