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Da Azimut il primo fondo d'investimento dedicato alle auto storiche

Obiettivo di raccolta del fondo: 100 milioni di euro nei primi sei mesi, ma l'asticella a medio termine punta al miliardo di euro

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

«È il primo fondo di investimento al mondo che permette al collezionista di auto storiche di conferire la vettura o l'intera collezione avendo in cambio una quota del fondo, un conferimento in natura a fronte di un rendimento certo e sostenibile nel tempo, preservando il valore storico e artistico di opere d'arte della meccanica e puntando anche a riportare a casa pezzi prestigiosi della nostra storia automobilistica». Così Giorgio Medda, ceo e Global head of Asset management & Fintech del Gruppo Azimut, ha presentato a Bologna, nel cuore della motor valley italiana - con la mitica Ferrari 275 GTS/4 di Steve McQueen a fare da sfondo nel salone del Podestà di Palazzo Re Enzo – Automobile Heritage Enhancement (AHE).

L’iniziativa

Si tratta di un fondo di investimento alternativo riservato di diritto lussemburghese “evergreen”, di durata illimitata, gestito da Azimut Investments con l'advisory di Alberto Schon, il ceo di Rossocorsa, la concessionaria ufficiale Ferrari e Maserati, leader nel settore. Obiettivo di raccolta del fondo: 100 milioni di euro nei primi sei mesi, ma l'asticella a medio termine punta al miliardo di euro, dato che di fronte c'è un mercato, quello delle auto storiche, che vale oltre 30 miliardi di dollari nel mondo, di cui 5 in Italia e che vanta rendimenti record tra i beni da collezione, con un apprezzamento negli ultimi dieci anni del 285%, contro il 160% di quadri e opere d'arte e il 120% degli orologi.

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La strategia

«Il settore delle auto d'epoca mostra un'importante decorrelazione dai mercati finanziari o da altri beni reali e un profilo di rischio più attraente rispetto a tutte le asset class finanziarie e non finanziarie», sottolinea Medda rivolgendosi a una platea internazionale di super-ricchi, collezionisti e appassionati di auto d'epoca di lusso in serie limitate, che possono investire sullo scorrere del tempo beneficiando di un premio di illiquidità per gli investimenti in capitali pazienti da passare alle future generazioni.«Ci focalizziamo sul segmento delle vetture dai 3 milioni di euro in su, marchi come Ferrari, Bugatti, Maserati, Pagani, Porche, Lamborghini e non ci limiteremo all'attività di partner finanziario ma garantiremo ai collezionisti tutta una serie di servizi aggiuntivi esclusivi, dall'assistenza nelle fasi di acquisto e vendita al restauro e la gestione e manutenzione delle vetture. Il fondo stesso acquisirà in proprio vetture, prototipi e opere d'arte legate alle auto storiche con l'obiettivo di creare il più grande club e museo di auto storiche al mondo», precisa il ceo di Azimut Holding, principale società di asset management indipendente in Italia, 33 anni di storia, di cui gli ultimi 19 di quotazione in Borsa (con rendimenti dieci volte la media del listino milanese, sottolinea il presidente Pietro Giugliani), 83 miliardi di euro in gestione e primo investitore in Pmi, con circa 50 fondi lanciati nel private market.

Come è nato il progetto

Dietro al debutto del fondo AHE c'è un anno di gestazione e una licenza speciale rilasciata dalle autorità lussemburghesi per la gestione finanziaria di auto di lusso da collezione, un unicum nel panorama mondiale. «È un veicolo che valorizzerà manifattura, arte, tecnologia, mestieri artigianali legati all'automotive in linea con l'imperativo di sostenibilità ESG previsto dall'articolo 8 della normativa europea Sustainable Finance Disclosure Regulation, raggiungendo 4 dei 17 SDGs, obiettivi di sviluppo sostenibile, delle Nazioni Unite», aggiunge Monica Liverani, amministratore delegato di Azimut Capital Management. Certo è che se da un lato il nuovo fondo potrà contribuire a salvaguardare la filiera emiliana dei saperi legati ai motori a scoppio e a rilanciare valore e conoscenza del patrimonio motoristico italiano, dall'altro – fanno notare i fiscalisti - è la via per trasferire patrimoni milionari in Lussemburgo a detrimento delle casse nazionali.

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