il cicloviaggiatore

Da Assisi a Roma (e Fiumicino) in bicicletta lungo la Via dell’acqua

Un percorso da cinque giorni alla portata di tutte le gambe tra le bellezze storiche e paesaggistiche dall’Umbria al Lazio

di Manlio Pisu

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Un percorso da cinque giorni alla portata di tutte le gambe tra le bellezze storiche e paesaggistiche dall’Umbria al Lazio


5' di lettura

È un itinerario cicloturistico fra i più pregiati dell'Italia centrale, capace di soddisfare anche i palati più esigenti. Da Assisi a Roma in bicicletta con il fruscio dell'acqua nell'orecchio lungo i 250 km di sentieri che tra Umbria e Lazio separano i due centri della cristianità.

È la Via dell'Acqua, percorso che si snoda lungo il corso dei fiumi Topino, Clitunno, Nera e Tevere: dalla Basilica di San Francesco d'Assisi a Piazza San Pietro nella Città eterna. Il concentrato di ingredienti è unico: natura, storia, arte, paesaggi, borghi, spiritualità, enogastronomia, avventura e un po' di fatica, ma solo un pizzico.

Il grado di difficoltà dell'itinerario è medio-basso. Il fondo stradale è buono, sterrati ben tenuti o asfalto. Il dislivello in salita (in tutto 2100 metri) è superabile anche per gambe poco allenate.

Se a questo si aggiunge che il percorso è ben collegato con la ferrovia (Assisi è a un'ora e venti di treno da Roma con possibilità di caricare le bici), si capisce che la Via dell'Acqua, intera o in singoli tratti, ha le potenzialità per affermarsi come un best seller sul mercato domestico e internazionale del cicloturismo. Sempre che le amministrazioni pubbliche interessate riconoscano lo straordinario valore di questo patrimonio e facciano la loro parte per valorizzarlo nella logica della bikeconomy.

Dalla Drava al Nera

Il progetto è nato dal basso per iniziativa di Alessandro Marrone, una vita trascorsa nel mondo della bici. Nel 2013 si trovava a pedalare in vacanza sulla ciclovia della Drava dalla Val Pusteria (Alto Adige) al Danubio. «Possibile – si è chiesto - che nell'Italia centrale non si riesca a fare niente di simile?». Da lì è iniziato un cammino che ha portato il “padre” della Via dell'Acqua dal suo borgo natio di Stimigliano in Sabina a “connettere” e a “cucire insieme” otto diversi percorsi ciclabili in Umbria e Lazio, fino a trasformarli in un unico itinerario inter-regionale.

Un volume di 50mila passaggi all'anno muoverebbero, secondo Marrone, un giro d'affari di 17,5 milioni di euro, ipotizzando una spesa media di 350 euro a testa per cinque giorni.

Il percorso

Oggi la Via dell'Acqua è un'opera in massima parte realizzata, facilmente percorribile anche per ciclisti poco esperti. Indicata per mountain bike, e-bike e gravel. Sconsigliata per bici da corsa. In piccola parte è ancora incompiuta. Mancano alcuni (brevi) tratti di ciclabile, dalla cascata delle Marmore a Terni e da Fiano Romano a Labaro, alle porte della Capitale. La segnaletica sul terreno è discreta fino alle Marmore. Poi è carente o del tutto assente.

Ma a guidare il cicloturista su tutto il percorso c'è una traccia Gpx affidabilissima, scaricabile gratis. Può essere consultata sul navigatore da bici (tipo Garmin) o anche su smartphone. Seguendo la traccia, non vi perderete.

Di certo, però, chi voglia intraprendere questo cammino deve sapere che l'itinerario è sì bellissimo, ma lontano dagli standard qualitativi delle infrastrutture cicloturistiche a Nord delle Alpi.

La Via dell'Acqua: da Assisi a Roma in bicicletta

La Via dell'Acqua: da Assisi a Roma in bicicletta

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La Valle Umbra

La stazione FS di Assisi, in stile liberty, può essere il punto di partenza di un cicloviaggio in più giorni. Ma la pedalata può configurarsi anche come escursione di un giorno o di un fine settimana, muovendosi da una delle tante stazioni della linea Roma – Perugia. Appena scesi dal treno, ad Assisi, il ciclista si trova immerso nell'atmosfera spirituale che caratterizza la cittadina del Santo. A pochi metri dalla stazione i credenti possono conquistarsi l'indulgenza dai peccati con una visita alla cappella due-trecentesca della Porziuncola nella basilica di Santa Maria degli Angeli.

Da lì vale la pena salire ad Assisi alle pendici del Monte Subasio. I cicli pittorici di Giotto che decorano le pareti della Basilica di San Francesco (sito Unesco) lasciano a bocca aperta. Il borgo è incantevole, carico di spiritualità e di pellegrini da ogni parte del mondo.

Scendendo dal paese, si comincia a pedalare nell'ampia Valle Umbra. Prima tappa a Cannara, dove il museo comunale, piccolo ma prezioso, riserva grandi sorprese. La pedalata tutta in pianura lungo le acque del Topino ci porta a Bevagna, uno dei borghi più belli d'Italia.

Da lì si riprende il cammino verso Spoleto. Lo sguardo si poggia sulle colline di Montefalco e le vigne del Sagrantino, su Trevi e Pissignano. Una piccola deviazione che si impone è quella alle fonti del Clitunno, il laghetto di acque sorgive limpidissime a fondo valle, cantate in poesia da Virgilio in poi. A pochi metri da lì il tempietto longobardo (sito Unesco). La prima tappa può finire a Spoleto, altro gioiello dell'Umbria e altro sito Unesco (la chiesa di San Salvatore).

La Spoleto – Norcia

Da Spoleto inizia uno dei tratti più suggestivi e più avventurosi della Via dell'Acqua. È la vecchia ferrovia, oggi dismessa, da Spoleto a Norcia, attiva fra il 1926 e il 1968. Capolavoro di ingegneria ferroviaria degli anni Venti del secolo scorso, il tracciato sale in lieve pendenza, disegnando diversi anelli elicoidali, per superare i circa 300 metri di dislivello fino al valico della Caprareccia.

Il buio pesto delle gallerie conferisce al tragitto un pizzico di avventura. Nei tunnel la temperatura precipita. Indispensabile una buona torcia.

La Valnerina

Dal nero pece delle gallerie si torna al verde brillante della Valnerina. Il primo borgo che spunta è Sant'Anatolia di Narco sul Nera, affluente del Tevere. Lì si prende la ciclabile della Greenway del Nera. Lungo il fiume il fruscio della corrente è musica nelle orecchie di chi pedala. In rapida successione si trovano i borghi di Scheggino, Ferentillo e Arrone.

Con una breve deviazione si può salire a Umbriano, il paesino abbandonato che dà il nome all'Umbria, e all'abbazia di San Pietro in Valle, oggi trasformata in piccolo hotel di charme.

Scendendo ancora, il Nera riserva uno dei suoi spettacoli più imponenti: la cascata delle Marmore, il salto artificiale, creato dai romani nel III secolo a.C., deviando le acque del fiume Velino, per prosciugare la conca acquitrinosa di Rieti e ricavarne terra coltivabile da assegnare ai legionari a fine servizio in una sorta di sistema previdenziale ante litteram. Luogo amatissimo da Lord Byron, uno dei protagonisti del Grand Tour sette-ottocentesco nella Penisola. Narni, Corot e il ponte di Augusto.

Da Narni in giù il Nera dà nuovamente il meglio di sé. Sotto il paese che ha ispirato C.S. Lewis per le sue Cronache di Narnia si ergono le rovine imponenti del ponte di Augusto (27 a.C.). Jean-Baptiste Camille Corot, paesaggista francese di metà Ottocento, ne rimase affascinato al punto da rappresentare i ruderi in oltre venti quadri, sparsi in tutta la Francia.

A Stifone, nelle gole del Nera, sormontate dall'abbazia di San Cassiano, il fiume assume colori verde smeraldo e blu cobalto. Il percorso degrada poi nella valle del Tevere fino a Orte, passando per il lago di San Liberato (oasi ornitologica) e per il sito archeologico di Ocriculum.

La Valle del Tevere

A Orte il Nera confluisce nel Tevere. Qui il paesaggio si apre. La pedalata si fa più veloce attraverso la Sabina. Sullo sfondo il profilo inconfondibile del Monte Soratte. Roma è a un tiro di schioppo. L'oasi naturalistica Tevere–Farfa e il sito archelogico di Lucus Feroniae sono le ultime attrazioni prima dell'ingresso nell'area metropolitana, dove a Labaro si prende la ciclabile di Castel Giubileo fino a San Pietro.La Regina Ciclarum – Finis Terrae

Per chi abbia ancora forza nelle gambe il percorso può essere allungato fino alla foce del Tevere, a Fiumicino. Basta seguire la Regina Ciclarum, nuova ciclabile che dal centro della Capitale porta al Tirreno. Per finire in bellezza, l'antico porto romano di Claudio e quello di Traiano, con il suo (per l'epoca) avveniristico bacino esagonale, unico al mondo. Poi una frittura mista sul porto-canale di Fiumicino. Buona pedalata!

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